Naomi Novik.
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SCHOLOMANCE 2. LA PROVA FINALE.
Parte 2.
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Titolo originale: Scholomance: The Last Graduate.
Traduzione di: Simona Brogli.
2022. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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SCHOLOMANCE. LA PROVA FINALE.
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Indice di questa parte.
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8. Strisciazanne.
9. Ammollato.
10. Monti-di-ghiaccio.
11. Studenti delle cerchie.
12. Intermezzo.
13. Martirio.
14. Pazienza.
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Fine Indice.
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8. STRISCIAZANNE.
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Vorrei poter dire che Khamis miglior, conoscendolo meglio, e invece no. La seconda settimana di allenamento sul percorso a ostacoli, riuscimmo a fare tutto come si deve: io cominciai a cantare l'incantesimo amplificatore di mana prima ancora che le porte si aprissero del tutto e mi fiondai dentro senza nemmeno guardare. Finii dritta in un cumulo di neve che mi arrivava alle ginocchia in un glaciale paesaggio montuoso, deserto se non per alcuni imponenti massi di pietra che sporgevano dal terreno come colonne, raffiche intermittenti di vento carico di neve che ci sferzavano il viso quasi con la stessa violenza della tormenta della volta precedente. Per quanto bellissimo, era il tipo di bellezza che di solito arrivi a constatare di persona solo se passi una settimana a trascinarti su per una montagna con uno zaino pi grande di te.
Tentai qualche passo annaspante, ma persi subito e caddi all'indietro. Se non fosse stato per il porta-scudo di Aadhya - dopo che le avevo raccontato del mio piccolo scontro con Liesel, li aveva modificati per gestire le cadute accidentali oltre agli urti volontari - era probabile che stavolta mi sarei procurata una bella commozione cerebrale. Di fatto rovinai a terra, e i cumuli di neve su entrambi i lati mi franarono sulla testa, cominciando a fare di tutto per cercare di soffocarmi. Jowani mi trascin fuori da l e mi rimise in piedi - ah, ero davvero felice di averlo con me - proprio mentre i massi si aprivano tramutandosi in figure sgradevoli tipo Transformers e iniziavano a scagliarci grossi pezzi di roccia in testa.
Uscimmo tutti con il corpo intorpidito e parecchi lividi. Chloe, invece, si era fratturata una clavicola, aveva una spalla incrinata e zoppicava di brutto: era stata colpita da una delle pietre volanti. I nostri assistenti la rimisero un po' in sesto - intanto dentro la palestra i massi si ricomponevano riunendo nuovamente la miriade di sassi frantumati e polvere che mi ero lasciata alle spalle - per avrebbe avuto bisogno di pi cure di quante potessimo aspettarci dall'accordo. Vediamo di portarti nella tua stanza. Possiamo lavorare l disse Liu, e Chloe si limit ad annuire senza dire una parola, gli occhi bassi e la bocca stretta in una linea sottile. Khamis si avvicin e le disse: Sei tu a fornire il mana. La prossima volta ci vai tu, al centro.
Avevo passato la settimana a congratularmi a pi riprese con me stessa per il mio autocontrollo, ma adesso lo avevo esaurito. Stavo per dirgli che in realt Liu produceva almeno la stessa quantit di mana, visto che dava continuit all'incantesimo amplificatore suonando il liuto per tutto il tempo in cui correvamo, e stavo anche per spiegargli esattamente cosa pensavo di lui, e per offrirgli qualche dettagliato suggerimento su dove poteva ficcarsi i suoi commenti, ma prima che potessi aprire bocca, Aadhya esclam: Veramente?! Cos grande e grosso e hai paura di qualche graffio e qualche livido?. Lui si gir ad affrontarla, ma Aadhya si limit fare no no con un dito, esagerando il proprio disprezzo. Figliolo, se vuoi prenderti il primo colpo quando si far sul serio, accomodati pure, continua a nasconderti al centro del gruppo. Per Chloe sar fuori di qui prima di te, questo  sicuro.
Chloe le lanci un'occhiata con gli occhi lucidi. Per essere onesta, non penso che la vedesse cos pi di quanto non facessi io, ma Aadhya aveva ragione. I ragazzi delle cerchie non venivano colpiti, non come noialtri, non quotidianamente. Forse incrociavano un nefasto una volta al mese, con quintalate di mana a disposizione, aiuti a volont e bersagli pi facili. Quegli incontri erano abbastanza per fare pratica. Non abbastanza per farsi male. Non mi risulta che Chloe fosse mai stata colpita finora. Di certo non come me, per neanche come Liu, Aadhya, Jowani o qualunque altro tipico sfigato, almeno cinque o sei volte. A volte non importava se avevi tutto il mana del mondo, tutto l'equipaggiamento del mondo. Bastava essere sfortunati una sola volta. Se ti colpivano abbastanza forte, cadevi, e se non ti rialzavi abbastanza in fretta, rimanevi a terra per sempre. E non puoi imparare a rialzarti finch non ti mandano al tappeto.
Chloe deglut e disse a Khamis: Grazie per la tua premura, per me la cavo benissimo con la mia squadra.
Lui non apprezz, soprattutto perch forse aveva notato che Aadhya non aveva tutti i torti, e adesso doveva preoccuparsi anche di quel problema, ma accett la sua osservazione, anche se, prima di girarsi per tornare nella sua squadra, sbuff e guard Aadhya come se morisse dalla voglia che un giorno uno dei suoi leccapiedi la buttasse per terra mentre camminava lungo un corridoio.
Detto questo, che avesse ragione o meno, non avevo mai visto Aadhya prendersela con uno di una cerchia. Non era una leccapiedi convinta come Ibrahim, solo troppo razionale per fare una cosa cos... be', cos stupida. A differenza di altre persone che sono sempre io. Wow le sussurrai mentre scendevamo.
S vabb, non ho avuto molta scelta rispose lei, stizzita, rivolgendomi un'occhiata tagliente. Avrei voluto dirle che mi vergognavo di me stessa per averla praticamente costretta a rimettere in riga uno solo per evitare che tentassi di sbudellarlo, ma ero troppo felice che qualcuno avesse bacchettato Khamis. Aadhya sospir. Fammi solo un favore, acqua in bocca fino alla fine del mese.
E poi?
E poi non potr pi andarsene con Nkoyo, sveglia!
Ora toccava a me sospirare. S, va bene. A volte quando i tuoi amici hanno ragione, la cosa ti fa piacere. Altre volte  dannatamente seccante.
Comunque lei aveva ragione, cos mi morsi la lingua di frequente durante le settimane successive mentre le ultime alleanze restavano isolate e noi investivamo una tale quantit di mana e tempo nella nostra collaborazione che Khamis non avrebbe davvero potuto andarsene sbattendo la porta e trovarsi un altro accordo, trascinando con s Nkoyo e le sue amiche. Il cretino cominci persino a esporsi parzialmente al nostro secondo allenamento, tentando di procurarsi da solo la giusta dose di dolore.
Quando iniziammo la quinta settimana, stavo contando i minuti che mancavano al momento in cui avrei potuto sputtanarlo a dovere. Finora tutte le corse erano state variegati paradisi invernali di morte: un fitto bosco, profondo e silenzioso; un vasto lago ghiacciato che si estendeva a tal punto che non ne vedevamo la riva opposta. Quel giorno, invece, si trattava di un ampio prato innevato, disseminato di placidi arbusti e fiorellini azzurri che facevano capolino dalla neve. Non ci attacc un solo nefasto. Corremmo fino al muro di alberi in fondo e ritorno come se stessimo facendo una normalissima volata, e allora, proprio quando ero riuscita ad arrivare alle porte, sentimmo un profondo brontolio e la distesa di neve si squarci circa dieci metri dietro di noi, e dalla spaccatura schizz fuori menando sferzate quello che sembrava un roveto dalle mille spine.
Quasi tutti erano riusciti ad arrivare sull'altro lato della fenditura, a quel punto; c'erano solo Yaakov e Nkoyo ancora dietro la linea. Yaakov era cos vicino che si limit a urlare e si lanci dall'altra parte prima che i rami crescessero di pi; tocc terra con quelle specie di tentacoli aggrappati alle gambe che cercavano di tirarlo indietro. Cora e Nadia, abbastanza vicine, li troncarono con le spade mentre Ibrahim e Jamaal afferrarono Yaakov per le braccia e lo portarono via.
Ma Nkoyo era rimasta un passo indietro, e quell'unico passo aveva messo un solido muro di rovi tra lei e le porte. Tentai di lanciare un incantesimo di marciume putrescente che avrebbe dovuto spazzare via i rampicanti insieme a gran parte del paesaggio, ma non successe niente; abbassai lo sguardo e capii che non solo avevo superato il tracciato del percorso a ostacoli, ne ero proprio fuori: mi trovavo in corridoio, all'esterno delle porte della palestra. Non potevo aiutare Nkoyo pi di quanto avrei potuto fare nel salone dei diplomi quando avessi varcato i cancelli della scuola e fossi tornata nel Galles.
Ma se avessi attraversato quei cancelli, non sarei comunque rimasta a guardare mentre la mia amica veniva fatta a pezzi. Nyoko stava lanciando incantesimi inaridenti e invocando vortici, ma riusciva a rivolgerli solo contro un rampicante alla volta, e stava esaurendo sia il mana sia il fiato. Non riusciva ad aprirsi un varco abbastanza largo da saltare la fenditura che si era creata nella neve senza essere trascinata gi, e i rovi continuavano ad arrivare uno dopo l'altro. Un ramo si allung di scatto fuori dall'ammasso contorto e le serr la gola, cominciando a strangolarla perch non potesse pi lanciare incantesimi; il sangue le colava lungo il collo e le braccia a causa delle spine mentre lottava disperatamente contro quella cosa.
Non sapevo cos'avrei fatto, ma non sarei certo rimasta l impalata. Anche se ci significava fare qualcosa di reale, di definitivo... orribile come ci che avevo fatto la prima volta in palestra. Avevo mana a disposizione e fiato per l'incantesimo; la mia lingua si preparava gi a formare le parole di un sortilegio devastatore, una magia in grado di distruggere il macchinario del percorso a ostacoli, di far crollare l'intera palestra se necessario...
E proprio allora quel coglione totale di Khamis torn indietro a prenderla. Vers una bottiglia di liquido verde su numerosi nidi di rampicanti che si contorcevano, e quelli presero fuoco, bruciando nel ruggire di un solo istante e aprendo un ampio spazio davanti a lei. Khamis lo attravers, prese in braccio Nkoyo, e pressappoco la lanci fisicamente attraverso il varco - grande e grosso lo era - prima di saltare anche lui, quindi la spinse davanti a s per tutta la strada fino alle porte. Barcoll mentre gli ultimi rampicanti gli si aggrappavano alle gambe con spine come artigli, lasciando una scia di sangue fresco sulla neve smossa e calpestata prima che le porte si richiudessero di schianto dietro di lui.
S, non vorresti mai perdere un componente della tua alleanza quando il diploma  cos vicino, e quella era la squadra di Nkoyo pi che la sua; lui aveva semplicemente acconsentito a mettere insieme le risorse e una vagonata di mana, ma era stata lei a riunire tutti gli altri grazie alla sua grande rete di contatti, moltissime persone che erano state ben felici di far parte del suo gruppo. Per quel compito lo aveva svolto, e come incantatrice non era insostituibile. Di fatto, in giro c'erano cos tanti emarginati ancora privi di un'alleanza che Khamis avrebbe potuto rimpiazzarla con altri due ragazzi a quel punto abbastanza disperati da accettare una posizione ancora pi esposta nelle retrovie e una quota pi ridotta delle risorse della squadra.
Invece si era spinto pi lontano di chiunque altro proprio per salvare lei. La mamma mi diceva sempre che non si poteva sapere cos'avrebbe fatto la gente in una situazione critica, ma pensavo volesse soltanto dire che si devono perdonare le persone che si comportano come faine in circostanze difficili, non che un biscotto rancido come Khamis potesse improvvisamente diventare un eroe, se messo con le spalle al muro.
Dopo quanto era successo, il resto del gruppo si raccolse intorno a loro due in corridoio, tra grida e congratulazioni. Si unirono a noi anche i diplomandi del gruppo successivo che stavano aspettando il loro turno: questa volta ci diedero assistenza con piacere, ci offrirono bende, fazzoletti, ottimi unguenti. A tutti noi piacciono le fughe per un pelo, le fughe senza intoppi, le fughe e basta; vogliamo crederci con tutte le nostre forze, anche dopo tutti gli anni passati qui dentro. Nkoyo si accasci in ginocchio davanti alle porte, gli occhi chiusi e due larghe striature lucide di lacrime che le rigavano il viso; le altre sue alleate, Janice e Fareeda, le sostenevano le braccia inerti per bendarle. Khamis, seduto accanto a lei, si fissava i pantaloni e le scarpe squarciati e macchiati di sangue. Sembrava allibito quasi quanto gli altri per avercela fatta.
A un certo punto, non ricordo quando, avevo sgombrato il campo; mi ero allontanata dalle porte per fare spazio a tutti quelli che davano una mano, tantissimi, incorniciati dall'arco delle grandi porte metalliche della palestra. Solo Ibrahim se ne stava un po' discosto, lungo il corridoio con Yaakov. Le loro fronti si sfioravano e Ibrahim, le guance rigate di lacrime, teneva il viso di Yaakov tra le mani; poi, di scatto, si protese e strapp un bacio fugace e disperato a Yaakov, che perse il controllo, chiuse gli occhi e cominci a piangere a sua volta.
Rimasi l, con la schiena contro il lato opposto del corridoio, ben lontana da tutti loro, il sortilegio distruttore che mi fluttuava ancora sulle labbra e il mana che avevo richiamato ancora ribollente dentro di me. Ci allenavamo da un mese ed eravamo gi molto migliorati, molto pi veloci. Avevamo bisogno della palestra, avevamo bisogno del percorso. Se avessi distrutto tutto per salvare Nkoyo, avrei barattato un'altra volta la vita di persone che non conoscevo, di volti che non guardavo, proprio come avevo barattato quei ragazzi di Shanghai con quelli divorati dal perquattro.
Non avevo il diritto di farlo. Non avevo il diritto di fare niente salvo una cosa - uscire da qui - perch eravamo tutti d'accordo che quello fosse nostro diritto. Eravamo tutti d'accordo che avevamo il diritto di andarcene in ogni modo possibile, magari evitando di ucciderci a vicenda... dettaglio su cui si poteva sorvolare, a patto che ci si uccidesse con una certa discrezione. Era sottinteso che promettevi di aiutare altri solo perch in cambio loro avrebbero aiutato te, ed era sottinteso che le tue promesse non avevano pi alcun valore quando arrivavi abbastanza vicino ai cancelli; nessuno ti avrebbe mai biasimato per averli varcati il pi presto possibile, anche se tutti i tuoi compagni di squadra fossero morti. Nessuno si aspetterebbe mai che tornassi indietro e nessuno prometterebbe di farlo.
Se anche ci provassi, nessuno ti crederebbe, perch magari non puoi sapere cosa farebbe la gente in una situazione critica, ma tu s. Se tornassi indietro, non salveresti nessuno, moriresti semplicemente insieme a loro. Nella migliore delle ipotesi moriresti al posto loro; passeresti l'eternit dentro un fauciomaco pur di far uscire altri da quelle porte al posto tuo.  questo che chiunque pu ragionevolmente sperare di fare, quindi non era una cosa che si potesse chiedere a chiunque. Si poteva chiedere agli altri di essere coraggiosi, di essere gentili, di essere solidali, di aiutare; si potevano chiedere mille cose difficili e dolorose. Ma non quando era cos palesemente inutile. Non puoi chiedere agli altri di dare via completamente e volontariamente se stessi, tutto ci che avevano e che potevano diventare, solo per offrirti un'opportunit, quando alla fine - e i cancelli erano la fine, proprio la fine di tutto - sapevi di non essere pi speciale di loro. Non si trattava nemmeno di eroismo; era solo un'equazione sbagliata che non quadrava.
Tranne che per me. Io potevo tornare indietro. Con una normalissima quantit di coraggio, anche meno di quanta ne aveva esumata Khamis Mwinyi dalle sue viscere senza avvisare nessuno, potevo voltarmi davanti ai cancelli e lasciar passare tutti quelli della mia squadra, quindi scatenare la distruzione su ogni nefasto che fosse giunto a tiro fino a che tutti i miei amici non fossero stati in salvo. Era cos che dovevo fare. Certo che dovevo. Non potevo attraversare di corsa i cancelli e raggiungere la salvezza, i verdi boschi del Galles e la mamma che mi abbracciava stretta, mentre tutti quelli che amavo erano ancora indietro. Dovevo girarmi e tenere i cancelli liberi per loro finch non ce l'avessero fatta tutti. Non me lo avevano chiesto n lo avrebbero fatto, perch andava contro le regole che tutti comprendevamo, ma io lo avrei fatto lo stesso, perch potevo. Ero in grado di salvare Aadhya e Liu e Chloe e Jowani, e avrei salvato Nkoyo e Ibrahim e Yaakov e Nadia.
E a quel punto, dopo averlo fatto, avrei potuto varcare i cancelli anch'io. Avrei salvato le persone cui tenevo, e poi... avrei potuto voltare le spalle a tutti gli altri. Potevo farcela, e lasciare che gli altri trovassero la loro via d'uscita o morissero. A loro non dovevo niente. Non li amavo. Non avevano fatto niente per me. Tranne Khamis, che se ne stava l, seduto sul pavimento, tremante, con il sangue che gli gocciolava a rivoli sulle gambe e formava una pozzanghera sotto di lui, sangue che aveva sacrificato per salvare Nkoyo quando io non potevo. Lo avrei salvato. Sarei rimasta vicino ai cancelli abbastanza a lungo da salvare Khamis, cui non volevo bene per niente, perch cos'altro avrei potuto fare adesso?
Arretrai di un passo dal gruppo di persone ammassate intorno a lui e a Nkoyo, dagli sconosciuti che stavano assistendo una persona di cui mi importava, nei modi semplici che potevano permettersi. Feci un altro passo indietro, e un altro, e mi voltai, e tre respiri pi tardi ero a met del corridoio e correvo, correvo come se avessi i cancelli di fronte a me e potessi attraversarli, potessi fuggire. C'erano pi ragazzi dell'ultimo anno diretti in palestra, in quel momento. Girarono la testa, ansiosi di seguirmi mentre passavo, chiedendosi da cosa stessi scappando, solo che stavo scappando da loro, da chiunque di loro potesse rivelarsi una persona per bene, potesse dimostrarsi speciale quanto lo erano quelli cui volevo bene. Potesse meritarsi di vivere proprio come se lo meritavano loro.
Accelerai ancora di pi, cosa che riuscii a fare perch nelle ultime cinque settimane mi ero allenata quasi quotidianamente a mettermi in salvo, solo che quella si rivel una pessima idea, perch andai a sbattere dritta contro Magnus. Stava scendendo le scale per andare ad allenarsi con la sua squadra: un branco di cinque ragazzi che occupavano praticamente l'intera larghezza dell'arco, cos che non riuscii a schivarli aggirandoli ma fui costretta a fermarmi di colpo, e lui istintivamente allung una mano per tenermi in equilibrio e disse: El? Cos' successo? Chloe sta bene?, come se persino lui avesse un pensiero in pi da dedicare a un altro essere umano, a patto che si trattasse di qualcuno con cui era cresciuto. O forse a patto che lui potesse rischiare di interessarsi a lei perch sapeva che molto probabilmente non sarebbe morta prima del suo diciottesimo compleanno.
Oh, ti odio risposi, in un modo stupido e infantile; stavo per scoppiare in lacrime, o in qualcos'altro, non so cosa, quando Orion venne letteralmente scaraventato gi dalle scale e urt noi sei facendoci cadere come birilli in uno strike perfetto. Uno strisciazanne mostruoso e ruggente, con tentacoli da calamaro che si dibattevano intorno a una bocca da squalo preistorico, scese le scale a precipizio dietro di lui, gorgogliando e cercando di agguantarlo; i ragazzi si misero a urlare e tentarono di scappare, cosa complicata visto che eravamo stesi sul pavimento uno sull'altro.
Se non altro, Magnus non fece nulla di eroico; annasp all'impazzata nel tentativo di scappare, proprio come gli altri. Ma non c'era via di fuga. La creatura ci fu addosso, i tentacoli che gi afferravano Orion e tutti i compagni di squadra di Magnus e li trascinavano verso quella bocca rabbiosa, mentre altri tentacoli venivano a prendere me e Magnus, ma quando me lo tolsero di dosso, mi tirai su a sedere e urlai contro la creatura: Rinsecchisci e muori, putrido sacco di larve!.
In realt, quelle non erano proprio le parole dell'incantesimo di putrefazione che avevo provato a lanciare contro i rampicanti, ma a quanto pare non aveva importanza, perch lo strisciazanne mi obbed senza la minima esitazione: la sua pelle si restrinse e rimpicciol fino a scoppiare lungo le cuciture, dalle quali si sprigion un ammasso di minuscoli, orrendi vermiciattoli tipo larve che si contorcevano, un groviglio che quasi seppell i ragazzi - tra altre grida, se possibile ancora pi forti - mentre la creatura si disintegrava. Per sottrarsi al viluppo, i poveretti si precipitarono in corridoio a tutta velocit, scacciando via i vermi in ogni direzione e spiaccicandoli sotto i piedi come se andassero in giro pigiando uva. Tutti tranne Orion che, appena riemerso dal mare di larve, se le scroll di dosso senza un briciolo di disgusto - le aveva nei capelli - e diede un'occhiata ai resti del nefasto che sparivano rapidamente: fuggite in massa gi per gli scarichi, le larve si lasciarono dietro solo le due enormi mascelle ossee piene di denti seghettati, rimaste sul pavimento ancora spalancate, quasi uscissero da un museo di storia naturale.
Orion non ebbe il coraggio di rimproverarmi, ma sospir con aria vagamente delusa. Non cominciare neanche, Lake dissi. Mi sentivo meglio; forse perch, nel costringere un nuovo incantesimo a venire alla luce, avevo consumato il mana accumulato in precedenza, o forse era solo lo stesso tipo di calma che provi quando piangi a dirotto e poi superi la crisi, sai che non  cambiato niente e che  ancora tutto orribile ma non puoi piangere per sempre, quindi non puoi fare altro che andare avanti. Dimmi una cosa, qual  il piano? Ne hai uno, o stavi semplicemente improvvisando?
Ehm, il piano? replic Orion.
Diploma dissi, accertandomi di scandire ogni sillaba nel caso potesse perderne qualcuna. Fare fuori i nefasti. Prima che mangino tutti.
Mi fulmin con lo sguardo. Non mi serve un piano!
In altre parole, non hai voglia di pensare a una strategia diversa dal correre dentro e iniziare ad ammazzare nefasti finch uno di loro non ti becca. Be', tanto peggio per te, perch non  quello che faremo.
E cosa faremo? chiese cautamente lui un attimo dopo.
Guardati risposi, rivolgendo un gesto condiscendente al casino che ancora si contorceva sulle scale. Se ti lascio fare piazza pulita nel salone per conto tuo, inciamperai nei tuoi stessi piedi e verrai mangiato da un tetro nel giro di cinque minuti. Sar imbarazzante.
Non sapeva bene se sentirsi offeso o compiaciuto, ed era chiaro che gli era anche balenata l'idea di protestare in stile cavalleresco, tipo: No, non sei tu a dover fare una cosa tanto pericolosa, ma poi ci pens meglio e chiuse la bocca prima che gli sfuggisse. Prefer quindi incrociare le braccia sul petto e dire freddamente: Quale sarebbe il tuo piano, allora? Trasformare tutti i nefasti in vermi? Sarebbe divertente per tutti.
Lo accetterebbero e direbbero grazie se sapessero cos' bene per loro risposi.
In effetti non avevo da proporre un piano migliore di correre dentro e iniziare ad ammazzare nefasti finch uno di loro non ti becca. Non sapevo cosa avrei fatto. Sapevo solo cosa non avrei fatto. Non avrei attraversato i cancelli. Non li avrei varcati finch non fossero stati tutti fuori.
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9. AMMOLLATO.
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Ovviamente nessun altro si era accorto della mia grandiosa, nobile decisione di salvare tutte le loro vite, visto che avevo iniziato dall'unica cosa a cui potevo pensare, cio semplicemente non oltrepassare le porte della palestra finch non fossero usciti tutti. Ma questo non era degno di nota, perch, dato l'andamento assurdo di questa settimana, era l'unica cosa ragionevole da fare. Il percorso di solito non cambia durante la settimana, ma pensavamo che magari questa volta ci potesse capitare qualche attacco supplementare durante la seconda e la terza corsa, perch altrimenti sarebbe stato cos tremendamente inutile, e invece no. Per tutta quella settimana, per tutti i partecipanti, il percorso non fu che una bella volata con un attacco finale per nulla sorprendente.
Anche se una determinazione a prova di bomba mi avesse convinto ad attraversare di corsa i cancelli alla prima occasione, lasciandomi tutti alle spalle, sarebbe stato comunque stupido permettere che i miei compagni venissero fatti fuori in palestra durante gli allenamenti.
Cos, nessuno batt ciglio quando, mercoled e venerd, mi fermai sulla porta e mi voltai per disintegrare l'intera foresta di rampicanti che si stavano gi allungando per menare sferzate. Non discutemmo nemmeno di strategia o altro: non c'era nessuna strategia da discutere, se non il concordare, dopo la corsa di mercoled, che Nkoyo e Khamis avrebbero dovuto semplicemente prendersi il venerd libero e accumulare mana mentre si curavano. Non era nemmeno una pausa piacevole per loro, ma si trattava di ricavare il meglio da una brutta situazione. Nessuno di noi voleva una pausa. Ci che volevamo era una razione maggiore di allenamenti; ne avevamo un bisogno disperato per uscirne vivi. Personalmente, la desideravo come non mai.
Per rimediare, provai ad andare a caccia con Orion in giro per la scuola, per era ancor pi inutile. Non ci attacc un bel niente, e se anche avessimo sentito un debole grattare da qualche parte, lui mi avrebbe subito mollata e sarebbe partito alla massima velocit per andare a prendere il relativo nefasto. Nella migliore delle ipotesi, lo avrei raggiunto trovandolo tutto compiaciuto in piedi sopra qualcosa di morto. Nella peggiore, avrei dovuto perdere mezz'ora a girovagare nel labirinto dell'aula del seminario per cercare di ritrovarlo. Un momento, no, scusate. Nella peggiore, ho perso davvero mezz'ora a girovagare per cercare di ritrovarlo, sono scivolata in una gigantesca pozza di melma, unico avanzo di qualsiasi creatura lui avesse ucciso, per poi gettare la spugna e trovarlo in mensa che pranzava, altrettanto compiaciuto. Non mi disse in faccia che me l'ero cercata, di finire ricoperta di melma, ma la sua espressione era pi che esplicita. A quel punto capii che l'unica cosa che avrei ucciso era lui, quindi lasciai perdere.
Arriv la settimana successiva e il percorso cambi di nuovo; la scuola mise bene in chiaro che era prontissima a recuperare la settimana fiacca. Non riuscivamo a fare dieci metri senza che ci cascasse in testa qualcosa. Per rendere appieno l'idea, venerd il percorso precedente ci aveva portati al totale complessivo di tre minuti, compreso il tempo che mi ci era voluto per polverizzare tutti i rampicanti. Anche su un percorso pi tradizionale, la media  di dieci minuti. Quando una vera corsa di diploma dura pi di quindici minuti, di solito vuol dire che non ne uscirai affatto.
Luned non sono uscita fino al segnale dei ventisette minuti, ritrovandomi in mezzo a una massa di gente: ci avevamo messo cos tanto che di sotto c'erano gi pi o meno altre otto alleanze in attesa del loro turno fuori dalla porta. Non si respirava grande entusiasmo. Di solito si evita di scoprire cosa c' nel percorso a ostacoli in modo da fare una prima corsa alla cieca, ma stavolta le squadre in attesa erano tutte intente a interrogare quelli di noi che uscivano e ad avviare fitti negoziati con le altre alleanze per affrontare il percorso insieme.
Non credo che il mio aspetto fosse rassicurante. Sono uscita trascinandomi dietro nuvole di tremolante fumo verde scuro fosforescente, unito a crepitii di fulmini, ultimi residui dell'uragano che avevo scatenato per dissolvere l'esercito di barcollanti creature fatte di fango congelato. C'era anche un largo anello di sfere luminose di fuoco malefico viola-arancioni che mi orbitava intorno alla vita. Tutti gli incantesimi erano svaniti quando avevo oltrepassato le porte, ma erano rimasti nell'aria quanto bastava per lanciare una moda del tipo: Ecco la tua dea oscura; comunque ero rimasta l in piedi, a poca distanza dalla soglia, per cinque minuti, scatenando sfere e fulmini contro obiettivi strategici per aprirmi un varco verso le porte. Tutti gli altri delle nostre tre squadre erano sul punto di crollare. Nkoyo si era persino seduta in corridoio, aveva chiuso gli occhi e, quando Khamis le si era seduto vicino, gli aveva appoggiato la testa sulla spalla. Le ferite pi brutte che aveva intorno alla gola si erano a malapena rimarginate e alcune sanguinavano di nuovo da qualche crosta riaperta.
Avanti, chi vuole un riassuntino? chiesi, scacciando le ultime tracce di fumo nel modo pi comune in cui ero capace. Il che non era molto, ma la disperazione portava ancora la gente a parlarmi o almeno a strisciarmi abbastanza vicino da sentire ci che dicevo ai pi temerari. Rimasi l nel corridoio per i successivi dieci minuti, rispondendo alle domande di tutti, per aiutarli a elaborare una propria strategia per superare il percorso. Poi, a superarlo ci provarono, insieme, le quattro alleanze che erano in fila per entrare dopo di noi. Arrivate a una decina di metri circa dalla porta, rinunciarono e uscirono a tutta velocit. A quel punto, se ne andarono anche gli altri. Insomma, rispetto a quello della settimana precedente il nuovo percorso era altrettanto inutile ma in modo opposto: superarlo era troppo difficile per chiunque. Tranne che per me.
La mattina di mercoled, terminammo la corsa in soli quattordici minuti; avevamo escogitato un sacco di modi pi efficienti perch io riuscissi a eliminare qualunque ostacolo sul nostro cammino. Fuori ad aspettare non c'era nessuno. Ci dovemmo rattoppare da soli, il che richiese un po' di tempo; erano tutti esausti. Tranne me. Mi sentivo piena di energia e decisamente pronta per il pranzo.
Pranzo durante il quale mi resi conto che, se nessun altro ci stava provando, il percorso era a disposizione. Di solito, la scuola non permette di farlo pi di tre volte la settimana, e questo per impedire a chiunque di monopolizzarlo, ma  possibile farne uno in pi se non c' proprio nessun altro in lista d'attesa. Salgo in biblioteca tra un attimo comunicai bruscamente mentre ci alzavamo per svuotare i vassoi. Vieni, Lake.
Orion scese le scale lamentandosi - tutti i veri nefasti avevano abbandonato la palestra, dato che laggi non c'era nessuno a tentare il percorso, quindi per lui andarci non aveva senso - ma fin con il cedere e mi segu. Cos corremmo insieme.
Per motivi del tutto diversi, fu ancora peggio che cacciare con lui. Sfrecciare tra infinite orde di falsi nefasti, con Orion che li ammazzava a destra e a manca annoiato e immusonito, sgombrando il campo intorno a me a tal punto che non avevo nemmeno bisogno di guardarmi le spalle, del tutto libera e senza paura: glielo feci fare tre volte di fila. E quando, alla quarta, si rifiut, gli saltai addosso proprio l, davanti alle porte della palestra. Ci stavamo baciando e secondo me andava tutto a meraviglia quando, pi che altro per sbaglio, mi pos una mano su un seno, e a quel punto and nel panico. Si allontan di scatto e balbett: Io ho... ... ehm, non sono..., tu hai... abbiamo..., in modo del tutto sconclusionato. Manc poco che, indietreggiando, non finisse dritto sui resti del vero ammollato che aveva ucciso durante la prima corsa, ancora bello fradicio e perfettamente in grado di sciogliergli la carne dei piedi e delle gambe se l'avesse toccato. Fui costretta a balzare dietro di lui e trascinarlo di lato, senza che nemmeno capisse perch. Lui si stacc da me e fugg, lasciandomi sola davanti alle porte.
Ma stavolta nemmeno una simile umiliazione era in grado di abbattermi. Salii le scale respirando a fondo, piena della mia stessa energia, e insomma disperatamente felice, anche se non c'era dubbio che mi fossi comportata da stupida sotto ogni punto di vista. Che ce l'avrei fatta a patto di non preoccuparmi degli altri lo sapevo gi. Non avevo bisogno di sbatterci il naso per capire quanto sarebbe stato splendidamente facile, e soprattutto non avevo bisogno di pensare a quanto mi sarei potuta divertire con Orion nel frattempo.
Se per riconoscere la stupidit di tutto ci avessi mai avuto bisogno di aiuto, Tesorina non vedeva l'ora di darmelo, appollaiata su uno scaffale appena oltre le porte della biblioteca. Non stavamo portando con noi i topi sul percorso a ostacoli; non erano il genere di famigli utile in combattimento; ci stavamo invece esercitando con delle palline imbottite ben nascoste al sicuro nel nostro equipaggiamento. Ma un altro morso all'orecchio non era quello che mi occorreva quando arrivai l: tutte quelle rampe di scale mi avevano dato il tempo di ripensare alla follia delle mie azioni. S dissi laconicamente a Tesorina, allungando la mano per farla scendere, cos lei si limit a strofinare il naso contro la nocca del mio pollice e torn zampettando nella sua tazzina.
Nella sala di lettura, mi fermai accanto ai componenti di una delle squadre con cui Aadhya aveva stretto il nostro accordo per la ripulitura finale e dissi loro che se fossero scesi il venerd, avrei fatto un altro percorso con loro, dopo il nostro. Tutti mi fissarono come un branco di gnu cui fosse stato offerto un passaggio sul Nilo da un coccodrillo gigante. O magari no aggiunsi stizzita. Mi pu servire un po' di pratica, se volete, tutto qui.
Non erano in grado di decidere se lo volevano o no, ma evidentemente condivisero l'offerta, perch venerd, quando uscimmo, altre due squadre erano l ad aspettarci. A dire il vero, non mi chiesero in modo esplicito di andare con loro, come l'avrebbero chiesto a una persona qualunque o simili; mi lanciarono un'occhiata obliqua e basta. Me lo feci andare bene e dissi brevemente a Aadhya che ci saremmo viste di sopra. Dopo che il mio gruppo si fu allontanato lungo il corridoio, dissi: Andiamo, e mi avviai all'interno del salone.
I ragazzi dell'altra squadra non erano in gamba come noi - o almeno, non come eravamo diventati dopo sei settimane di allenamenti comuni - ma li portai fuori ancora tutti vivi. A un certo punto dovetti trasformare una tizia in pietra per evitare che venisse tranciata a met da un morso, ma poi la riportai al suo stato originario, quindi non vedo quale fosse il problema.
A parte la sottoscritta, tutti attendevano con trepidazione il luned del cambio percorso, solo che quello nuovo si rivel altrettanto terribile. Quando uscimmo, trovammo le tre squadre di assistenza e ripulitura in attesa davanti alle porte aperte. Avevano tutti un'aria sconvolta. Mi voltai all'istante e feci un altro percorso con loro, cos che quando uscimmo c'era un'altra squadra in attesa, quella di Liesel. La quale, dopo Capodanno, pareva aver messo una croce su Magnus accontentandosi dell'alleanza con Alfie, di Londra. Non sapevo che cosa avesse contro la cerchia di Monaco, nella quale c'erano ben tre ragazzoni diplomandi tra cui scegliere, ammesso che quello fosse davvero uno dei suoi criteri principali, ma probabilmente un problema c'era, dato che al momento Monaco era una scelta migliore di Londra per una giovane tedesca apparentemente molto determinata a conquistarsi un posto nel consiglio di una cerchia di alto livello prima dei trent'anni. A meno che Alfie non avesse qualche dote particolare, cosa di cui, negli ultimi tre anni e qualcosa, non ne avevo scorto alcun segno evidente.
Come stai, El? mi chiese lui, proprio come se non ci vedessimo da una vita e fosse piacevolmente sorpreso di trovarmi l.
Lo ignorai e dissi a Liesel: Bene, andiamo. Lei annu con freddezza e partimmo. Una donna della mia stessa pasta.
E molto brava, anche. D'accordo, non era Orion, ma era anni luce pi avanti di chiunque altro con cui avessi corso, anche se, per lealt verso i miei, cercai di non farci caso. Tutta la sua squadra, in effetti, era migliore. Persino Alfie era tutt'altro che scarso: occupava la posizione centrale, ovviamente, ma non se ne stava rintanato l in mezzo come un fifone; sfruttava invece la sua collocazione per lanciare complessi incantesimi difensivi su ogni lato per proteggere gli altri, ed era davvero bravo in questo. Aveva riflessi pronti, oltre a una conoscenza enciclopedica della difesa, che sembrava conoscere sotto ogni aspetto: continuava a lanciare sempre ed esattamente l'incantesimo giusto al momento giusto e nel posto giusto, tanto che noi potevamo semplicemente fidarci di lui e lanciarci tutti all'offensiva. Ce la facemmo in undici minuti: ce ne avevo messi ventidue nella prima prova con la mia squadra.
Certo, ventidue minuti era meglio che niente, e niente  quanto sarebbero durati Liesel e compagni se non mi avessero avuto con loro. Trasalirono tutti quando fummo in dirittura d'arrivo e proprio allora il terreno ghiacciato su cui stavamo correndo si sollev all'improvviso, disponendosi intorno a noi sotto forma di torreggianti spuntoni simili a denti frastagliati, alti come femori di dinosauro e ribollenti di vapori ectoplasmatici che ci indussero a pensare che, oltre a una dimensione fisica, il terreno ne avesse anche una psichica. Alfie scagli allora quello che era il miglior scudo di gruppo che io avessi mai visto e che in effetti un paio di attacchi poteva reggerli, ma alla fine non c'era letteralmente alcun posto dove rifugiarsi.
Finch io non pronunciai il settimo incantesimo vincolante tratto da La vite feconda, ovvero il primissimo libro di incantesimi mai scritto in lingua marathi. Venne stilato da un gruppo di incantatori-poeti dell'area di Pune che desideravano pi incantesimi nel loro dialetto - meglio conosci una lingua e ne comprendi le sfumature, meglio riuscir il lancio di incantesimi - e cos si riunirono per una sessione di scrittura e scambio di sortilegi. Fu un successo cos grande che gli incantatori proseguirono nel loro lavoro, dando vita a un circolo permanente mentre i loro incantesimi divenivano sempre pi potenti. Alla fine, quella raccolta assunse un tale valore che riuscirono a vendere quell'unico libro a Jaipur in cambio di incantesimi per la creazione di cerchie.
Subito dopo, per, il gruppo implose in una gigantesca lotta intestina. La maggior parte dei maghi mor, qualcuno ripar a Jaipur, e ci fu anche chi rinunci alla magia, si liber di tutto il mana accumulato e and a vivere da eremita in lande selvagge, e insomma ecco spiegato perch non ci sono cerchie a Pune. Ma prima di tutto ci, scrissero delle cose veramente da sballo, compresa questa serie di incantesimi vincolanti sempre pi complessi, il pi difficile dei quali in realt  ricercato solo dal genere di stregone oscuro interessato a sottomettere uno dei peggiori nefasti di categoria apparizioni per farne un servitore personale. Oppure da un circolo di maghi rispettabili che tentano di sbarazzarsi di uno di quei nefasti, ma si pu immaginare perch la scuola ne abbia data una copia a me. Il fatto  che le suole delle mie scarpe da ginnastica avevano iniziato a scollarsi a met del primo anno, e pensavo di essere stata sufficientemente precisa quando avevo chiesto al vuoto un incantesimo in grado di riattaccarle per bene, per mi sbagliavo. Rimarreste sorpresi se sapeste le poche richieste che ho ricevuto negli ultimi quattro anni per un benibel da compagnia che dovrebbe seguire una dieta rigorosa a base di cadaveri umani, anche se immagino che potreste accusarmi di mancanza di immaginazione.
In compenso, quello era esattamente l'incantesimo che vorresti se ti trovassi ad affrontare un'entit posseduta delle dimensioni di un ghiacciaio. Era la terza volta che provavo questo percorso, e ormai avevo capito come farlo, quindi l'esperienza fu tutto sommato indolore; mi limitai a sparare l'incantesimo, ordinai ai rabbiosi spuntoni di ghiaccio di appiattirsi, e poi via, verso le porte. Ma anche se indolore, non per questo la faccenda si rivel meno irritante per Liesel e la sua squadra. Il problema era che nessun altro a parte me, per quanto brillante o scrupoloso fosse, sarebbe stato in grado di fare granch, in quella situazione. Anche se ti procuri un incantesimo vincolante, di solito occorre che un circolo di dodici maghi lo ripeta cantando per un'ora. In ogni caso, il viso di Liesel era pietrificato dalla rabbia quando uscimmo dalle porte. Se ne and senza nemmeno ringraziare, ma non potevo biasimarla. Alfie, meglio addestrato, mi disse: Grazie per la sportivit, El, prima di seguirla, ma la sua era stata solo una reazione meccanica.
All'ora di pranzo si era gi sparsa la voce, e tutti iniziarono a farsi prendere dal panico. Oltre al rischio, molto concreto, di morire per una sostanziale mancanza di allenamento, il nuovo percorso era del tutto illogico, e in modo particolarmente inquietante. L fuori, nel mondo, ci sono nefasti grandi come montagne, ma si potrebbe obiettare che l fuori, nel mondo, ci sono anche le balenottere azzurre. Se una balenottera azzurra apparisse nel bel mezzo del salone dei diplomi, di certo rappresenterebbe una sfida per tutti noi, ma non ci sarebbe arrivata di propria iniziativa. Quindi, per quale motivo sul percorso a ostacoli compariva di botto una cosa del genere? O la scuola ce lo stava scatenando contro per semplice perfidia, con la scusa che almeno uno studente sarebbe riuscito a superarlo, anche se questo rendeva il percorso del tutto inutile per chiunque non lo affrontasse insieme a me - il che sarebbe stato piuttosto grave -, oppure l sotto c'era davvero qualcosa di quella portata.
Nessuno del resto, riusciva a immaginare una qualsiasi altra ragione: per quanto ne sapevano, non era cambiato niente. L'unica a capire cos'era cambiato ero io. Io ero cambiata. E i percorsi micidiali erano una risposta fin troppo ovvia. Vuoi salvare il mondo, stupida? E allora te lo rendiamo pi difficile: nessuno far pi allenamento per il resto del semestre, cos gi nel salone saranno tutti smarriti e in preda al panico. Quindi, se vuoi salvarli, auguri.
Io per non avevo condiviso con nessuno il mio piano grandioso, quindi gli altri, all'oscuro di tutto, continuarono a sgobbare e a seminare il panico. Quel pomeriggio, in biblioteca, un paio di altre squadre raggiunsero un tale livello di disperazione da chiedermi di correre con loro; e la mattina dopo Ibrahim fece anche di peggio, mi blocc in un angolo mentre mi dirigevo ancora assonnata nel bagno delle ragazze e gir intorno all'argomento per quasi cinque minuti prima che arrivassi a capire cosa voleva: stava cercando di scoprire se avessi un'opinione di qualche tipo sul fatto che aveva baciato Yaakov.
Secondo gli standard della Scholomance, tacendomi la cosa non aveva fatto niente di male. Devi svelare ogni conflitto d'interesse di questo tipo ai tuoi potenziali alleati prima di chiedere loro di unirsi a te e alla tua dolce met - non era certo un caso se nella sua squadra lui era in prima linea e Yaakov in retroguardia, le due posizioni pi pericolose e pi lontane tra loro, dove non avrebbero potuto mollare gli altri e scappare insieme. Ma io non ero una dei suoi alleati. Il mio nome non era scritto sulla parete accanto al suo e a quello di Yaakov, quindi non mi doveva un bel niente, e la mia opinione non avrebbe dovuto fare alcuna differenza. Invece eccolo qui, che cercava di sapere cosa pensassi, come se fosse importante.
Fu un momento terribile, non potevo neanche strillargli contro, perch adesso, per lui, la mia opinione era importante, secondo la procedura operativa standard degli sfigati della Scholomance. Aadhya aveva negoziato per noi un accordo tattico con la loro squadra, ma quegli accordi sottintendono sempre che ciascuna parte ha il diritto di scaricare l'alleato e sostituirlo con un gruppo migliore, se ne ha l'opportunit. E l'opportunit l'avevamo, da quando ero diventata una risorsa quanto mai rara e preziosa. Se ne avessimo approfittato per fare un miglioramento e correre - per dire - con Liesel e Alfie, Ibrahim e la sua squadra sarebbero rimasti improvvisamente bloccati come chiunque altro non mi avesse con s.
E non era un caso se lui e Yaakov non avevano dato a vedere che non erano solo amici, in tutte le notti passate insieme a studiare in camera di Chloe. Anche se qui dentro siamo sempre con il naso sui libri, uno degli argomenti di conversazione pi costanti riguardava i pettegolezzi su chi stava frequentando - o avrebbe voluto frequentare - chi. Secondo solo al pettegolezzo su chi si sarebbe alleato con chi.
In realt non c'era granch da commentare, perch (strano a dirsi) essere sempre sull'orlo della malnutrizione, dello sfinimento e del terrore mortale non spinge esattamente al romanticismo. Noi, per, traevamo tutto il divertimento possibile dalle coppie che riuscivano comunque ad avere l'energia per essere tali... e che per lo pi coinvolgevano almeno un membro di una cerchia, com'era prevedibile. Sapevamo quando Jamaal aveva iniziato a coordinare le sue spedizioni allo snack bar con quelle di una ragazza del Cairo: lei con un gruppo di ragazze, lui con un gruppo di ragazzi, tutto come da manuale. Sapevamo che Jermaine di New York aveva passato l'ultimo anno a battagliare con un ragazzo di Atlanta in un triangolo amoroso per il cuore di una delle migliori alchimiste, e tutti capimmo quando, in una tempesta perfetta di adorabili pettegolezzi, il triangolo si era trasformato in un trio e in un'alleanza, a met del primo mese del trimestre. In pi, gli altri potevano sempre divertirsi un mondo a tormentare me a proposito di Orion, gi che c'erano. In tutto ci, Ibrahim e Yaakov avevano deciso di non condividere l'informazione: era un rischio che non potevano permettersi di correre.
Molti appartenenti alle cerchie, soprattutto quelli delle cerchie occidentali pi potenti, amano parlare all'infinito di quanto sia tollerante la societ dei maghi rispetto alla massa dei profani. Dal loro elevato punto di vista, penso che sia davvero cos. Passi decenni a reclutare i maghi pi geniali di tutto il mondo, perch sono gli unici in grado di salvare la vita dei tuoi ragazzi e rendere la tua cerchia sempre pi ricca e potente, dopodich ti guardi intorno, vedi il tuo ambiente cosmopolita, multicolore e internazionale, e ti dai una pacca sulla spalla, congratulandoti con te stesso. Ma ci non significa che tra noi non ci siano fanatici. Significa solo che abbiamo questa linea divisoria aggiuntiva che si alza proprio alle porte della cerchia ed  abbastanza affilata da tagliarti la gola.
E Ibrahim non era sul lato sicuro di quella linea. Non appartiene a una cerchia e non  uno degli studenti migliori, di quelli che possono contare sulla possibilit di allearsi con chi  pi bravo. Il suo dono principale, l'unico talento che aveva messo in campo per arrivare fino alla fine della scuola e alla sua alleanza con Jamaal - il ragazzo di Dubai che sarebbe entrato nella sua squadra - era il fatto di essere un leccapiedi entusiasta e molto determinato. Se ti piaceva un pizzico di adulazione, se amavi essere incoraggiato e consolato quando ti sentivi gi, o magari ricevere una pacca sulla spalla e sentirti dire che eri fantastico e che avevi ragione anche quando in realt avevi torto marcio, se ti faceva piacere che qualcuno ti aiutasse a discutere nel dettaglio ogni fastidioso scrupolo di coscienza o senso di colpa, Ibrahim era il ragazzo per te. E infatti un sacco di tizi delle cerchie adoravano tutto questo.
Il suo, comunque, non  un approccio originale. Circa la met degli studenti indipendenti sono, almeno in parte, sulla strada del leccapiedismo: alcuni di loro offrono manodopera o forza fisica; i pi disperati si propongono, in modo pi o meno esplicito, come scudi umani. Occupano i posti peggiori in mensa e in classe; vanno a prendere le diverse forniture e consegnano i compiti; la sera accompagnano i ragazzi delle cerchie fino alle loro stanze e guardano loro le spalle nelle docce senza nemmeno chiedere qualcosa in cambio. Questo perch nelle loro alleanze quasi tutti quelli delle cerchie, tranne i pi ricchi, finiranno con l'avere liberi pochi posti tappabuco per ragazzi comuni che in dieci minuti riescono a fare quattro o cinque passabili lanci di incantesimi, che tra un compito e l'altro hanno accumulato una modesta quantit di mana, e che hanno avuto abbastanza fortuna da rimanere forti e sani durante gli anni passati alla Scholomance.
Era a uno di quei posti che puntava Ibrahim da quando era arrivato qui. Non aveva alternative. Era assolutamente competente, ma ci non lo rendeva affatto speciale, non secondo gli standard del salone dei diplomi. E se vuoi fare il leccapiedi professionista, non puoi permetterti di dare la priorit a nulla di irrilevante come le tue pi profonde convinzioni o i tuoi pi intimi bisogni emotivi. Non puoi nemmeno mettere al primo posto la tua stessa maledetta vita quando stai scendendo le scale per primo con il cuore in gola, semplicemente perch se c' davvero qualcosa in agguato, quel qualcosa colpir te al posto del tizio della cerchia che si trova sette passi dietro di te e che insieme a te finge con tanto impegno che siete ottimi amici, amici cos cari che lui ti ha permesso di accompagnarlo.
Ecco perch Ibrahim ha tenuto la bocca chiusa. Voleva salvaguardare la possibilit di aggregarsi a qualcuno di una cerchia che fosse il genere di buffone falso e bugiardo che ficcavano il naso negli affari altrui, e adesso mi stava chiedendo se io ero una di quelli... perch da questo dipendeva la sua vita.
Avrei voluto urlargli contro tutta la mia rabbia e andarmene, ma non potevo. Sembrava sul punto di mettersi a piangere, come fareste anche voi se doveste supplicare disperatamente una ragazza che avete sempre trattato male di salvare voi e la persona che amate. Sarebbe stato un pazzo furioso a non propinarmi qualunque bugia volessi sentire, se questo mi avesse convinto a continuare a correre con la sua alleanza. Del resto, se fosse stato davvero furbo, avrebbe saputo che della sua relazione non mi importava neanche un po' e sarebbe venuto a parlarmi lo stesso, come pretesto per manifestarmi la sua dedizione al servilismo.
Ma sapevo che Ibrahim non possedeva quel genere di furbizia. Era un ottimo adulatore perch adulava con sincerit. Tanto per cominciare, credo che le persone gli piacessero davvero - un concetto a me del tutto estraneo - e che fosse onestamente ingenuo. Aveva continuato a leccare i piedi a Orion anche molto dopo che era emerso chiaramente che lui non era interessato agli adulatori. E d'altra parte, Ibrahim era stato cos idiota da innamorarsi dentro la scuola; e doveva essere vero amore, perch rimorchiare Yaakov per un'alleanza era indubbiamente una pessima idea che li aveva messi entrambi nelle posizioni pi pericolose della formazione.
Cos, invece di urlare, borbottai: Non sono una stronza, Haddad. Divertiti. Ci vediamo domattina, e solo a quel punto me ne andai (sempre arrabbiata).
Lo stesso giorno, a pranzo, Magnus ebbe la sfacciataggine di chiedere a Chloe di riferirmi un invito a unirsi alla sua squadra, se mi interessava ancora fare altro allenamento, il che - suppongo - nella sua testa era l'equivalente della supplica disperata di Ibrahim. Strinsi i denti e feci una corsa con loro, quel pomeriggio. Erano bravi come i ragazzi della squadra di Liesel, e anche loro, come i ragazzi della squadra di Liesel, senza di me sarebbero morti.
Quando scesi di nuovo in palestra con i miei, mercoled mattina, c'erano circa trenta studenti gi in attesa del nostro arrivo, ed erano tutti incavolati... incavolati neri. Ancora non sapevano che intendevo aiutarli. Ci che sapevano era che, se volevano allenarsi, dovevano venire da me a testa bassa per ricevere l'aiuto che comunque non avrebbero avuto nel giorno del diploma, perch naturalmente allora non li avrei aiutati, e quando videro la fila di altre trenta persone, capirono che quello era il giorno in cui avrei iniziato a farmi pagare per il mio aiuto, e che avrei preteso qualcosa cui loro non potevano permettersi di rinunciare.
Non so se sarei riuscita a risolvere la situazione rivelando che la mia intenzione era quella di salvarli tutti. Non penso che mi avrebbero creduto. Ma siccome non ci provai nemmeno, non posso esserne certa. Intanto, loro osservavano i miei amici; guardavano Aadhya e Liu e tutti quelli che avevano scommesso su di me; erano gli emarginati che guardavano gli studenti delle cerchie, solo che quindici minuti prima erano stati loro gli studenti delle cerchie, quelli che sarebbero sopravvissuti. Alfie, con Liesel e la fantastica squadra costruita da lei, Magnus e il suo branco di lupi; non avevano passato quattro anni a farsi ripetere in continuazione che altri aveva diritto di vivere, e loro no.
E vedevo dalla loro espressione che se avessero potuto prendere me, se fossi stata un artificio da portare via con la forza o da rubare, lo avrebbero fatto: e avrebbero usato ogni vantaggio sleale di cui disponessero per dare la caccia ai miei amici, e forse in quel preciso istante gran parte di loro si stava ingegnando a escogitare un modo per farlo, proprio come Magnus con il suo espediente il giorno del Festival dello Sport.
Siamo in tanti per il primo allenamento di oggi osserv Alfie, nel modo brillante in cui si dice: Be', sembra che voglia piovere, mentre sta gi diluviando e tu, dopo aver trovato riparo sotto una tettoia con altre cinque persone che hanno tutte sfoderato un coltello, con molta calma infili la mano in tasca in cerca della pistola.
Non dissi nulla di rassicurante, tipo: Potete smetterla di agitarvi, io e Orion vi tireremo fuori tutti, inutili idioti. Non dissi neanche qualcosa di sensato, tipo che a turno avrei corso con tutti. Chloe mi lanci un'occhiata e vidi che si preparava a dire qualche parola ragionevole al posto mio, a fare da paciere con i ragazzi delle cerchie. Parlai prima che potesse farlo lei: Non ha senso aspettare che arrivi altra gente, e mi diressi verso le porte della palestra, le spalancai ed entrai. Sentii il rumore di una mischia confusa alle mie spalle, poi giunsero tutti alla stessa conclusione nello stesso momento: se volevano essere certi di allenarsi con me, dovevano farlo adesso. Si riversarono dentro, dietro di me.
Correre con cinquanta persone in un colpo solo non  una buona idea, di solito, perch alla fine ci arrivi di sicuro, ma non fai abbastanza pratica. Comunque non fu un problema quando ci ritrovammo sommersi da tutte le parti. In seguito capii che in effetti era stato un fantastico allenamento per me, la cosa pi simile alla realt che avrei sperimentato, tutti noi gettati simultaneamente in mezzo a un mare di nefasti. In quel momento specifico, per, non ebbi il tempo di pensare ad altro che a combattere, a lanciare alla disperata incantesimi in ogni direzione per neutralizzare gli attacchi che erano sul punto di sopraffare le difese di qualche mio compagno. Era come uno di quegli orrendi giochi nevrotici in cui hai diciassette cose da fare con diciassette cronometri diversi e passi freneticamente dall'una all'altra, sempre sul punto di mancarne una. Era esattamente cos, solo che io avevo ben quarantasette cronometri e, se ne avessi mancato anche uno solo, qualcuno sarebbe morto. Fu un enorme sollievo quando arrivammo all'attacco finale ed ebbi la possibilit di lanciare un solo incantesimo piacevolmente rilassante e mostruosamente potente che permise a tutti di correre verso le porte mentre tenevo a freno il ghiacciaio spettrale.
Uscimmo zoppicando pi o meno interi ma del tutto stremati. Persino io mi sentivo prosciugata e avevo il costato tutto indolenzito; l dentro il cuore mi batteva all'impazzata come se avesse litigato con i polmoni e adesso se ne stesse in cucina a mettere via stizzito pentole e padelle, mentre quegli altri, i polmoni, cercavano una via d'uscita attraverso il mio sterno. Il che credo fosse una cosa positiva, perch voleva dire che avevo fatto un bel po' di sano esercizio, ma al momento non ero una grande sostenitrice della visione a lungo termine. Intanto, alcune squadre erano scese in palestra e aspettavano il loro turno, ma quando mi videro uscire barcollando, se ne andarono senza neanche provare a corrompermi perch corressi con loro, dal che dedussi che il mio aspetto doveva corrispondere a come mi sentivo.
Dopo non ci fu alcuna conversazione. Aadhya disse: Voglio farmi una doccia, e io replicai: S, e in pratica tutte e ventisette le ragazze del nostro gruppo si diressero arrancando verso le docce. Per Orion era quasi arrivato il momento di raccogliere le anfisbene per Liesel; quelle giovani avevano smesso di uscire dai rubinetti insieme all'acqua circa una settimana prima, e ormai si limitavano a sibilare e a dimenarsi impotenti verso di noi dall'interno dei soffioni delle docce, come se i tubi del vapore fossero impazziti. Ci fu un momento in cui la parete si incrin intorno a uno dei soffioni e l'anfisbena al suo interno inizi ad agitarsi selvaggiamente nel tentativo di evadere, ma era solo un'anfisbena, appunto, quindi la ragazza che stava facendo la doccia non smise nemmeno di sciacquarsi i capelli: prese semplicemente uno stiletto magico dal suo beauty case e la pugnal attraverso la crepa nel muro. Il soffione smise di muoversi. Sarebbe stato sgradevole se la creatura morta avesse cominciato a decomporsi l dentro, ma probabilmente le altre l'avrebbero mangiata prima che succedesse.
Nessuna di noi parlava. Ci lavammo a turno, in un silenzio pressoch assoluto, rotto solamente dallo sporadico Qualcuna ha dello shampoo da scambiare con del dentifricio? e cose simili. Ci rivestimmo, salimmo in biblioteca alla spicciolata per le nostre analisi retrospettive, e il silenzio prosegu finch non mi sedetti al tavolo del nostro gruppo. I ragazzi erano l ad aspettarci - e puzzavano, il che si notava molto di pi dato che noi ci eravamo lavate - e prima ancora che riuscissi ad appoggiare le chiappe sulla sedia, Khamis mi chiese in tono perentorio: Cos'era quella roba?, come se avesse tenuto le parole al guinzaglio corto fino a che non gli ero arrivata a tiro e solo allora avesse deciso di liberarle.
Lo fissai a bocca aperta. S, mi lamento all'infinito di tutti quelli che per paura si ritraggono davanti a me per poi credono di potermi aggredire a parole senza essere respinti con perdite... e mi indignai ancora di pi quando mi resi conto che lui si era morso la lingua per un mese, proprio come me, in attesa che passasse abbastanza tempo, che fosse tutto stabilito e non potessi pi togliermelo dai piedi senza oltrepassare la linea di quello che qui dentro figura essere comune senso del pudore.
Cosa succede, Mwinyi? risposi seccamente. Ti sei rotto un'unghia, oggi?
Cosa succede? Te lo dico io cosa succede! Fareeda  caduta sei volte oggi, sei volte. Indic con il pollice la povera Fareeda, che si stava giusto sedendo tre sedie pi in l rispetto a lui. Era un'artefice amica di Nkoyo che non conoscevo bene, ed era evidentissimo che lei non pensava di passarla liscia se mi avesse aggredito verbalmente. I suoi occhi guizzarono da lui a me, dopodich si lasci scivolare sulla sedia, facendo del suo meglio per trasmettere l'idea che tutto il suo essere fosse su un altro piano dell'esistenza e che si trattasse soltanto di un nostro errore se credevamo che fosse l. Luned  caduta solo una volta. Cosa mi dici di questo?
Conosco un meraviglioso incantesimo che fa essiccare gli organi della vittima mentre sono ancora all'interno del suo corpo. Il sortilegio originale venne sviluppato molti secoli fa per rispettabilissimi scopi di mummificazione, e pass di moda pi o meno insieme a quella pratica, ma la versione che conosco io, davvero disgustosa,  quella inglese del Diciannovesimo secolo, che il nostro stregone oscuro vittoriano preferito, Ptolomey Ponsonby, elabor durante la traduzione della collezione di artifici egizi del padre. In quel momento, mi sentii pi o meno come se qualcuno stesse lanciando quell'incantesimo contro di me.
Non ci  rimasta, a terra, giusto? spremetti dalle mie budella avvizzite. Khamis aveva ragione a preoccuparsi se Fareeda cadeva troppo spesso: era alla testa della loro squadra. Aveva impiegato tutto il semestre autunnale a creare un massiccio scudo frontale, che a livello individuale sarebbe stato una pessima strategia, ma che le era servito ad assicurarsi un posto nell'alleanza di un appartenente a una cerchia, anche se quel posto era estremamente pericoloso.
Nkoyo l'ha tirata su tre volte, James due. Io una disse Khamis. E tu cosa stavi combinando? Te lo dico io. Stavi eliminando una rasoiala che stava per attaccare Magnus Tebow. Non vedo Magnus a questo tavolo. Pensi forse che ci esponiamo per coprirti, cos puoi aiutare tutti i tuoi amichetti di New York?
Chloe era seduta sull'altro lato di Aadhya, o forse era sullo stesso piano astrale di Fareeda - quasi tutti i presenti intorno al tavolo stavano per unirsi a lei oppure cercavano di tramutarsi in pupazzi da ventriloquo senza ventriloquo - ma a quelle parole si lasci sfuggire un gridolino strozzato, poi si copr la bocca e distolse lo sguardo quando tutti la fissarono.
Circa sette mesi fa, Tebow ha fatto un ottimo tentativo di ammazzarmi replicai, stupidamente grata a Khamis per avermi concesso di difendermi su un terreno che ritenevo favorevole. Non muoverei un dito per farlo arrivare alle porte prima di chiunque altro in questa scuola.
Ah, quindi non  tuo amico disse Khamis, accentuando il sarcasmo. Lui non ti piace e non ti interessa neanche New York.
El ha gi un posto garantito replic Chloe, dopo aver deciso che dopotutto doveva intervenire se quella era una specie di sfida alla cerchia di New York.
D'istinto, tutti i ragazzi intorno al tavolo fremettero; quello  il tipo di pettegolezzo cui tutti noi prestiamo attenzione perch di solito  possibile barattarlo con qualcosa, ciononostante nessuno parve davvero stupito. Un posto che non ho intenzione di accettare dissi a denti stretti. A me non piace Magnus, lui non  mio amico, e io non entrer nella cerchia di New York.
Allora s che tutti sembrarono stupiti, Chloe sobbalz addirittura. Ma Khamis si limit a osservarmi, incredulo, quindi si arrabbi, e molto anche, quasi pensasse che gli stavo raccontando una balla cos evidente che era offensivo aspettarmi che abboccasse. Si sporse in avanti e mi disse tra i denti: Allora te lo chiedo di nuovo. Cos'era quella roba? Perch stai aiutando Magnus Tebow, uno che non ti piace, che non  tuo amico e che fa parte di una cerchia in cui non vuoi entrare, quando invece dovresti aiutare noi?.
Incazzarsi con me, per, non  prudente, perch mi autorizza a incazzarmi a mia volta. Poggiai le mani sul tavolo e quasi mi alzai in piedi, chinandomi in avanti. Non lo feci di proposito, ma questo non  il genere di cose che devo fare di proposito: le luci della stanza iniziarono ad affievolirsi e lampeggiare, salvo quelle che erano proprio intorno a me, l'aria divenne gelida e le mie parole uscirono accompagnate da un esile rivolo di nebbia quando sibilai: Ho aiutato Magnus perch ne aveva bisogno. Proprio come ho impedito alla tempesta di pietre di spappolarti il cranio quando tu ne hai avuto bisogno, e se Fareeda fosse caduta rimanendo a terra, avrei aiutato anche lei. E se  troppo chiederti di aiutarla a coprire la vostra enorme prima linea perch io nel frattempo possa salvare la vita di qualcun altro, allora puoi provare a correre senza di me, miserabile egocentrico.
A forza di indietreggiare, Khamis era praticamente sdraiato sulla sedia ormai, con l'iridescente bagliore verde della luce che gli si rifletteva sugli zigomi e negli occhi lividi e sbarrati, ma alla fine era in trappola. Se fosse stato un codardo, forse sarebbe rimasto zitto solo per farmi fare retromarcia, ma - sfiga nera per entrambi - non lo era, e io dovevo mentire, perch quello che gli stavo dicendo non poteva essere la verit, qui dentro. Lui prese una boccata di aria gelida e sussurr:  pazzesco. Cos'hai intenzione di fare? Salvarci tutti? Non puoi salvarci tutti. Neanche con l'aiuto di Lake.
Sta' a vedere dissi, inferocita e disperata, ma anche mentre gli ringhiavo contro ero consapevole del fatto che la situazione mi stava sfuggendo di mano e che la rovina era imminente. Avevo superato per un soffio il percorso con cinquanta ragazzi - be', non proprio cinquanta - ed eravamo pi di mille: il corso di diplomandi pi numeroso nella storia di tutta la Scholomance. Il corso che Orion Lake aveva creato, salvandoci a pi riprese. Mille cronometri che stavano arrivando alla fine tutti nello stesso momento.
Anche Khamis era stato presente all'allenamento in palestra, ragion per cui, dopo le mie stupide parole, la sua incazzatura cambi, perch aveva capito che non gli stavo mentendo. La differenza era la stessa che c' tra chi minaccia di spararti e chi invece corre in circolo, lanciando grida belluine e scaricando la pistola all'aria. Spinse indietro la sedia e si alz. Farci uscire tutti? Tu sei pazza! Allarg le braccia, come ad abbracciare l'intero tavolo. E a noi cosa succede mentre tu sei impegnata a salvare tutta questa gente che non ti piace? Ci farai ammazzare tutti, intanto che fingi di essere un modello di eroismo. Pensi di poterti prendere il nostro mana, il nostro aiuto e farne quello che vuoi,  questo che pensi?
Khamis lo interruppe Nkoyo, in tono basso e insistente; si era alzata anche lei, e si stava allungando per posargli una mano sul braccio.  stata una mattinata difficile. Lui la fiss incredulo, il volto contorto per l'indignazione, poi squadr quelli che erano intorno al tavolo, quelli che non avevano mai detto niente contro di me, proprio come nessuno aveva mai detto niente contro di lui in tutti quegli anni, mentre si prendeva il loro mana, il loro aiuto e faceva quello che voleva, perch era inutile dire qualcosa quando la risposta era s. L'unica era sbatterci il naso, e la sola ragione per cui lui non lo aveva gi capito era che non era mai stato un perdente in vita sua, il fortunato ragazzo della cerchia.
Adesso per lo era. Un perdente, s, come Magnus, come Chloe, come ogni singolo appartenente a una cerchia che si trovasse l, perch non sarebbero riusciti a superare il percorso a ostacoli senza di me. Ed era del tutto verosimile che non sarebbero riusciti a superare il salone dei diplomi senza di me. Quindi, se avessi offerto loro un posto al mio fianco in cambio di quello che potevano racimolare, mana, duro lavoro, persino amicizia, e mi fossi presa tutto quello che mi davano, usandolo poi per fingere di essere un modello di eroismo - anche senza il loro consenso, naturalmente, perch in realt era molto probabile che questo li facesse uccidere - loro avrebbero comunque accettato e ringraziato, se sapevano cosa era meglio per loro. Grazie, El. Grazie mille.
Il silenzio si prolung. Khamis non aggiunse altro, e nemmeno mi guard. Non era stupido pi di quanto fosse codardo, e ormai si era reso conto di averci sbattuto il naso. E ce l'avevo sbattuto anch'io, certo, ma non era proprio la stessa cosa. Il mio era solo imbarazzo, davvero. Peccato che qualcuno avesse fatto una scenata del genere, che avesse alzato un polverone tanto inutile. Se io avessi fatto parte di una cerchia, credo proprio che sarei stata addestrata a gestire con eleganza momenti come questo. A questo punto, Alfie avrebbe detto con il suo tono un po' triste: Sapete, penso che a tutti noi farebbe bene una bella tazza di t, e poi avrebbe messo mano alle sue ampie risorse di mana e trasformato la nostra caraffa dell'acqua in una grossa teiera fumante, con latte e zucchero sul tavolo, proprio la consolazione rassicurante di cui aveva bisogno il suo stato d'animo lievemente irritato. E avrebbero bevuto il t anche tutti gli altri, non perch potesse lenire la ferita aperta sul loro fianco, ma perch ti accontenti di poco, quando non hai niente.
Io per non appartenevo a nessuna cerchia, quindi non gestii la faccenda con garbo e loro non ricevettero nemmeno una tazza di t per il loro dolore. Quanto a me, girai sui tacchi e corsi verso gli scaffali.
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10. MONTI-DI-GHIACCIO.
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Aadhya mi trov poco dopo. Non so che ora fosse. Qui dentro non c' luce diurna, l'ambiente non cambia mai e io ero sola nella piccola aula della biblioteca dove non si riesce a sentire la campana, dove nessun altro aveva mai assistito a una lezione, dove la Scholomance aveva tentato e tentato per tutto l'anno... non di uccidermi, ma di far s che voltassi le spalle e lasciassi che altri morissero, ragazzi che nemmeno conoscevo. Come se la scuola avesse saputo di cosa doveva preoccuparsi molto prima che me ne rendessi conto io stessa. Come aveva saputo che potevo uccidere un fauciomaco e aveva cercato di corrompermi perch passassi dall'altra parte.
Le mie matricole venivano ancora qui per la loro sessione ogni mercoled, ma Zheng aveva detto a Liu che gli attacchi erano cessati completamente. Questo avrebbe dovuto essere il luogo pi sicuro della scuola fin dall'inizio, e adesso lo era davvero. Non aveva pi senso spedire qui i nefasti. La scuola ci aveva provato e non aveva funzionato. Io non avevo imparato la lezione, non avevo voltato le spalle.
Proprio carina disse Aadhya dalla soglia, guardando la stanza e vedendola come l'avevo vista io la mia prima mattina, una promessa di sicurezza, e tranquillit, un rifugio, prima che fossi cos sciocca da firmare il programma con il mio nome e raccogliere il guanto di sfida che la scuola aveva lanciato ai miei piedi. Entr, gir lentamente intorno alla scrivania davanti a me e si sedette per affrontarmi. Gli altri sono scesi a pranzo. Liu e Chloe ci porteranno qualcosa. Sono ancora tutti favorevoli, nel caso te lo stessi chiedendo.
Non proprio dissi, e risi un po', in modo irritante e impotente, coprendomi il viso con le mani, cos da non dover guardare la mia amica, la mia prima amica in assoluto, oltre a Orion, che per non contava; la prima persona al mondo normale e assennata che dopo avermi guardata aveva deciso di darmi la possibilit di non farle del male.
Poi Aadhya disse: Avevo una sorella, e allora alzai la testa per guardarla. Parlava sempre dei suoi famigliari, mi aveva affidato una lettera per loro, cos come lei, Liu e Chloe avevano ricevuto delle lettere per mia madre, per ogni evenienza, ma, anche senza guardare la busta, conoscevo gi l'indirizzo della grande casa nel New Jersey con la piscina nel cortile posteriore. Avevo ascoltato interminabili descrizioni dolorosamente appetitose della gara di cucina costante e feroce tra le sue nonne, Nani Aryahi e Daadi Chaitali, oltre a un'intera serie di terribili battute imparate nell'officina di suo nonno, dove lui le aveva insegnato a saldare e a usare la sega. Sapevo tutto della sua acuta ed elegantissima mamma che tesseva a mano stoffa incantata destinata alle cerchie di New York, Oakland e Atlanta. Sapevo del suo pap tranquillo che sei giorni alla settimana lavorava come tecnomante presso qualunque cerchia lo assumesse. Conoscevo i loro nomi, i loro colori preferiti, con quali pedine del Monopoli amavano giocare. Non aveva mai menzionato una sorella, nemmeno una volta.
Si chiamava Udaya. Non avevo neanche tre anni quando  morta, quindi non ho davvero ricordi di lei disse Aadhya. Nessuno nella mia famiglia ne parlava mai. Tanto che per un po' ho pensato di essermela inventata finch, a dieci anni, ho trovato una scatola di fotografie di lei in soffitta. Sbuff. Sono andata fuori di testa.
Sapevo cosa stava facendo, e cosa avrei dovuto fare io. Avrei dovuto domandare cosa era successo, e poi lasciare che Aadhya mi parlasse di sua sorella, che era morta qui dentro, forse nel giorno del diploma. Poi Aadhya mi avrebbe detto che capiva che dovevo salvare quante pi persone possibile, quindi sarei dovuta scendere di sotto e, se non fossi riuscita a connettere il cervello abbastanza a lungo per preparare una bella tazza di t per tutti, forse Chloe l'avrebbe fatto per me, e nel pomeriggio ci saremmo messi di nuovo tutti al lavoro sulla nostra strategia come se nulla fosse cambiato. E sapevo perch: perch quella era l'unica cosa sensata e pratica che Aadhya potesse fare, anche se quello che voleva davvero era urlare contro di me molto pi forte di quanto avesse mai fatto Khamis.
Non posso farlo dissi, con voce tremante di pianto, anche se non avevo pianto affatto, me ne ero semplicemente rimasta seduta l, da sola. Mi dispiace, non posso.
Annaspai alla ricerca del mio spartisci-potere, cos Aadhya allung una mano e me lo fece scendere intorno al polso, che inchiod poi alla scrivania. Siamo daccapo? Tutto quello di cui ho davvero bisogno  che tu metta da parte il tuo dramma interiore, che te ne resti l zitta e seduta e mi ascolti per cinque minuti. Penso che questo tu possa farlo.
Non potevo proprio dire di no. Comunque, sarebbe stato suo diritto prendermi a schiaffi fino alla settimana dopo, perch a cosa le sarebbe servito che io mi ritirassi? Liesel aveva le quintalate di mana di Alfie, aveva cervello, spietata determinazione e una squadra assolutamente determinata a tagliare la corda, e tutto questo non era servito a un cazzo quando i monti-di-ghiaccio avevano attaccato. Tutti gli altri erano ancora favorevoli per lo stesso, identico motivo per cui erano ancora favorevoli a qualsiasi cosa, qui dentro, che poi era lo stesso, identico motivo per cui si erano cacciati in questo inferno di scuola, vale a dire perch era l'alternativa migliore. E questo era tutto ci che anch'io potevo essere: il male minore.
Prima di togliere la mano dal mio polso, Aadhya rimase a guardarmi per qualche istante con gli occhi socchiusi finch non fu sicura di avermi intimidito a sufficienza, e solo allora si appoggi di nuovo allo schienale della sedia. D'accordo, facciamo finta che io ti abbia parlato di Udaya e che tu mi abbia chiesto: Cosa le  successo?, come avrebbe fatto una persona normale.
 morta qui dentro dissi in tono piatto.
Non stiamo giocando agli indovinelli e, no, non  andata cos replic Aadhya. I miei erano molto giovani quando  nata Udaya. Abitavano con i genitori di mio padre, e il suo, di padre, era un tipo decisamente all'antica. Insisteva che mia madre ci facesse scuola a casa, e non ci permetteva di andare da nessuna parte, nemmeno al parco giochi in fondo all'isolato. Non potevamo neanche giocare in giardino senza la presenza di un adulto. Questo me lo ricordo bene, mise una protezione alla porta posteriore che ci avrebbe dato la scossa nel caso avessimo tentato di attraversarla da sole. Udaya alla fine si era stancata. Aveva otto anni quando usc dalla finestra e si diresse al parco giochi. Un verme dei tessuti la cattur prima che arrivasse a met dell'isolato. A volte venivano a deporre le uova intorno alla casa, cos da permettere ai loro piccoli di strisciare attraverso le protezioni e nutrirsi dei tessuti della mamma. Io sono solo stata fortunata.
Mi dispiace dissi, sentendomi stupida nel modo in cui la frase: Mi dispiace suona sempre stupida quando sei dispiaciuta sul serio.
Aadhya rispose con una semplice alzata di spalle. La mamma chiese ai suoi genitori di restare negli Stati Uniti, dopo il funerale. Allora mia zia era gi sposata a Calcutta, quindi potevano trasferirsi senza problemi. La mamma mi port ad abitare nel loro monolocale e mi iscrisse a una scuola materna profana vicino a casa. Mio padre ci raggiunse il mese successivo. Un paio di anni dopo, i miei genitori presero tutto ci che avevano risparmiato per investire in una cerchia, lo convertirono in denaro e ci comprarono la nostra casa. Era proprio di fronte a una buona scuola e loro si assicurarono che cibo e giocattoli non mancassero mai, cos che tutti i miei compagni di scuola avrebbero desiderato di venire a trovarmi, anche se quel viavai di bambini comportava che, in presenza dei miei amici, loro non potessero fare magie. Daadi venne ad abitare con noi quando ero al primo anno delle elementari. Daduji era gi morto, a quel punto. Nessuno me l'ha mai detto, ma sono abbastanza sicura che si sia suicidato.
Ne ero sicura anch'io. Non ci sono molte cause di morte per i maghi nella fascia di et tra i diciotto e i cento anni. Certo, il cancro e la demenza senile alla fine diventano troppo aggressivi per poterli prevenire con gli incantesimi. E se vivi fuori da una cerchia, prima o poi diventi uno gnu lento nei movimenti che sta in fondo al branco e che un nefasto elimina senza problemi, per fino ad allora uno se la cava.
Urlai contro mia madre perch me lo aveva nascosto riprese Aadhya, e lei mi disse che non voleva spaventarmi. Daduji ci amava, voleva proteggerci a tutti i costi, non cercava di fare altro, ma non ci era riuscito. Anche la mamma voleva proteggermi, e desiderava che vivessi pi a lungo possibile finch ne avevo l'opportunit, perch invece Udaya non aveva vissuto affatto.
Davvero, non ero sconvolta o altro. Era semplice matematica. Se hai due figli maghi, ci sono buone probabilit che non li vedrai crescere entrambi. Forse nessuno dei due. Udaya era stata solo un po' pi sfortunata della media. O molto pi sfortunata, se si tiene conto del fatto che aveva passato ogni attimo della sua breve vita rinchiusa in una versione pi gradevole della Scholomance.
Comunque, so da allora che probabilmente morir prima di avere l'et per votare prosegu Aadhya. Io non voglio morire, anzi voglio uscire di qui, ma senza rinunciare a comportarmi come un essere umano. Perci non finger di non averlo saputo. Quando ti ho chiesto di allearci, sapevo di aver avuto un colpo di fortuna. Che non mi era capitato per qualcosa che avevo fatto. Ero solo una emarginata di origini indiane, proprio come te, e siccome non mi sono comportata da stronza totale con te, mi hai permesso di avvicinarmi abbastanza da capire che tu eri un razzo e io potevo aggrapparmi a te.
Aad... dissi, ma non sapevo proprio come proseguire, e neanche se mi avesse sentito. La mia voce era uscita sottile e stridente come vetro rotto e lei non mi stava nemmeno guardando; fissava invece il banco, passando e ripassando il pollice sulle parole FATEMI USCIRE, FATEMI USCIRE incise sul bordo. Aveva gli angoli della bocca rivolti all'ingi.
C' gente che ha sempre colpi di fortuna, no? prosegu. Perch non io? Perch non dovrei essere io, per una volta, quella che vince alla lotteria? Me lo sono ripetuto, ma senza crederci davvero perch quella che mi stava capitando era troppa fortuna. Sapevo di dover fare qualcosa per meritarla. Sapevo che tu avevi dovuto fare qualcosa per meritare quel libro che hai ricevuto. E io no, invece. Cos prima ho continuato ad aspettare che tu mi mollassi, e poi ho continuato ad aspettare il momento in cui avrei fatto qualcosa, ma quel momento non  arrivato. E ti sto parlando di Udaya perch, nella mia testa, a un certo punto, penso di aver deciso che, bene, era come aver fatto uno scambio. Non ho potuto avere mia sorella, quindi ho avuto te.
Sentivo una specie di gorgoglio in fondo alla gola, perch non riuscivo a chiederle di fermarsi. Non volevo che si fermasse, anche se mi premevo le mani sulla bocca e avevo lacrime che si accumulavano sulla sporgenza delle mie dita.
Aadhya continu semplicemente a parlare. Lo sapevo che era una stronzata, ma mi faceva sentire meglio riguardo al non aver fatto niente. Cos, in tutti questi mesi, ho lasciato che quell'idea sedimentasse nella mia testa ed  stato stupido da parte mia perch se tu sei la persona che ho avuto in sorte al posto di mia sorella... non posso proprio abbandonarti e continuare allo stesso tempo a essere umana. Alz lo sguardo e vidi che anche lei stava piangendo, le lacrime le colavano lungo il viso e iniziavano a gocciolarle dal mento, anche se la sua voce non era affatto cambiata. Io non ti abbandono.
Avevo davvero voglia di piagnucolare come una bimba, invece dovetti riprendermi e fermarla. Non voglio! Non sto chiedendo n a te n a nessun altro di restare indietro con me.
Giusto,  chiaro. Aadhya si asciug il viso con la manica e tir su con il naso. Tu preferiresti fuggire e crogiolarti nell'angoscia piuttosto che chiedere aiuto o qualsiasi altra cosa di altrettanto orribile.
Se vuoi aiutarmi, esci dai cancelli pi velocemente possibile.  proprio questo il punto! Qualunque cosa pensi Khamis, io vi far arrivare l...
Non da sola, no replic Aadhya. Khamis  un pallone gonfiato, ma non ha torto. Non mi importa se indossi il pi grande dei tuoi mantelli da supereroina, non puoi proprio caricarti mille persone sulle spalle e portarle fuori.
Allora cosa conti di fare? Se quando arrivi ai cancelli ti volti e ti schieri con me, sarai solo un altro bersaglio che dovr proteggere. Non rester ad aspettare che le persone muoiano, ma questo non significa che ti sacrificher per loro. Non lo far.
Ehm, io non ti ho detto che far cos. Aadhya scosse la testa e si alz di scatto dalla sedia. Andiamo, non so che cosa far, ma so che riuscir a trovare qualcosa di meglio che Svignarmela dai cancelli senza curarmi di te oppure Morire tragicamente e inutilmente al tuo fianco, perch nessuna delle due cose mi pare geniale. Dato, per, che finora sei riuscita a escogitare solo questo, tira fuori la testa da dove l'hai cacciata e prova a considerare la folle idea che forse noi patetiche personcine potremmo aiutarti a risolvere il problema. So che  contro i tuoi principi pi sacri chiedere qualcosa a qualcuno, e certo non abbiamo alcun motivo per provare a capire come potresti salvare le vite di tutti, ma forse alcuni di noi sono davvero annoiati e non hanno niente di meglio da fare.
Andava comunque da schifo. Forse Aadhya non voleva abbandonarmi, ma a Khamis, invece, mollarmi sarebbe andato benissimo, ed ero abbastanza sicura che la differenza tra lui e gli altri fosse che lui aveva la faccia tosta o il fegato di non farne mistero. Di sicuro, non volevano che salvassi le vite degli altri, se significava che non avrei avuto altrettanto tempo per salvare la loro. Cosa che non li rendeva egoisti, ma semplicemente persone. Anzi, avevano addirittura ragione, dato che con loro avevo davvero fatto un patto, e che quindi stavano pianificando di avere il mio appoggio. Quello stesso patto per significava che anch'io dovevo avere il loro supporto. E s, Aadhya mi aveva indicato una via d'uscita quando aveva detto di non aver fatto nulla per meritarmi, ma tutti loro invece avevano fatto pi di chiunque altro, per meritarmi. Come se io avessi mai chiesto di essere meritata.
L'unica cosa positiva era che in realt Aadhya aveva fatto pi di tutti loro e che se lei non chiedeva di essere messa al primo posto, nessun altro aveva il diritto di farlo. Ma ci non dava n a lei n a me il diritto di pretendere che gli altri si offrissero di salvare tutti. Quanto a me, se non avevo il diritto, avevo almeno il potere, perch l'unica alternativa di chi non ci stava era abbandonare la nostra alleanza oppure, forse, aprire uno degli scarichi a pavimento e saltarci dentro, cosa che sembrava pi o meno il piano di sopravvivenza migliore. Lo sapevano tutti, ma soprattutto lo sapevo io, e ci significava che li stavo comunque costringendo, proprio come Khamis, che aveva assunto la sua bella posizione sicura al centro della sua squadra.
La mia unica alternativa era dire loro di non preoccuparsi, che non avrei salvato tutti, ma mi sarei concentrata sul portare il nostro gruppo ai cancelli, e solo dopo avrei aiutato i sopravvissuti. Che non sarebbero stati molti. Non c' mai stata, per noi, una noiosa cerimonia di diploma. Storicamente, in base al manuale pre-diploma, circa la met degli studenti viene uccisa nel tempo che occorre al primo studente per raggiungere i cancelli; anno dopo anno, poi, il tempo che intercorre tra il momento in cui il primo dei fortunati sopravvissuti varca i cancelli e quello in cui ci riesce l'ultimo si  ridotto a circa dieci minuti. Avrei amorevolmente guidato il mio piccolo gregge verso la salvezza, superando qualche centinaio di ragazzi urlanti mentre venivano macellati. Quando avessimo raggiunto i cancelli e mi fossi voltata indietro, sarebbero stati in gran parte gi morti.
Non riuscivo a sopportare nessuna delle due ipotesi, ed era un guaio, perch non c'era una terza opzione, per quel che ne sapevo. Il modo in cui tentai di farne apparire una fu sedere al tavolo della biblioteca come una stupida, senza guardare in faccia nessuno, fissando intensamente il panino che mi aveva portato Chloe, senza mangiarlo. Finsi che i dolori lancinanti che avevo allo stomaco fossero fame e lasciai che Aadhya dicesse: Okay, proviamo a capire, rivolta a tutti gli altri, seduti intorno al tavolo in un assoluto, imbarazzante, silenzio.
Cosa c' da capire? disse Khamis in tono gelido. Era seduto con le braccia conserte e mi fissava tanto intensamente che percepivo il suo sguardo anche senza ricambiarlo. Dobbiamo essere noi a preoccuparci anche di come salvare Magnus? Non credo che lui ci stia ricambiando il favore.
Tutti si agitarono, impacciati, e poi Liu comment: Be', dovrebbe.
Dovrebbe cosa? chiese Khamis, ma Liu non stava parlando con lui, e si volt invece verso Chloe. E se invitassimo Magnus e la sua squadra a unirsi a noi? Accetterebbero?
Chloe la fiss. Be'... Guard me e poi di nuovo Liu. Voglio dire, s, certo, ma... Si interruppe, guard di nuovo me, e va bene, in pi di un'occasione le avevo chiaramente comunicato che riuscivo a concepire vari modi di usare Magnus per provare l'efficacia di oggetti taglienti e sostanze chimiche tossiche, e quindi certo, lei aveva un motivo ragionevole per dubitare del fatto che lo avrei voluto con noi. Io per non ricambiai il suo sguardo. Sentivo di non avere il diritto di oppormi a qualsiasi altra idea, dal momento che avevo rifiutato proprio quella che garantiva loro di restare vivi.
Pu funzionare solo cos. Chiunque voglia fare il percorso con El deve unirsi a noi, diventare un vero alleato aggiunse Liu. Non  possibile che lei e Orion da soli ci proteggano tutti. Non ci riusciranno. Dobbiamo proteggerci noi, a vicenda, mentre loro si dedicano ai nefasti pi pericolosi o salvano un po' di vite.
Nessun altro partecipava attivamente al dibattito, quasi certamente perch si stavano tutti domandando come avrebbero potuto salvare se stessi mentre io ero occupata a farlo con tutti i diplomandi. Ma Yaakov aveva ascoltato e sembrava che ci stesse pensando su, perch disse: Ma se andiamo avanti cos, presto tutti tenteranno di fare il percorso contemporaneamente. Ibrahim batt le palpebre e lo fiss, sorpreso che stesse prendendo sul serio la conversazione.
Va bene, e allora? intervenne Aadhya. Certo, quasi tutti gli anni si stabiliscono orari per allenarsi in privato, ma non  quello il nostro problema. Qualcuno, qui, ha per caso avuto la sensazione che il percorso di stamattina non fosse abbastanza difficile? Anche con cinquanta partecipanti? Non era successo a nessuno, evidentemente. Aadhya non si prese nemmeno la briga di rispondere alla sua stessa domanda retorica. Supponiamo che El e Orion facciano il percorso due volte al giorno. Tutti coloro che vogliono correre con loro riescono a farlo a giorni alterni, come dovremmo fare tutti. Va benissimo anche se partecipano tutti, la palestra pu contenere senza problemi qualche centinaio di ragazzi contemporaneamente. Questa non  roba da scienziati. Sappiamo gi che abbiamo bisogno di alleati. Se non collaborassimo per il diploma, se ognuno di noi corresse da solo, in pratica moriremmo tutti. Questo  solo... il livello superiore. Saremo tutti alleati, perch vale la pena aiutare qualche ragazzo sconosciuto, se questo significa che cinque minuti dopo El sar in grado di impedire che il vulcano ci frani in testa.
Tutto ci  vero finch non arriviamo contemporaneamente ai cancelli, e Pazienza e Fermezza non vengono ad attaccarci disse quel bastardo di Khamis, e Aadhya mi guard con negli occhi la domanda da cui volevo ancora fuggire urlando a squarciagola. Ma dopotutto era giusto: se stavo facendo fare i salti mortali a tutto il gruppo solo perch volevo essere l'eroina della storia, allora dovevo essere un'eroina dannatamente credibile, no?
Li far fuori io, se necessario replicai. Cercai di parlare evitando l'isteria, e invece le parole mi uscirono come se stessi facendo l'impassibile. Met dei ragazzi pens a un qualche tipo di battuta e rise educatamente, come per dire a Khamis di chiudere il becco e smettere di rendere le cose inutilmente difficili, ma Liu e Chloe capirono all'istante che non stavo affatto scherzando. Nel frattempo Khamis continuava a guardarmi in cagnesco con un'intensit tale da farmi pensare che avesse capito che nel giro di trenta secondi avrei vomitato sulla sua stupida faccia e, mentre tutti mi fissavano, le risatine cessarono, lasciando il posto a reciproche occhiate in tralice il cui significato era: Pensiamo che El sia definitivamente ammattita. Rimaneva il dubbio: parlavo tanto per parlare o avevo qualche fondato motivo per immaginare di riuscire a fare una cosa simile?
Penso che nessuno avesse ancora preso una decisione quando Nkoyo concluse: Dovremmo allenarci divisi per lingua. Qui abbiamo le quattro pi importanti, no?, intendendo inglese, cinese, hindi e spagnolo. Risposi con un breve cenno di assenso. In fondo dovevo essere grata per i miei seminari in biblioteca, oltre che per tutti gli insegnamenti di Liu.
La quale alla fine disse: Lo scriveremo vicino alle porte della palestra, e dopo una breve discussione, ci separammo per iniziare a spargere la voce.
Aadhya mi segu a ruota, penso fosse preoccupata che sparissi di nuovo, ma non abbastanza in fretta. Non appena ritennero, sbagliando, che non potessi sentirli, gli altri iniziarono a commentare sottovoce e udii Cora sussurrare: Orion non l'ha mai trovato e lei stava tanto male quel giorno. Dissi a Aadhya, in un modo che mi parve molto calmo: Scusa, e corsi avanti verso le scale e gi fino al gabinetto pi vicino, fuori dalla mensa, dove vomitai quella che mi sembr gran parte della mia mucosa gastrica, per poi accovacciarmi piangendo sopra la tazza, con le mani premute sulla bocca. Era l dentro, alla fine del primo anno, che imparavi a piangere con gli occhi bene aperti, senza fare rumore. A parte ovviamente il fatto che adesso niente mi avrebbe dato la caccia, perch fino a che disponevo di mana potevo uccidere fauciomachi, e in quel momento avevo al polso uno spartisci-potere di New York che a quanto pareva non dovevo mai togliere, qualunque assurdit facessi. E quindi, quale nefasto sarebbe stato cos stupido da venire ancora a cercarmi?
Aadhya entr pochi minuti dopo e mi aspett fuori dal box. Alla fine mi ripresi e sgusciai fuori per darmi una lavata al viso. Lei rimase di guardia finch non ebbi finito, poi disse: Cominciamo.
Orion mi diede un colpetto sulla schiena a pranzo, i ragazzi dietro di me in coda lo avevano fatto passare avanti senza che neanche lo chiedesse, e disse: Ehi, Orion, ho un'idea magnifica, perch non smetti di dare la caccia a veri nefasti che mangiano vere persone e invece non passi sei giorni alla settimana a fare allenamenti finti due volte al giorno?.
Non mi fermai, non avevo intenzione di farmi sfuggire il budino di riso che per una volta era un vero budino di riso. C'era una colonia delle solite larve glutinose che crescevano rapidamente nella grossa pentola di metallo, ma fino a quel momento erano risalite solo fino a met e io riuscii ad avere una scodella di budino. Ah, i privilegi di essere un'anziana. Presi anche tre mele, nonostante il verdolino tenue che si riusciva a vedere tenendole contro la luce e osservandole nella giusta angolazione. Chloe aveva uno spray davvero fantastico che toglieva lo strato tossico. Lake, so che ami le tue passeggiatine, ma finora quest'anno sono state mangiate meno di una decina di persone, mentre cinquecento saranno divorate al piano di sotto nei primi dieci minuti del diploma. Non essere stupido. Potrai andartene in giro a giocare con i nefasti dopo che il lavoro sar finito. Mi lanci uno sguardo torvo, ma avevo numeri inconfutabili dalla mia parte, quindi lui tronc la discussione e con aria risentita si serv una porzione di spaghetti alla bolognese, cospargendola con due dita di antidoto grattugiato al posto del parmigiano.
Finito il pranzo, aspettammo un'ora per lasciare che si spargesse la voce prima di scendere per la prima corsa del turno hindi. Ad attenderci c'erano una ventina di ragazzi, due squadre in gran parte composte da amici e conoscenti-di-scambio di Aadhya, compresa una ragazza della cerchia di Calcutta che conosceva le sue cugine. La mia matricola Sunita aveva convinto il fratello maggiore Rakesh a far partecipare la sua alleanza, che comprendeva un diffidente membro della cerchia di Jaipur.
I pochi rimanenti erano sbandati, ragazzi che non erano ancora entrati in nessuna alleanza. Non ce ne sono molti, di sbandati che parlano hindi. Le cerchie dell'India e del Pakistan hanno posti disponibili per non pi della met dei ragazzi indipendenti che vorrebbero farne parte, ragion per cui, prima ancora di arrivare all'Iniziazione, per essere ammessi occorre superare esami e colloqui crudeli. Il risultato  che persino i pi scarsi degli ammessi sono quasi sempre una spanna sopra il livello degli sbandati della Scholomance. Ma ci sono comunque genitori capaci di spendere grandi somme di denaro per comprarglieli, i posti, anche se i loro ragazzi non hanno le qualit per entrare nelle cerchie. Tra i raccomandati, alcuni si dimostrano bravissimi a creare relazioni, altri migliorano se messi sotto pressione, progrediscono, altri ancora sono decisamente fortunati. Quelli del primo allenamento non appartenevano a nessuna di queste categorie.
Erano scesi per il percorso perch non avevano comunque molte speranze, tanto valeva quindi aggrapparsi a ogni possibile ancora di salvezza. Era abbastanza utile incontrare qui ragazzi che avevano alleanze, perch esisteva pur sempre la possibilit che avessero qualche casella vuota da riempire. Ma nessuno di loro sembrava crederci davvero, mentre Aadhya propinava a tutti il discorsetto ufficiale sul dovere di ciascuno di aiutare gli altri, pena l'esclusione da nuovi allenamenti. Dinesh, un ragazzo con cicatrici alchemiche davvero orrende che gli avevano sciolto met del viso, un incidente la cui risoluzione sarebbe costata forse cinque anni di mana, se lui fosse uscito di qui, mentre lei parlava, la fissava come se fosse un'aliena arrivata da galassie lontanissime.
Ma, quando attraversammo il fiume per la prima volta e dal fango semi-gelato uscirono gli zotz che si lanciarono verso di lui e i due ragazzi vicini con i loro artigli affilati, proprio Dinesh and avanti e lanci uno scudo protettivo invece che solo su di s, su tutti loro, cosa che mi concesse i dieci secondi di tempo necessari per lanciare l'incantesimo di cui avevo bisogno per disintegrare l'enorme famululo che spuntava da sotto il ghiaccio ed era sul punto di inghiottire lui e i suoi compagni, insieme agli zotz e a parecchi membri del nostro gruppo.
Apparivano tutti piuttosto scioccati quando uscirono dalla palestra, ma ci fu chi offr a Dinesh una bottiglia d'acqua, cos si allontan con loro lungo il corridoio. E quanto a me uscii ansimando, ma almeno nessuno era stato ucciso e io non avevo ragione di sentirmi un rottame irrequieto.
Orion non ansimava affatto, era solo imbronciato e annoiato mentre mi seguiva a ruota. Ma davvero vuoi fare questa roba due volte al giorno, tutti i giorni? chiese in tono lamentoso. E devo confessare che mi sentii meschinamente compiaciuta, il giorno successivo, durante la prima corsa spagnola, quando i malvagi ghiacciai si impennarono qualche minuto prima del solito e lui inciamp perch non aveva prestato la dovuta attenzione. Ero stata costretta a lanciare l'incantesimo telecinetico per tirarlo fuori dal gigantesco crepaccio azzurro dentato e scaraventarlo, forse un po' pi energicamente del necessario, dentro un cumulo di neve.
Forse hai bisogno di un po' pi di pratica, Lake gli dissi dolcemente nell'atrio, mentre, irritato, si spazzolava via la neve di dosso, lanciandomi nel frattempo uno sguardo torvo. Replicai con un sorriso radioso mentre, assestandogli un colpetto, gli toglievo una pallina di ghiaccio dal naso, e poi lui, che a quel punto non era pi irritato per niente, fece per baciarmi, solo che eravamo in pubblico, e mi tocc gelarlo con lo sguardo.
Il turno spagnolo si rivel fin troppo facile per essere un buon allenamento. Era un gruppo perfino pi piccolo dell'hindi, composto da una manciata di ragazzi portoricani e messicani che avevano sentito del programma da amici a loro volta alleati con i membri della cerchia di New York, e da un'alleanza capeggiata da una ragazza della cerchia di Lisbona, amica di Alfie. Il numero esiguo rese pi semplice individuare chi non stava davvero cercando di aiutare gli altri. Tre tentativi a disposizione ma nessun premio, neanche se beccavi la componente della cerchia di Lisbona al primo colpo. Lei si arrabbi e fece la sdegnata quando in seguito le dissi che non sarebbe stata pi la benvenuta e che, se voleva una seconda opportunit, avrebbe dovuto usare il suo mana per rattoppare tutte le svariate lesioni causate dalla corsa.
 questo che pensi? replic lei, chiaramente indignata. Adesso sono ai tuoi ordini? Non penso proprio. E comunque, nessuno ha bisogno di te. Avanti, ce ne andiamo aggiunse rivolta alla sua squadra. Solo che l'allenamento appena finito aveva chiarito senza alcun dubbio che avevano bisogno di me, e molto anche, e cos la loro recluta migliore, Rodrigo Beira, sesto nelle graduatorie scolastiche, a brevissima distanza dal migliore, si alz dal pavimento dove si era accovacciato per riprendere fiato e con tutta calma and a prendersi cura di una delle ragazze portoricane che aveva un braccio gravemente ferito, irto di pezzetti di ghiaccio appuntiti che a fatica iniziavano a sciogliersi. La ragazza di Lisbona lo fiss, poi lanci al resto della sua squadra uno sguardo che nessuno ricambi mentre tutti, uno dopo l'altro, andavano ad aiutare Rodrigo.
Se dopo quegli eventi mi sentivo un po' compiaciuta, e ci stava, il pomeriggio rimise le cose al loro posto. Quando Orion e io scendemmo con Liu per il primo turno cinese, ad attenderci non c'era nessuno. Aspettammo per quasi venti minuti, con Liu che si mordeva il labbro, desolata. Qui i gruppi cinese e inglese sono piuttosto separati, dato che puoi fare tutta la tua carriera scolastica seguendo lezioni solo in una delle due lingue; e tuttavia una squadra di ragazzi di lingua cinese, gente di Singapore e Hanoi, era tra la folla pigiata ai cancelli due giorni prima, mentre Jung Ho, che faceva parte della squadra di Magnus e seguiva lezioni in un mix di cinese e inglese, aveva promesso di spargere la voce, cosa della quale non c'era stato un gran bisogno.
Il che significava, mi resi conto quando alla fine rinunciammo ad aspettare, che qualcuno aveva sparso una voce diversa: state lontani.
Ho approfittato della cena per chiedere un po' in giro disse Liu quella sera. Era seduta sul suo letto a gambe incrociate, pizzicando delicatamente le corde del liuto, mentre io, appoggiata al muro, lavoravo pigramente e con dubbi risultati, all'uncinetto. La guardai. C' stata una riunione degli studenti anziani della cerchia di Shanghai, sugli allenamenti. Ho chiesto a un po' di persone, dopo. Yuyan ha mandato qualcuno per invitarmi a incontrare lei e Zixuan in biblioteca.
Mi raddrizzai, poggiando il lavoro sulle ginocchia. E...?
Avevano una domanda su come fai a fare magie disse Liu. Ho acconsentito a rispondere, a condizione che mi dicessero perch volevano saperlo. Annuii un po' cupamente. Quello era uno scambio di informazioni sensibili... e anche del tipo che scambi con chi ritieni un potenziale nemico soltanto con estrema cautela. Zixuan mi ha chiesto se hai problemi a fare piccoli incantesimi.
La fissai. Se avessi dovuto indovinare la domanda, quella non sarebbe stata nell'elenco. Mi sarei preparata per altro, tipo come rimedierei potere per i miei incantesimi se, metti caso, finissi il mana proprio nel giorno del diploma; o magari come, esattamente, potevo essere cos in gamba nel tenere a bada nefasti giganteschi. Alla maggior parte dei maghi non importerebbe un fico secco se non sono capace di far bollire una tazza d'acqua per il t, dopo avermi visto incendiare dei laghi. Ho problemi a ottenere piccoli incantesimi.
Hai problemi anche a lanciarli disse Liu. Non mi ero resa conto che fosse importante finch Zixuan non mi ci ha fatto pensare, ma ho notato... ti ricordi lo scorso agosto, quando stavi per iniziare a lavorare sull'incantesimo amplificatore e io ho provato a insegnarti prima quel piccolo sortilegio per mantenere la tonalit perch tu non lo cantassi senza volere in quella sbagliata e ne cambiassi il significato?
Bleah! replicai io, descrivendo cos piuttosto bene quelle delizie pomeridiane che, s, erano tenacemente impresse nella mia memoria. Avevo provato dieci volte l'incantesimo, sentendomi la lingua come se fosse stata stretta in un morsetto da officina, e alla fine avevo mollato, dicendo a Liu che dovevo prima imparare bene quelle tonalit del cavolo, con il rischio di ridurmi in mille pezzi.
Liu annu.  pensato per bambini molto piccoli che stanno imparando a parlare, quindi puoi insegnare loro l'incantesimo gridaiuto. Io riuscivo a lanciarlo a tre anni. Devo aver guardato Liu come un allocco, con la perplessit dipinta in faccia, perch lei aggiunse: Sta succedendo anche a te con Tesorina.
Alzai d'istinto la mano per avvolgerla intorno alla tazzina a bandoliera sul mio petto, dove la topolina stava dormendo raggomitolata. C' qualcosa di sbagliato in lei?
Liu scosse la testa. Di sbagliato no, ma ci ha messo un sacco di tempo in pi a manifestarsi e ora  gi molto pi strana degli altri. Una volta, in biblioteca, l'ho vista tentare di mordere Orion quando lui stava per metterti un braccio intorno alle spalle. Significa che sta esercitando un suo giudizio, indipendente dal tuo, e quella non  una cosa che succede con i topi.
Stavo per replicare che il mio giudizio era perfettamente allineato con quello di Tesorina sul fatto che Orion mettesse un braccio intorno alle mie spalle o a qualsiasi altra parte del mio corpo, ma Liu mi lanci uno sguardo tagliente e io non riuscii a farmi uscire le parole di bocca.
Comunque, mi sono anche resa conto che tu non usi quasi mai incantesimi normali continu. Addirittura spazzi il pavimento con una scopa, prima di usare un incantesimo.
 pi probabile che i miei incantesimi facciano finire chiunque si trovi nella stanza dentro il pi vicino bidone della spazzatura replicai.
Liu annu. S. E quelli sono gli incantesimi in cui sei brava, quelli che ti risultano facili, mentre non usi mai la magia quando puoi fare altro.
Ma come ha fatto Zixuan a saperlo? domandai dopo un attimo di esitazione. La sola idea mi risultava indigesta. Non ottengo proprio mai incantesimi ordinari, e quelli che ottengo sono quasi sempre inutilmente complicati... come quelli per le pulizie in inglese antico che avevo rimediato lo scorso semestre ed erano risultati inutili da scambiare perch, a parte il fatto che erano, appunto, in inglese antico, richiedevano il doppio del mana rispetto ai moderni incantesimi per le pulizie che avevano ottenuto tutti gli altri, per non dire che richiedevano anche pi concentrazione. Avevo quindi ipotizzato che fosse perch ero nel mirino della scuola, o, be', in quello dell'universo, e non perch non c'erano normali incantesimi economici per me. E in realt non ero sicura se quel tipo di cosa avrebbe dovuto farmi sentire meglio o peggio.
Ha detto che  lo stesso modo in cui lavora un correttore rispose Liu. Estrae dati e permette di operare su scala pi ampia, di controllare pi potere, ma non si pu usare per fare un lavoro minuzioso. Quindi... tu sei un correttore vivente. Ecco perch hai dei problemi con i piccoli incantesimi e non con quelli grandi. E il motivo per cui l'ha capito  perch sei riuscita in modo facile a incanalare il potere dal suo correttore.
Nemmeno io l'avrei definito facile borbottai. In realt, mi sarebbe proprio piaciuto parlare di persona con lui. Sembrava quasi che potesse saperne pi di me su come funzionava la mia magia. Ma se le cose stanno cos, allora sanno che non sto mentendo, che posso realmente portarli in fondo al percorso. Perch non dovrebbero venire?
Quello a cui non credono  che tu sia riuscita davvero a nascondere a tutti il tuo potere disse Liu. Pensano che quelli di New York l'abbiano sempre conosciuto e tu sia stata con loro fin dall'inizio, nascondendolo a tutti gli altri proprio perch nessuna delle altre cerchie venisse a sapere di te prima del diploma.
Sbattei forte la testa contro le ginocchia, gemendo. Il problema era che non riuscivo a vedere nessun modo per confutare quella versione. Aveva totalmente senso dal loro punto di vista, limitato dalla barriera linguistica che attraversa il cuore della scuola. Nei miei quattro anni qui, sono stata nello stesso corso di almeno la met dei ragazzi di lingua inglese, e quasi mai in uno frequentato da quelli del gruppo cinese. Conosco quelli come Yuyan, che fanno abbastanza lingue, per cui i nostri corsi si sono sovrapposti un paio di volte; e conosco i ragazzi bilingue dell'indirizzo cinese, che seguono le lezioni generiche in inglese perch contano come requisito linguistico. Tutto qui. La gran parte dei ragazzi non segue lezioni in due lingue, e la maggior parte delle conversazioni di gruppo in questa scuola avviene o in inglese o in cinese, quindi finisci con il frequentare i ragazzi che scelgono il tuo stesso indirizzo. Liu, per dire, ha scelto di passare pi tempo con gli studenti che parlano inglese perch sta lavorando alla traduzione degli incantesimi, attivit che richiede una tale padronanza linguistica da riuscire a scrivere poesie in una metrica complessa, con tante parole lunghe in una lingua straniera.
Io invece non li frequentavo affatto, e non partecipavo a nessuna conversazione, punto. Andavo alle mie lezioni e non parlavo praticamente con nessuno, mangiavo da sola, studiavo da sola, facevo esercizio da sola, nascosta nella mia angusta stanzetta, esattamente come avrei fatto se avessi voluto nascondere a tutti le mie brillanti capacit. La vera spiegazione, ossia che non avevo avuto alternative perch tanto non piacevo a nessuno, non faceva altro che rinnovare la domanda sul perch non avessi cercato di piacere a qualcuno, magari mostrandogli le suddette brillanti capacit e, di conseguenza, facendomi corteggiare da tutti, invece che restarmene incautamente isolata.
Era una domanda talmente sensata che avevo passato ben tre anni a ripetermi in modo aggressivo che sarei entrata in una cerchia appena ne avessi avuto l'opportunit, per poi evitare con cura qualsiasi occasione, e raccontando a me stessa che stavo giocando a una specie di gioco di lunghissima durata. Se avessi mai ammesso che forse la mamma aveva ragione e che io, alla fine, in una cerchia non ci volevo proprio entrare,  molto probabile che mi sarei sdraiata e mi sarei lasciata morire, non avendo alcuna prospettiva per il resto della mia vita. Ero riuscita ad ammetterlo, e solo con me stessa, dopo Orion, o meglio dopo Orion e Aadhya e Liu, dopo insomma che non ero pi del tutto senza amici.
E immagino che non ti abbiano permesso di convincerli del contrario? domandai alla fine a Liu senza nessuna vera speranza. Pareva stupido perfino a me, ripensandoci, quindi non pensai proprio che Yuyan e Zixuan avessero potuto crederci. Forse avrebbe potuto farlo qualcuno dei ragazzi che mi avevano accuratamente evitata, ma non quelli di Shanghai, che non avevano alcun motivo per immaginare che quella me sfigata esistesse, finch all'improvviso non mi sono fatta notare. E poi dovevano credere che Chloe e tutti i ragazzi della cerchia di New York mi avessero accettato, offrendomi un'alleanza e garantendomi un posto, solo perch Orion mi aveva frequentato per qualche settimana? L'avessero fatto, io stessa avrei pensato che erano completamente pazzi. Avrebbe avuto molto pi senso se io davvero avessi fatto parte in segreto della loro squadra per tutto il tempo, o, almeno per un anno o pi.
Liu scosse la testa. Sono stati gentili, ma sono piuttosto sicura che l'altro motivo per cui volevano parlare con me era per capire se tu mi avessi ingannata, oppure se io stessi cercando di stabilire un rapporto con New York.
Sospirai. Era Liu quella che cercava di essere gentile con me, ma sapevo cosa intendeva: che i ragazzi di Shanghai volevano capire se lei, e di conseguenza la sua famiglia, stavano preparandosi a minare le cerchie cinesi e a stringere un'alleanza con New York per ottenere una loro cerchia. Quale ipotesi hanno scelto?
Liu alz le mani e scroll le spalle. Ho detto che non sono in grado di provare nulla, ma che comunque tu sei mia amica e che vuoi davvero far uscire tutti e che non entrerai nella cerchia di New York. Cos... loro pensano che tu mi abbia ingannata. Emise un leggero sospiro.
Il loro non era nemmeno un atteggiamento particolarmente paranoico. Le cerchie asiatiche stavano conducendo da decenni una lotta lenta ma sempre pi feroce con quelle di New York e Londra per costringerle a cedere altri posti nella scuola. Il gruppo in lingua cinese di lezioni generali letteralmente non esisteva prima dei tardi anni Ottanta. Prima di allora c'era solo l'inglese, anche dopo che un buon quarto degli studenti entrava nella scuola con qualche dialetto cinese come prima lingua; e, alla fine, la situazione cambi solo quando le dieci principali cerchie cinesi, con Shanghai in testa, annunciarono pubblicamente un comitato esplorativo per costruire una nuova scuola sotto il loro controllo.
Era ovvio che le cerchie non volessero davvero mettere in atto quella minaccia. La popolazione dei maghi era cresciuta costantemente dai tempi dell'apertura della Scholomance, ma aggiungere adesso una seconda scuola e dividere la popolazione degli appartenenti alle cerchie tra le due significherebbe che poi dovrebbero gareggiare con la Scholomance per accaparrarsi gli indipendenti. Entrambe le scuole sarebbero costrette a darci opportunit pi interessanti... a spese dei loro stessi ragazzi. E tutto ci senza considerare il costo enorme della costruzione della scuola.
Quello che volevano davvero per lo ottennero: pi posti nella Scholomance, che le loro cerchie avrebbero poi potuto assegnare, e lezioni in una lingua pi semplice per i loro ragazzi. Non chiedevano molto, ma avevano dovuto minacciare per ottenerlo, e l'assegnazione dei posti  ancora ben lungi dall'essere equa. Io stessa sono qui e occupo un posto che Londra non avrebbe comunque dovuto essere costretta a cedere mentre ragazzi indipendenti in tutta l'Asia sono ancora costretti a sostenere quegli atroci esami per avere la possibilit di essere ammessi.
Ma il problema non  risolvibile senza iniziare a sottrarre posti alle cerchie internazionali ai massimi livelli negli Stati Uniti e in Europa, nessuna delle quali  disposta a cederne nemmeno uno. La prossima riassegnazione avverr presto e sul punto si sta scatenando una vera battaglia. Le cerchie di New York e Shanghai e insieme i loro alleati su entrambi i lati dei due schieramenti si sono reciprocamente fatte cose terribili negli ultimi anni, sfidandosi per la posizione. Sarebbe un po' una sorpresa scoprire che un alleato di New York ha attaccato Bangkok e ha letteralmente distrutto la cerchia. E tuttavia riusciamo a immaginarlo tutti, sappiamo che  possibile che ci sia in atto una guerra totale tra cerchie proprio in questo momento.
Tutti certo, me compresa, ma la verit  che io ho solo sentito delle voci, come un vago rumore di fondo. In questi anni sono stata una emarginata che si dibatteva in una pessima situazione. La danza geotaumaturgipolitica tra le cerchie pi importanti del mondo non m'importava pi di quanto io, paria sfigata, importassi ai migliori membri della cerchia di Shanghai. Eppure era importante adesso, e, pi ci pensavo, pi l'intera faccenda mi sembrava un vero casino. Era ovvio che Yuyan e Zixuan non si fidassero di me. Pensavano che stessi progettando di diplomarmi e di andare dritta con New York, dove era presumibile che avrei tentato di dare una mano a uccidere loro e le loro famiglie. Perch non avrei dovuto ucciderli qui, se ne avessi avuto l'occasione?
Ma qual  la loro alternativa? dissi scoraggiata a Liu, essendomi spremuta il cervello senza trovare una via d'uscita. In ogni caso, non possono comunque arrivare in fondo al percorso senza di me e, se non si allenano, moriranno comunque. Ti concedo che dal loro punto di vista io rappresento una possibilit pericolosa, ma anche l'unica che hanno. Perch non provarci? Oppure... perch non mandare almeno qualche tirapiedi a fare una prova e vedere come va?
Liu scosse la testa. Il fatto  che il percorso  nella palestra.
Gemetti, e mi stesi sul pavimento fissando il soffitto. La palestra, che proprio io avevo ristrutturato completamente durante l'ultimo Festival dello Sport, in un uso del mio potere bizzarro e totalmente insensato che avrebbe avuto d'un tratto un senso fantastico, se ci che avevo fatto fosse stato, per esempio, sabotare il percorso a ostacoli in qualche strano modo che avrebbe costretto i partecipanti in mio potere. Ipoteticamente, in qualche modo quella situazione mi avrebbe permesso di mantenerli in mio potere anche dopo che avessero lasciato la scuola e fossero tornati alle loro cerchie. Che poi  l'idea che sta dietro il percorso a ostacoli fin dall'inizio: dare il tuo consenso  necessario perch funzioni. Se qualche stregone oscuro, riuscisse a insinuarcisi dentro, quello sarebbe un eccellente meccanismo da usare per costringere le persone a diventare servi zombie decerebrati e via dicendo.
Mi dispiace disse piano Liu. Ho gi provato a chiedere a qualche ragazzo indipendente di venire, ma... non si fidano proprio di me. Alz una mano e la pass avanti e indietro sopra la corta peluria appuntita che aveva sulla testa, un gesto inconsapevole che aveva iniziato a fare da quando i capelli erano stati tagliati. Non si era fatta tanti amici pi di me nei suoi primi tre anni alla Scholomance. La sua famiglia non aveva bisogno che si creasse una rete di rapporti. Aveva bisogno che restasse viva e tenesse in vita i suoi cuginetti durante il loro anno da matricole, e avrebbe dovuto farlo con la stregoneria. E se sei solo uno stregone oscuro di basso livello, le persone fanno leva su quello e diventano nervose. E si fidano dei ragazzi di Shanghai. La maggior parte di loro non avrebbe affatto un posto, qui, se la cerchia di Shanghai non avesse lottato per loro.
Ci sarebbe stato da discutere sulla purezza delle motivazioni dei membri delle cerchie, ma ammetto che non avevo ottimi motivi per schierarmi, proprio io, con il mio posto praticamente scontato che la mamma aveva domandato a me se volevo. Pensi che aiuterebbe dire loro che abbiamo effettivamente ottenuto un incantesimo per controllare la mente che funziona su interi gruppi di persone? pensai ad alta voce.
No rispose Liu con decisione. Poi aggiunse: ... Tu s?. Io feci una smorfia che valeva come risposta. Aveva ragione, naturalmente, un incantesimo che controllava la mente non  il genere di cosa che ispira molta fiducia.
E tuttavia, se non fossimo riusciti a trovare un modo per fargli cambiare idea, se Zixuan e Yuyan e gli altri di Shanghai non fossero venuti, se si fossero tenuti alla larga dai nostri allenamenti perch temevano che si trattasse di una gigantesca messa in scena che aveva lo scopo di controllare le loro menti e trasformarli in infiltrati, una volta arrivato il giorno del diploma, sarebbero morti tutti, a frotte, perch non si erano allenati, mentre coloro che avevano seguito la cerchia di New York sarebbero tornati dalle loro famiglie... e alla fine sarebbe venuto fuori che di fatto era stata davvero una gigantesca messa in scena, nel risultato, se non nell'intenzione, e non penso che ai loro genitori sarebbe interessato particolarmente sapere quali erano state le mie intenzioni.
Quasi a evidenziare il problema, il mattino seguente si presentarono pi di cento ragazzi per il turno inglese. Tutta quella gente radunata in un solo posto era una tale tentazione che una squadra di nefasti estremamente reali ed estremamente affamati ci assal durante il percorso, sbucando da cumuli di neve e frastagliati spuntoni di ghiaccio. Non  stata una mossa intelligente. Capimmo che erano veri perch quella settimana non li avevamo mai visti, per cui Orion and dritto verso ciascuno di loro. Li tolse di mezzo tutti quanti senza problemi, tranne l'enorme smaltitore grande quanto una manta che si stacc da una parete dei ghiacciai durante l'attacco, cercando proprio di farsi cadere su di lui. Lo disintegrai completamente.
Riuscii a concentrarmi su quello perch tutti gli altri stavano gi meglio. Grazie a Liesel, come fui di malavoglia obbligata ad ammettere. Aveva aspettato proprio davanti alle porte mentre si radunavano tutti e, quando arrivai io, annunci preventivamente, in tono deciso: Dobbiamo affrontare il percorso in modo diverso. Smettete di pensare a come potete aiutare le persone di cui vi importa di pi. Pensate invece a quale aiuto potete dare nel modo migliore e cercate la persona, tra quelle che vi sono vicine, che ha davvero bisogno di quell'aiuto.
Era piuttosto controintuitivo e pochissime persone sembrarono disposte a mollare le proprie alleanze in modo cos completo. Ma, a met dell'allenamento, risult talmente evidente che quello era l'approccio migliore, che tutti cercarono almeno di adottarlo. Alla fine, ebbi quasi l'impressione che Orion e io stessimo correndo da soli, provavo la stessa euforia, ma perfino di pi, sebbene il percorso fosse comunque mille volte pi difficile, perch il piano stava funzionando. Tutti stavano aiutando tutti, stavano salvando tutti e io dovevo intervenire solo quando la fortuna voltava le spalle a qualcuno.
Ci furono molti pi ragazzi anche nel turno hindi nel pomeriggio. Ravi e altri tre membri della cerchia di Jaipur si presentarono con le loro squadre, quindi, alla fine, il cinguettio di Liesel aveva dato i suoi frutti. Ancora nessuno dalla cerchia di Mumbai, tuttavia, e nemmeno da quella di Maharashtra. Non che fosse davvero una sorpresa. All'inizio del primo anno, quando noi che non eravamo membri di cerchie ci impegnavamo nella prima, frenetica corsa per cercare di fare amicizia, gli altri studenti iniziarono a fare di tutto per evitarmi, la seconda volta che mi incontravano. Ma quelli di Mumbai letteralmente fuggivano, si allontanavano senza proferire parola non appena sentivano pronunciare il mio nome.
Non so davvero cosa sapessero di me. La famiglia di mio padre non ha diffuso attivamente la profezia, almeno credo. Se l'avesse fatto, sicuramente alcune delle cerchie che a quanto pare ero destinata a oscurare e distruggere avrebbero dimostrato, in un qualsiasi momento, un interesse molto pi forte per il mio benessere, o forse per la mancanza del medesimo, prima d'ora. Quindi presumo che tutto ci che sanno  che la famiglia avrebbe accolto me e la mamma, e che tutte e due non avremmo resistito una sola notte dentro le mura del loro complesso.
Forse questo non sembrer sufficiente per meritare immediatamente ostracismo nei miei confronti, ma gli Sharma godono di una certa reputazione tra i maghi nel Maharashtra, all'incirca come quella che ha la mamma nel Regno Unito. Hanno prodotto parecchi guaritori acclamati, ma quello per cui sono realmente conosciuti, e che consente loro di mantenere la loro famiglia sempre pi numerosa,  la magia divinatoria. Che di solito non funziona granch bene per molti motivi, uno dei quali  che gli esseri umani non sono molto bravi a predire quello che li render felici. Non intendo nel senso di quando si desidera qualcosa che poi invece si incasina in modo orribile, come in quella stupida storia horror della zampa di scimmia. Intendo nel modo banale in cui si pu essere sinceramente sicuri di volere un abito visto in un negozio, comprarlo, portarlo a casa e poi lasciarlo nell'armadio a prendere polvere per anni, continuando intanto a ripetersi che verr il momento di indossarlo, e alla fine sbarazzarsene con una sensazione di sollievo.
Be', comunque nella famiglia di mio padre ci sono veggenti che possono dirti come ottenere quello che ti render davvero felice. La pi famosa, e tuttora vivente,  Deepthi, la mia bis-bis-bisnonna, ora ricercatissima per lo pi dai Domini supplicanti delle cerchie che si trovano in una posizione strategica difficile, i quali la pagano l'equivalente di milioni di sterline per un'unica breve conversazione. La leggenda su di lei narra che, quando aveva circa tre anni, mentre i suoi famigliari stavano discutendo svogliatamente di prospettive matrimoniali, alz lo sguardo dai suoi giocattoli e, molto seriamente, disse loro di non preoccuparsene finch non si fosse diplomata alla Scholomance. Ne rimasero tutti assai sconcertati, dato che era il 1886, cio precedentemente a che il dispositivo di pulizia si rompesse per la prima volta e a quel tempo la scuola era aperta solo ai membri effettivi delle cerchie. All'epoca, anche i ragazzi della cerchia di Mumbai dovevano competere tra di loro per i sei posti che quelli di Manchester avevano a malincuore concesso. Per non parlare del fatto, abbastanza scontato agli occhi della famiglia, che mai si sarebbe sprecato un posto di inestimabile valore nella scuola per una ragazza.
Deepthi aveva sette anni quando, subentrando, Londra suddivise il dormitorio comune in camere, quadruplic i posti e apr le porte ai maghi indipendenti. A quel punto, i suoi sapevano gi che, se avessero mai ottenuto un posto nella scuola, avrebbero sicuramente mandato lei e sapevano anche che avrebbero dovuto trovarle un marito disposto a sposarla senza che abbandonasse la famiglia. Perch nessuna famiglia di maghi rinuncia a una ragazza che pu predire in modo accurato importanti eventi di un lontano futuro.
La mia bis-bis-bisnonna ebbe perfettamente ragione anche sul fatto di non volere che si combinasse il suo matrimonio prima del tempo. Quando si diplom, infatti, la sua famiglia aveva gi collezionato entusiastiche proposte nuziali praticamente da ogni studente indiano che avesse condiviso con lei qualche momento dei quattro anni trascorsi nella scuola, ragazzi a cui lei aveva dato vari consigli del tipo: Oggi non andare alla tua sezione di laboratorio, proprio nel giorno in cui il posto in cui il tizio sedeva abitualmente veniva incenerito per l'esplosione di un tubo; oppure: Impara il russo e fai amicizia con quel ragazzo cos calmo del tuo corso di matematica, quando poi il ragazzo calmo risult essere il migliore del suo corso e invit il destinatario del suggerimento a unirsi alla sua alleanza. Pare ci sia stato anche un gruppo di ragazzi che si offrirono di sposarla collettivamente, come i Pandava della mitologia induista, o qualcosa del genere. Lei scelse, invece, un simpatico giovane alchimista che proveniva da una famiglia indipendente di fuori Jaipur, gi vegetariano e strettamente mana, che aveva due fratelli pi grandi ed era davvero disposto a trasferirsi, unendosi alla famiglia. Ebbero cinque figli sani, quattro dei quali sopravvissero alla cerimonia del diploma, un risultato decisamente migliore della media, e da l andarono avanti. Pare che tra decine e decine di nipoti, bis-nipoti e bis-bisnipoti, mio padre fosse, appunto, il bis-bisnipote preferito. Per questo non capisco come mai la mia bis-bis-bisnonna non gli raccomand di non diventare troppo amico di quella bionda gallese nei suoi non pi verdi anni, anche se forse glielo disse e lui ascolt il suggerimento con l'entusiasmo tipico degli adolescenti davanti a quel genere di avvertimenti. Io non ignorerei mai un simile buon consiglio, se mai mi venisse dato, ovviamente.
E comunque, qualsiasi consiglio avesse ricevuto, mio padre non lo segu certo alla lettera e il risultato  che io sono qui, e lui no. E si badi che io non sono una Sharma di Mumbai, sono una Higgins del Galles, perch trenta secondi dopo avermi incontrato, la mia bisnonna vaticin per me un destino piuttosto terrificante... be', terrificante per qualsiasi altro essere vivente. Per quanto mi risulta, secondo lei avrei trovato la mia felicit diventando una strega oscura bizzarramente malevola destinata a sottomettere le cerchie. Certo, non posso negare che la prospettiva abbia una sua grande e viscerale attrattiva. Alla fine, poi, la mamma mi dovette trascinare di nuovo nella comune, perch la famiglia di mio padre era pronta a sacrificare me, la piccola Hitler, per salvare quel mondo che ero destinata a ricoprire di oscurit e morte.
Dovrei, per inciso, far notare che si tratta della stessa famiglia cos tanto votata alla non violenza che i suoi membri hanno rifiutato una irrinunciabile offerta di trasferirsi in massa nella cerchia di Mumbai, perch il posto non era rigorosamente mana e loro non erano disposti a barare, per quanto il prezzo dell'inganno potesse essere basso.
Potete capire quindi perch il rifiuto della famiglia paterna nei miei confronti potrebbe far s che le persone che ne conoscono la reputazione mi guardino con una certa diffidenza. Anche se non si conoscono i dettagli,  irragionevole non pensare che nel mio futuro ci sia qualcosa di estremamente spiacevole. E per di pi, nessuno  in grado di immaginare niente di tanto estremo quanto la reale profezia.
Cos, abbandonai in fretta ogni tentativo di presentarmi a qualsiasi ragazzo di lingua marathi. In effetti, ho passato gran parte degli ultimi tre anni con una preoccupazione di basso livello circa quello che loro potevano raccontare di me alle altre persone, cosa utile per a riempire tutte le ore in cui non mi preoccupavo di problemi pi immediati, tipo se quel giorno avrei avuto abbastanza da mangiare, o se qualcuno avrebbe mangiato me.
Ora non dovevo pi preoccuparmene. I miei detrattori avrebbero potuto alzarsi in piedi nella mensa usando un incantesimo amplificatore per ripetere la profezia della bis-bis-bisnonna parola per parola, ma le persone che si univano a me per gli allenamenti non avrebbero perso una briciola della loro fiducia nei miei confronti. Tanto per cominciare, non  che si fidassero di me. Non erano qui perch credevano davvero che le avrei salvate. Si univano a me perch, anche se magari ero una crudele strega oscura, non avevano comunque nessun'altra opzione per riuscire ad allenarsi. Sicuramente quasi tutti stavano facendo, in silenzio, piani segreti con i loro alleati e altre squadre per stabilire quello che avrebbero davvero fatto nel salone dei diplomi; e, soprattutto, per stabilire cosa avrebbero fatto se fosse poi venuto fuori che ero davvero una crudele strega oscura.
Ecco perch risult tanto importante il proclama pre-allenamento di Liesel. Era impossibile arrivare in fondo a un percorso, anche uno solo, in cui tutti quelli che avevi accanto spendevano le proprie forze per compensare le tue necessit pi urgenti, senza rendersi conto di quanto fosse infinitamente meglio di qualsiasi cosa si potesse ottenere anche con la migliore delle alleanze private. Era cos tanto meglio che, se anche fosse venuto fuori che ero davvero una crudele strega oscura che pianificava di eliminare una parte considerevole dei compagni di corso, probabilmente a tutti loro conveniva comunque attenersi alla strategia e accettare il rischio che rappresentavo io invece del rischio che rappresentava qualsiasi altra cosa ci fosse laggi.
La cosa divenne chiara per i partecipanti del turno hindi come lo era stato per quelli del mattino, e la voce continu a spargersi. Il sabato mattina c'erano quasi ottanta ragazzi per la corsa spagnola e, quel pomeriggio, infine, fecero la loro comparsa i primi cinque ragazzi del turno cinese. Erano tutti sbandati.
Non c' una singola cosa che marchi qualcuno come sbandato. A volte  la sfortuna: essere stati aggrediti troppe volte, aver consumato tutto il mana lottando con i nefasti tanto da non averne pi da mettere in un serbatoio comune. A volte  sfortuna al quadrato: metti di riuscire bene in qualcosa di completamente inutile, tipo intrecciare l'acqua. D'accordo, nel mondo di fuori si farebbe una fortuna aiutando le cerchie con la rete fognaria, peccato non poterne avere l'occasione, dal momento che questo tipo di abilit qui dentro non serve a nessuno. Altre volte capita di non essere molto bravi con gli incantesimi e neanche con le persone, magari chi se la cava con una delle due cose pu farcela, ma senza l'una e senza l'altra sono guai.
Ho tentato di non pensare a come sarebbe, dover guadare il salone dei diplomi tutta sola, attraverso un mare di persone in fuga verso i cancelli ma con piani, amici e armi, incantesimi di difesa e pozioni curative, e tutto intorno i nefasti che gi iniziano a strappare ragazzi dalla folla, spolpandoli, e correre, perch la tua sola speranza  correre, anche se sai che di speranza non ne hai proprio e che ti toccher morire guardando gli altri che escono dai cancelli. Ho passato tre anni a cercare di non pensarci, perch ero sicura che la vittima di tutto questo sarei stata io.
Nella fattispecie, uno di quei poveri diavoli aveva contratto dei tremori che di tanto in tanto interrompevano il lancio di incantesimi, probabilmente per effetto di un avvelenamento o anche solo di un trauma. E quelli non mancano certo, qui dentro. Un'altra tipa parlava un cinese buono quanto il mio ed era un pessimo segnale, dato che, presumibilmente, il cinese era la lingua in cui aveva seguito le lezioni per tutti i quattro anni. Non vale proprio la pena, statisticamente parlando, di mandare i propri figli qui se fin dall'inizio non hanno una padronanza sufficiente dell'inglese o del cinese; cosa che di solito  anche segno che non sono bravi con le lingue. Non importa quanto siano in gamba in altre cose, chiunque non riuscisse a seguire le materie generali sarebbe troppo svantaggiato. Meglio tenerli a casa, sorvegliati meglio che si pu, insegnando loro nell'idioma che meglio conoscono. Ma alcune famiglie ci provano comunque.
E in effetti nessuno dei cinque partecipanti del turno cinese si era rivelato bravo nel percorso. La saggezza della nostra gente  crudele, ma raramente si sbaglia. Il ragazzo con i tremori, Hideo, sarebbe stato un incantatore assai bravo, solo che sarebbe morto almeno due volte durante quell'unico allenamento se avesse interrotto le sue invocazioni. Nello specifico non ebbe importanza, dal momento che i ragazzi con me e Orion erano solo cinque, arrivammo comunque tutti in fondo.
Dopo mi costrinsi a dire a Hideo: Ti porto una pozione che ti aiuter a rimanere calmo durante la corsa. Mia madre ha avuto la ricetta di un intruglio che lei chiama acque-calmanti. Ne prepara un lotto mensile da dare ai maghi che hanno spasmi muscolari causati da un numero eccessivo di lanci, perch quando tenti di lanciare un incantesimo e proprio non hai abbastanza mana, puoi usare il corpo per supplire a quella mancanza, ma spesso con effetti collaterali complicatissimi da eliminare. Ero ragionevolmente sicura che avrebbe funzionato anche per i suoi tremori.
Il problema era che non potevo preparare io stessa la pozione, ma avrei dovuto chiedere a Chloe di farlo. Mi concessi per uno sviluppo positivo: domandai anche a Orion di scendere nei laboratori. A lui brillarono gli occhi e si mostr entusiasta, per poi lanciarmi uno sguardo ferito e deluso quando scopr che sarebbe venuta anche Chloe, che era poi esattamente il motivo per cui gli avevo chiesto di venire. La volta successiva si sarebbe premurato di chiedere se ci sarebbe stato qualcun altro, e allora avrei dovuto rispondere di s, oppure ammettere che gli stavo chiedendo un appuntamento, cosa che non avevo in alcun modo intenzione di fare. Insomma, quella era la migliore protezione contro me stessa che fossi riuscita a escogitare.
Orion divenne ancora pi nervoso perch ci vollero tre ore per mettere insieme quell'accidente di pozione. Chloe continuava a fare domande del tipo: Triti finemente le conchiglie o ti limiti a ridurle grossolanamente in pezzetti?, e anche: Mescoli in senso orario o antiorario?, e io non sapevo rispondere, a parte imitare i gesti della mamma e tirando a indovinare. In generale, sono una frana in Alchimia e una frana in Guarigione, cos la combinazione  quasi sempre un disastro. L'ultima volta che mamma ha tentato di insegnarmela, la goccia di prova ha privato il pavimento della nostra yurta di un pezzo grande come il mio pugno.
Non pu essere giusta osserv Chloe guardando la mistura arrabbiata che ribolliva nel tegame e che di sicuro non assomigliava alle acque calmanti.
Infatti dissi io in tono cupo. Penso di aver sbagliato con il sale e lo zolfo.
Lei sospir. Tocca ricominciare daccapo.
Oh, andiamo gemette subito Orion. Per amore di giustizia, che comunque non avrebbe avuto da me, quello era il quarto tentativo.
Smetti di lamentarti gli dissi. Fai finta che siamo esche, e che tu ci stia tenendo d'occhio. Noi due, da sole in questo laboratorio, abbiamo pi possibilit di venire assalite di chiunque altro nell'intera scuola. A giudicare dallo sguardo che mi lanci, non sono sicura che Chloe avesse davvero apprezzato la mia argomentazione.
Il quinto tentativo, in effetti, riusc vagamente somigliante a quel bel verde-azzurro che doveva essere il risultato, ma con una spessa venatura color del fango che ci guazzava in mezzo. Non avevo assolutamente idea di che cosa avessi di nuovo sbagliato, ma Chloe, con molta cautela, intinse nella pozione una ciocca dei suoi capelli, la sfreg tra le dita, l'annus e, infine, la tocc appena con la lingua. Fece una smorfia, sput nel lavello e disse: Bene, penso di esserci riuscita, dopodich sgombr il campo con un incantesimo di pulizia prima di rimettersi all'opera. Lavor molto pi rapidamente e io non riuscii nemmeno a vedere cosa avesse fatto di diverso, ma quando ebbe finito, la venatura di giallo-marrone fangoso era svanita, e un'unica goccia di quella roba sulla mia lingua mi bast per capire che, s, c'era riuscita.
La goccia calmante non fu per sufficiente a neutralizzare l'inevitabile manifestazione di gelosia: io non ero riuscita a preparare le acque calmanti, una ricetta di mia madre, mentre Chloe s. Avrei dovuto ingollarne una tripla dose per togliermi quel sapore amaro dalla bocca.
Chloe ne prepar un grosso quantitativo che versammo in trenta flaconcini. Avrebbe fatto bene a Hideo per il resto del trimestre e ne sarebbe anche avanzata abbastanza per chiunque fosse andato nel panico il giorno del diploma: c'era sempre un numero ragguardevole di persone che dava inaspettatamente di matto. Orion trascin per noi la cassetta con i flaconi fino alla stanza di Chloe e mi lanci un'ultima occhiata di rimprovero prima di uscire stizzito per andare a caccia, dato che io mi ero saldamente spiaggiata su uno dei pouf, mettendo cos in chiaro che non sarei andata da nessuna parte, da sola con lui.
Chloe si morse il labbro e non disse nulla, ma, cosa inusuale per lei, continu a tacere anche quando lui se ne fu andato. Era chiaro che era riuscita a usare con successo una dose di acque calmanti per smettere di preoccuparsi: El ci porter via Orion?. E nemmeno io volevo pensarci, perch lasciare che quell'idea mi lavorasse nella testa avrebbe probabilmente reso inevitabili molte e terribili decisioni. Hai sempre pensato di fare Alchimia? dissi, invece, per distrarci entrambe. I tuoi genitori non sono tutti e due artefici?
S rispose Chloe. Ma mia nonna  alchimista. Ha cominciato a insegnarmi a cucinare quando avevo circa dieci anni. Era davvero felice che io volessi imparare, forse perch la mamma e lo zio non l'hanno mai fatto. Lei  entrata nella scuola per lavorare alla ristrutturazione della mensa aggiunse.
Nonostante qui il cibo sia in gran parte pessimo e quasi sempre contaminato, siamo fortunati ad averlo. Originariamente la mensa della scuola dispensava una nutriente fanghiglia tre volte al giorno, acquosa abbastanza da passare attraverso le sottilissime tubature protette, e, se ti andava di trasformarla in qualcosa di diverso, dovevi cavartela da solo, cosa che nessuno poteva permettersi di fare.
In effetti, ricavare un particolare cibo da qualsiasi altra cosa usando la magia  quasi impossibile, perch non ti interessa solo il sapore, ma anche che, dopo averlo inghiottito, il cibo funzioni come nutrimento per il corpo. Se ti riuscisse di trasformare una scatola di chiodi in un sandwich, dopo potresti anche pensare di aver mangiato, ma non sarebbe cos. E sbaglieresti pure trasformando la sbobba in pane, in quel caso perch sbobba e pane non sono poi cos simili per i tuoi enzimi digestivi.  stato fatto, in effetti, ma solo in laboratori di Alchimia fondati da cerchie, dal tipo di mago che, finito il suo addestramento alla Scholomance, passa poi i dieci anni successivi in una banale universit, ottenendo lauree avanzate in chimica e scienza dell'alimentazione.
Puoi comunque iniziare con qualcosa che tecnicamente si qualifica come nutrimento e poi guarnirlo con un'illusione sensoriale, ma l'illusione andr in frantumi non appena inizierai a masticare. Il risultato  nella maggior parte dei casi pi spiacevole di quanto non lo sia ingurgitare qualsiasi cosa con cui avessi iniziato. L'unica soluzione efficace  trasformare in modo selettivo quelle parti dell'alimento che hanno un contatto importante con le tue papille gustative: perdi la componente nutritiva delle parti trasformate, ma il resto fa correttamente il suo lavoro.
Tuttavia si tratta di una procedura molto pi complicata e costosa, in termini di mana, di quanto lo sia sventolare una mano e trasformare, diciamo, un bastoncino in una penna, caso in cui non ti importa un bel niente delle trasformazioni a livello molecolare, perch ti basta che la penna scriva. Quindi, nemmeno i membri delle cerchie possono permettersi di farlo regolarmente. La maggior parte dei ragazzi esce dalla scuola pi o meno malnutrita, anche se tutti impiegavano con il cibo gran parte della loro quota di peso. Fu un fattore abbastanza decisivo nei decessi, tanto che, dopo all'incirca dieci anni, si decise di aprire un varco nelle difese per consentire il trasporto di piccole quantit di vero cibo, sufficiente almeno per concedere a tutti la visita allo snack bar tre volte la settimana.
Ma quando poco dopo la Seconda guerra mondiale, la cerchia di New York e un consorzio delle altre cerchie statunitensi piombarono qui e s'impadronirono allegramente della scuola, Londra non fu assolutamente in grado di opporre resistenza, i nuovi arrivati ingaggiarono una schiera di quei famosi maghi-chimici, i quali svilupparono nei loro laboratori un sistema di trasformazione del cibo da applicare alla fanghiglia, pi economico in termini di mana, delle migliori soluzioni ideate prima di allora.
Evidentemente la nonna di Chloe era stata una di quegli alchimisti che l'avevano reso possibile, abbastanza brava nel suo lavoro da ottenere un posto nella cerchia di New York. Sapevo gi che suo padre, durante il diploma, era stato alleato con suo zio e che era entrato nella scuola sposando quella che sarebbe diventata la madre di Chloe. Quindi suo padre e sua nonna erano stati maghi indipendenti ed erano riusciti a entrare scavando, per cos dire, a mani nude e lavorando come pazzi. La sua famiglia, del resto, non era in posizione elevata nel consiglio o altro, perch era relativamente nuova. Nessuna meraviglia quindi che fosse cos ansiosa di non perdere Orion, il figlio della Domina.
Non riuscii a dire nulla che potesse rassicurarla. Io non sarei entrata nella cerchia di New York. Non stavo facendo lo stesso affare di sua nonna, nemmeno nella migliore delle ipotesi. Quindi, se Orion voleva me pi di quanto voleva New York, suppongo che, s, l'avrei portato via con me e neanche di quello mi sarei sentita colpevole. Non dopo il modo in cui loro l'avevano trattato, crescendolo perch non fosse soltanto un figlio, ma diventasse il loro eroe. Quanto a me, avevo passato gran parte della mia infanzia prendendomela con mia madre perch non mi introduceva in una cerchia. Senza che mi passasse per la testa quello che qualsiasi cerchia avrebbe fatto di qualcuno come me, senza che mi domandassi cosa mi avrebbero richiesto, cosa avrebbero detto a una bambina troppo piccola per opporre qualsiasi resistenza, al solo scopo di ottenere ci di cui avevano bisogno.
Non avevo intenzione di cedere, a nessuno. Non a Magnus, non a Khamis, non a Chloe, nemmeno a Orion, nemmeno se fosse stato lui stesso a chiedermelo. Non avevo intenzione di cedere n a New York n a nessun'altra cerchia e, soprattutto, non avevo intenzione di cedere alla Scholomance.
Dopo aver lasciato Chloe nella sua stanza, camminai da sola fino alla palestra. Le porte erano chiuse: non c'erano allenamenti, la domenica. Dall'altro lato i rumori smorzati di molatura e sferragliamento proseguivano costantemente, mentre il percorso a ostacoli si stava resettando per tentare di ucciderci, il tutto naturalmente per renderci pi forti. Rimasi l davanti a lungo, in ascolto. Potevo farlo, perch niente avrebbe tentato di assalirmi. Proprio cos pronunciai in tono di sfida. Non provateci nemmeno, tanto non vincerete. Porteremo tutti fuori. Io porter tutti fuori.
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11. STUDENTI DELLE CERCHIE.
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I discorsi drammatici funzionano eccome, infatti quel luned si presentarono, trepidanti, duecento ragazzi per il successivo turno inglese, e io e Orion ci avvicinammo al limite.
Il nuovo percorso era assolutamente terribile. La palestra era lussureggiante di susini al culmine della fioritura, un ruscello gorgogliava leggero serpeggiando tra le loro radici mentre le ultime tracce di ghiaccio sembravano aggrapparsi ai suoi argini e sottili trine di brina ornavano l'erba. La luce del sole filtrava attraverso le foglie, gli uccellini svolazzavano tutto intorno e dai rami provenivano cinguettii piacevoli e invitanti... almeno finch non ci avvicinammo abbastanza da permettere agli alberi di iniziare a colpirci selvaggiamente con rami spinosi che fecero a pezzi gran parte degli incantesimi di protezione, e a quei minuscoli, graziosi uccelli, che ben presto si rivelarono essere squarturlatori, di attaccarci in massa dopo aver formato uno stormo.
Tentai di colpirli tutti insieme con un incantesimo mortale, ma senza esito. Un istante prima di essere colpito, lo stormo si disperse e le creature che lo componevano iniziarono ad attaccarci separatamente. Per tutto il tempo dell'allenamento, Orion zigzag tra la folla, facendo fuori gli squarturlatori in forma passeracea uno alla volta, cosa che io non potevo fare: lanciare uno dei miei incantesimi mortali contro un singolo nefasto mentre quello volava veloce intorno a una persona colpendola con il becco era il modo migliore per mancarlo del tutto e uccidere non solo la sua vittima, ma anche le tre persone pi vicine a lei.
L'unica cosa che evit il disastro fu che tutti continuarono davvero ad aiutarsi a vicenda, lanciando nuovi scudi protettivi su persone gi colpite, abbattendo uno per uno gli squarturlatori se solo arrivavano a tiro, neutralizzando le piccole nubi velenose che, di tanto in tanto, esalavano dai fiori dei susini. E anch'io mi resi utile quando a met del percorso gli alberi diventarono creativi. Una decina di loro sollev le radici, che poi si aggrovigliarono fino a prendere la forma di un gigante di vimini animato. Quell'enorme essere si muoveva con grande fragore, afferrava intere manate di studenti e li gettava nel proprio torace cavo, che poi esplodeva in fiammate mentre i poveri diavoli imprigionati l urlavano, e questo un attimo prima che un secondo gruppo di alberi seguisse l'esempio del primo.
Gli scudi di cui tutti disponevano per proteggersi dagli squarturlatori erano completamente inutili contro gli uomini di vimini, e nemmeno Orion riusciva a scalfirli. Il loro stesso fuoco, che probabilmente era psichico e non fisico, non li consumava. Continuarono allegramente ad ardere finch non li distrussi impiegando un mio utile incantesimo, quello per fabbricare una torre ner rituale, che funziona utilizzando qualsiasi materiale da costruzione disponibile. Il risultato fu che tutti gli studenti che si trovavano nel torace dei giganti di vimini furono gettati fuori, gli alberi fatti a pezzi e riassemblati per costruire una torre esagonale dotata di solide pareti irte di pali acuminati incurvati verso l'alto e disposti a intervalli regolari; l'effetto complessivo era proprio quello di una struttura destinata, in tutta l'ampiezza della sua superficie, all'impalamento delle persone. Si tennero tutti alla larga, compresi gli squarturlatori.
Non ci furono vittime, ma in sette ne uscirono con fratture esposte, una decina con gravi ustioni, mentre due studenti persero gli occhi. Una volta usciti dalla palestra, un paio di alchimisti delle cerchie misero con riluttanza a disposizione dei feriti gocce di tintura rigenerante, che risultarono abbastanza efficaci nel riparare i danni. Peraltro nessuno si sarebbe lamentato di uscire vivo dal giorno del diploma anche a costo di rimetterci un occhio; ma insomma, quell'allenamento ci impart una dura lezione sui nostri limiti. Esistevano moltissimi nefasti piccoli e veloci che in effetti dovevano essere sopravvissuti alla disinfestazione del piano di sotto.
In seguito, Magnus si port Orion in un angolo della sala di lettura della biblioteca per una bella chiacchierata a cuore aperto, fuori dalla portata delle mie orecchie. In silenzio, mi alzai e sgattaiolai dietro di loro per ascoltare. Senti, amico, mi dispiace dovertelo dire, so che stai cercando di superare qualsiasi difficolt, ma... ci serve un piano di riserva per quando non ce la fai. Intendeva un piano per abbandonare le persone al loro destino, quel genere di piano che ogni membro di qualsiasi cerchia aveva gi fatto.
Nel caso, dovremo lasciare che i pi preparati si difendano da soli, Tebow dissi alle sue spalle, con la dolcezza di una mela avvelenata. Magnus sussult e mi lanci uno sguardo assassino prima di riuscire a contenersi.
La verit era che tutti avevano quel piano di riserva, che consisteva nel riconoscere quando uno dei tuoi alleati non ne poteva pi ed era ora di lasciarlo indietro. Io con quel piano nella testa ci avevo convissuto per anni, e limitarmi a dichiarare che ci avevo rinunciato non era una soluzione. Quello di cui avevamo bisogno, invece, era di un piano per salvare tutti, ma era evidente, ormai, che non ce l'avevamo. Su questo punto, Magnus non si sbagliava.
Quello che invece avevamo era comunque la miglior opzione disponibile. Altri ragazzi avevano continuato a unirsi agli allenamenti per tutta la settimana, con la sola eccezione del turno cinese, che rimaneva in pratica deserto. Si present con cautela un ex membro della cerchia di Bangkok e, pi avanti nella settimana, Hideo - a proposito, le acque calmanti avevano funzionato a meraviglia per placare i suoi tremori per almeno un'ora, tempo pi che sufficiente per completare il percorso - che si port dietro un gruppetto di altri tre ragazzi, un'alleanza tra sfigati che si reggeva su un accordo da mantenere poi nel salone dei diplomi, e che non comportava nessun altro vantaggio: perfino gli sbandati senza speranza possono stringere quel tipo di pessimo patto. Credo che Hideo avesse chiesto agli altri di venire a vedere la sua prestazione, ora che i tremori erano stati curati, nella speranza che si convincessero a permettergli di unirsi a loro; e in effetti ad averli portati l era la prospettiva di aggregare un quarto membro alla squadra. Quello, o magari era a loro che piaceva Hideo, e quello che volevano era che lui li convincesse.
Doveva esserci riuscito, e la cosa parve essere contagiosa, perch il luned seguente, dopo che la palestra aveva sfornato un altro percorso del tutto impossibile da completare restando vivi, i membri delle cerchie giapponesi si presentarono in massa alla corsa cinese portando con s i loro alleati e formando cos una folla piuttosto considerevole. Le maggiori cerchie giapponesi inducono ciascuno dei propri membri a formare una sua squadra, che comprenda non pi di un paio di potenziali reclute della cerchia stessa, scelte con cura tra gli studenti giapponesi indipendenti; gli altri componenti, invece, devono essere maghi stranieri, da sponsorizzare in modo aggressivo perch entrino dopo il diploma in altre cerchie non giapponesi, e questo allo scopo di creare rapporti in tutto il mondo. Moltissimi ragazzi scelgono quindi di studiare il giapponese e contendersi i posti disponibili, dato che rappresenta un aiuto considerevole per entrare proprio nella cerchia di cui pi amerebbero far parte. Di solito, ci si considera fortunati se si riesce a entrare in una cerchia qualsiasi, anche se ci significa finire dall'altra parte del pianeta, allontanandosi dalla propria famiglia.
Alcuni studenti giapponesi si erano gi presentati ai turni inglesi, dato che la maggior parte di loro conosceva sia l'inglese sia il cinese, mentre era ovvio che avrebbe avuto pi senso partecipare agli allenamenti meno affollati. Era comprensibile, per, che non avessero voluto scontrarsi con la cerchia di Shanghai. Presentarsi cos equivaleva ad ammettere pubblicamente che erano convinti di non avere altro modo per uscirne vivi, una dichiarazione di completa sfiducia in qualsiasi cosa i ragazzi di Shanghai stessero cercando di organizzare.
Quello che di sicuro non stavano organizzando erano allenamenti sul percorso a ostacoli, dal momento che, per quanto ne sapevo, a parte me nessuno nella scuola poteva affrontare mentalmente un castigatore, vale a dire la guest star della settimana. Io impiegai dieci minuti buoni per eliminare quell'essere mentre muggiva, ruggiva e agitava i suoi disgustosi, viscidi arti che facevano piovere gocce acide su tutta la palestra nello stesso tempo in cui scavava a morsi buchi enormi nel vasto prato primaverile sopra il quale ronzavano diciassette diversi sciami di insetti manafagi che a tutti gli altri toccava tenere lontani. Orion fu costretto a percorrere la palestra avanti e indietro per trentadue volte con un incantesimo a rete che continuava a smagliarsi ogni volta che veniva colpito da una delle piccole gocce corrosive di cui grondavano i tentacoli del castigatore.
Forse alla fine non  cos importante propose stancamente Liu quel pomeriggio in biblioteca, mentre ce ne stavamo accasciati intorno al tavolo. Orion aveva appoggiato la testa fra le braccia e russava in modo sommesso. Il resto di noi si sforzava invece di escogitare modi per convincere i membri della cerchia di Shanghai. Il giorno del diploma nessuno rifiuter un aiuto e i disperati che ne avranno pi bisogno di tutti verranno ad allenarsi. Forse quelli riusciremo a coinvolgerli.
S, e non saranno neanche inutili precis Aadhya. Perch stanno facendo qualcosa. Sono sempre nel laboratorio tecnico. Ogni volta che ci sono andata per prendere del materiale, ho visto Zixuan che lavorava con almeno una decina di ragazzi.
 una cosa assurda, non saranno preparati ribatt Liesel. Se vi state chiedendo come si fosse inserita nella nostra discussione, sappiate che anche noi ci ponemmo la stessa domanda; ma Liesel era da un lato impermeabile alle allusioni da cui avrebbe dovuto capire che non era desiderata, e dall'altro terribilmente intelligente, quindi non eravamo riusciti a escluderla dalla pianificazione. Anzi, a ogni sessione si era spostata pian piano un po' pi avanti intorno al tavolo. Loro sono pi di trecento e non vengono a un solo allenamento. Noi ancora non riusciamo a gestire in modo adeguato un gruppo di duecento persone. Siamo noi quelli inutili? Siamo noi a non esserci allenati? Se questa settimana non  morto nessuno  solo perch abbiamo avuto fortuna. E siamo solo all'inizio! Se quelli di Shanghai non cominciano ad allenarsi, non avranno pi nessuna speranza. Mettetevelo in testa.
E quindi immagino che secondo te dovrei semplicemente abbandonare trecento persone risposi, tagliente.
Liesel alz gli occhi al cielo. Oh, la supereroina si  incazzata. Dico solo che se vogliono il tuo aiuto, verranno a chiederlo. Fino ad allora, dovresti preoccuparti meno di come salvarli e pi di come loro invece possono metterti i bastoni tra le ruote. E adesso, sarebbe possibile discutere dell'ordine di ingresso agli allenamenti? Non possiamo continuare a correre tutti dentro alla rinfusa, senza nessuna organizzazione. Non  una strategia vincente, adesso che stiamo collaborando tutti.
Poi tir fuori quattro diversi grafici con molteplici opzioni classificate in base ai colori e li apr sul tavolo. Dobbiamo provare metodicamente ciascuna di queste alternative nelle prossime sei corse. Inizieremo con gli studenti che dispongono delle protezioni pi forti e cercheremo di creare un perimetro difensivo che possa essere controllato da vicino...
Stendo un velo pietoso sul resto. Era ovvio che Liesel avesse ragione, quindi non c'era modo di impedire che fosse lei a farci marciare con piglio deciso nella giusta direzione ma, quanto a me, avevo la sensazione di essere stata messa con le spalle al muro dalla pi dragonesca delle addette alla mensa delle elementari.
Quella settimana, senza preoccuparsi di informare nessuno, Liesel ordin anche agli studenti del corso di scrittura creativa di incantesimi di disertare i nostri allenamenti e disse loro di ideare piccoli trucchi che avrebbero fatto cose tipo contornare chiunque avesse problemi con un'aura che sarebbe passata dal color ambra al rosso acceso con l'aggravarsi della loro situazione, insomma non proprio il genere di trovata di cui qualcuno avesse mai sentito prima la mancanza nel salone dei diplomi, dato che era pi o meno come esporre una freccia luminosa per i nefasti, e segnalare automaticamente, evidenziandolo sul pavimento, l'ultimo luogo di avvistamento di un nefasto per consentire a chiunque di allontanarsi da l. Di nuovo, non qualcosa su cui chiunque in passato avrebbe mai deciso di spendere mana. Venni per la prima volta a conoscenza di questo geniale programma quando, quel venerd, le persone iniziarono a mandare luce e dopo l'allenamento Liesel impart a me e a Orion un severo predicozzo per non esserci nemmeno preoccupati di controllare chiunque non brillasse di rosso acceso.
Avrei avuto parecchio da dire su quel suo comportamento innovativo, se non fosse che ero stesa sul pavimento a occhi chiusi, tentando di convincere il mio cuore e i miei polmoni che la situazione era sotto controllo e che quindi dovevano calmarsi e continuare a funzionare, mentre anche Orion era crollato ansimante in ginocchio, la maglietta completamente fradicia di sudore. Nella corsa inglese avevamo raggiunto il numero di trecento partecipanti.
Ne erano usciti tutti vivi e tutti interi, perch il lancio di incantesimi da dietro un perimetro formato dagli studenti pi abili nella protezione era in effetti molto efficace, come lo erano i nuovi sistemi di allerta. Quando riuscii a trascinarmi in mensa per il pranzo e mi fui ripresa a sufficienza da poter pensare a una lite con Liesel, mi resi infatti tristemente conto che l'unico plausibile motivo di lite era che si stava impossessando di un'autorit che nessuno voleva concederle. E come motivo aveva la solidit di una palude. Almeno lei agiva sulla base di capacit terrificanti, e non solo di una casuale inclinazione.
In ogni caso, qualsiasi energia che mi fosse rimasta per litigare sarebbe svanita presto. Quello stesso pomeriggio eravamo almeno in centocinquanta nella corsa hindi, perch alla fine si erano presentati tutti i ragazzi venuti dal Maharashtra. Si tenevano il pi possibile lontani da me, certo, ma erano l. Il mattino seguente anche nella corsa spagnola ci furono oltre cento studenti. A quel punto, mi sentivo pateticamente grata del fatto che la corsa cinese fosse ancora poco frequentata: farla con quaranta ragazzi mi sembr una passeggiata di salute. Alla fine, risult ancora pi chiaro che, senza i miglioramenti spietatamente imposti da Liesel, avremmo subto un numero elevato di perdite, a destra, a sinistra e al centro.
Cosa che per non mi indusse a riconsiderare il suo approccio. Esattamente, come sei riuscita, fin qui, a fingere di essere una persona gentile? le domandai, di cattivo umore, quando scesi in mensa il luned successivo: nella nostra riunione in biblioteca, dopo il turno inglese di quella mattina, aveva squadernato un lungo elenco delle molte, moltissime cose che avevo fatto in modo sbagliato o inefficiente e che bisognava quindi correggere, cose cui aveva prestato attenzione perch, in qualche modo, era riuscita a portare a termine il percorso senza stress. Continuava a pretendere la mia attenzione anche sulle scale, persino dopo il suono della campana del pranzo.
Tir su con il naso, sprezzante. Non  complicato sembrare gentili agli altri! Identifichi i soggetti pi popolari in ciascuno dei corsi che frequenti, capisci qual  il pregio che pi stimano di se stessi e rifili loro i complimenti del caso almeno tre volte la settimana. Finch loro ti crederanno una persona gradevole, gli altri li seguiranno.
Non mi era passato per la testa che ci fosse una risposta accuratamente argomentata alla mia domanda. Dovevo esserle parsa sbalordita, perch mi fulmin con lo sguardo e disse, aggressiva: Oppure, puoi passare anni ad andartene in giro immusonita per la scuola, lasciando credere a tutti di essere una strega oscura incapace. Sai quanto sarebbe tutto pi semplice adesso se solo ci avessi concesso un tempo ragionevole per prepararci? Per tacere del fatto che non avremmo tutti questi problemi con i membri della cerchia di Shanghai! E a proposito, farai meglio a stare attenta. Stanno aspettando troppo. Si allontan stizzita per raggiungere Alfie e i ragazzi di Londra che erano pi avanti nella fila. Per farle posto proprio alle spalle di Alfie indietreggiarono tutti, compresi Sarah e Brandon, anche se loro erano membri di una cerchia e Liesel no.
 un mostro dissi recisamente a Aadhya e Liu mentre facevamo la fila. Avevano anche loro delle belle occhiaie: oltre a partecipare alle corse inglesi, Liu si univa a noi anche per i turni cinesi, cercando ogni volta di lanciare l'incantesimo di amplificazione del mana per proteggere pi persone che poteva; Aad, invece, seguiva gli allenamenti hindi, per non parlare del fatto che entrambe dovevano regolarmente sorbirsi Liesel molto di pi di me, dato che loro due e Chloe si occupavano della parte organizzativa. Ero felice di dover passare molto pi tempo di loro correndo alla disperata per salvarmi la vita.
E comunque  la studentessa pi brillante disse Aadhya, e in effetti era un'ottima osservazione, visto che la pi spaventosa insensibilit sembra essere un requisito indispensabile. Smettila di attaccare briga con lei. Abbiamo bisogno di tutto ci che partorisce il suo cervello gigantesco. Siamo gi tutti esauriti. Anche i ragazzi che fanno solo uno degli allenamenti.
Anch'io ero talmente stanca da non averci fatto caso, ma quando Aadhya indic le persone gi sedute ai tavoli della mensa, capii all'istante che aveva ragione: chiunque avesse corso insieme a noi era pi o meno accasciato sul vassoio in un modo che sarebbe valso, se quello fosse stato un normale anno alla Scholomance, come un invito palese a essere aggrediti da almeno tre diversi nefasti. Si poteva distinguere chiaramente chi continuava a opporsi agli allenamenti proprio osservando chi non cadeva con la faccia dentro il suo minestrone. Moltissimi ragazzi che erano usciti dalla corsa inglese del mattino non stavano nemmeno mangiando, preferivano fare i turni per un pisolino appoggiati ai tavoli.
Perch siamo tutti cos esausti? chiesi. Pensate che la scuola stia in qualche modo prosciugando il nostro mana?
Mi voltai, e vidi che Aadhya e Liu mi stavano lanciando lo stesso genere di sguardo omicida che in passato avevano riservato a Orion. Veniamo attaccati molto pi di prima, in ogni corsa rispose Liu. Non solo dai nefasti pi pericolosi. L'anno scorso, di questi tempi, il percorso a ostacoli aveva solo dieci stazioni di attacco, distinte tra loro. Le corse tipo rissa generale non dovrebbero iniziare fino a luglio.
Ah, giusto risposi goffamente, come se me lo fossi scordato.
Arrivammo in fondo alla coda e mettemmo sui nostri vassoi ciotole di spaghetti, dovemmo raccogliere le manasughe rosse che ci si nascondevano in mezzo, ma ormai ci eravamo abituate, e abbondanti porzioni di pesche annegate in uno sciroppo allucinogeno giallo che Chloe sarebbe probabilmente riuscita a neutralizzare quando lo avessimo portato al tavolo che intanto lei stava sistemando. Cosa piuttosto irritante, l'ultima porzione di pan di spagna che le pesche avrebbero dovuto accompagnare spar proprio sotto il nostro naso, per mano di un ragazzo di Venezia che utilizz un bell'attrezzo da pesca per sottrarla alle larve puntute che la circondavano. Cosa ancora pi irritante, dopo averla afferrata si immobilizz, si volt e la offr a me, allo stesso modo in cui le persone leccavano il culo di continuo ai ragazzi delle cerchie. Aadhya mi rifil un colpetto con il gomito prima che potessi esplodere e dirgli in faccia quello che pensavo come avrei voluto fare, quindi mi limitai a rispondergli, nel tono pi scortese di cui ero capace: No, grazie.
Dobbiamo rifletterci, per disse Aadhya a tavola, un po' pi tardi. Io stavo mangiando tutta imbronciata le mie pesche, senza nemmeno riuscire a gustarle, e non solo perch il neutralizzante aveva conferito loro un sapore leggermente metallico. E se la scuola stesse rendendo le cose pi difficili di proposito? Se stesse tentando di esaurirti cos tanto da poterti colpire su un percorso in palestra, e magari eliminare te oppure Orion?
Be'... risposi, pensando a come esprimermi senza ricevere altre occhiate omicide dall'intero tavolo. Ero davvero stanca, ma per essere del tutto onesta, per lo pi mi stavo lamentando. Devi essere stanco, durante l'allenamento per il diploma. Se non lo sei, non stai lavorando abbastanza duramente. Io ero stanca come chi ha lavorato tutto il giorno, ma non cos stanca da cadere con la faccia nel minestrone.
Orion s, invece, e fino a quel momento io avevo salvato due volte la sua scodella, ma quella stanchezza era dovuta al fatto che sgattaiolava fuori dopo il coprifuoco per andare a caccia di veri nefasti. Avevo provato a convincere Tesorina a tenerlo d'occhio, ma niente; l'unica cosa che faceva era insistere per venire con me ogni volta che andavo in camera di Orion per costringerlo a mettersi a letto davvero, chiudere gli occhi e spegnere la luce prima che suonasse la campana del coprifuoco. In quel caso, si addormentava all'istante e rimaneva a letto fino al mattino. Altrimenti all'alba andava in mensa a farsi fuori un vassoio gigante, stracolmo di roba prima che arrivasse chiunque altro. Se ve lo state domandando, starsene fuori dopo il coprifuoco di norma  una condanna a morte, e probabilmente lo era ancora per qualsiasi altro studente anche in questo anno cos strano, ma ormai i nefasti se ne stavano tutti accuratamente alla larga da Orion. Che li uccideva ormai soltanto durante gli allenamenti, quando qualcuno di loro, cercando di mangiarsi un altro studente, finiva con il distrarsi, rivelando la propria presenza.
Oppure la scuola vuole farci fuori adesso, nel caso in cui gran parte di noi riesca davvero a uscire da qui ipotizz Liu, con una preoccupazione del tutto plausibile che almeno mi sollev dal dover tirar fuori un argomento brillante e allegro per spiegare il fatto che non era poi cos dura, almeno per me.
Che cosa dovremmo fare, allora? domand Ibrahim con ansia.
Perch non ci prendiamo una pausa? intervenne Chloe, cosa che suppongo fosse la soluzione ovvia se eri qualcuno che non aveva sempre potuto permettersi il lusso di una pausa. Potremmo prenderci il resto della giornata, saltare domani e mercoled mattina. Nessuno perderebbe pi di un allenamento. Non  poi tanto.
Appena si venne a sapere, quasi tutti appoggiarono l'idea. Persino Orion si rianim, non appena fu abbastanza sveglio da ascoltare. Diedi per scontato che avrebbe programmato una intera, spettacolare giornata di caccia. Quanto a me, dormii meravigliosamente fino alle otto, svegliandomi abbastanza presto per salire di sopra e arraffare ci che rimaneva della colazione, se mi fossi affrettata. Ero gi in piedi e mi stavo legando i capelli in una corta coda di cavallo quando qualcuno buss. Ero diventata molto pi cauta verso quel genere di cose fin dal mio delizioso incontro con Jack l'anno precedente, ma in quel momento, con un barile di mana a disposizione e un bell'incantesimo omicida sulla punta della lingua, aprii la porta, mantenendomi a distanza.
Orion era l e sembrava un po' nervoso, reggendo un'enorme tazza di t e una cassetta per le forniture del laboratorio di Alchimia ricolma di tre panini, un bicchierino pieno di marmellata di albicocca e fettine di burro che iniziavano a mescolarsi in modo irreversibile, poi una ciotola di porridge di riso bianco con sopra un uovo intero e una clementina mezzo verde. Lo fissai, e lui se ne usc con un: Vuoi... vuoi fare... colazione con me?, e poi, gi mentre pronunciava quelle parole, cap di non aver reso la situazione sufficientemente tragica, quindi aggiunse, con una specie di cinguettio rauco: Per un appuntamento?.
Calai la mano sul coperchio della tazzina dove avevo infilato Tesorina con qualche seme di girasole, e bloccai la sicura appena in tempo. Ignorai i furiosi squittii e stridii che provenivano dal suo interno e risposi senza riflettere: S, prima che qualsiasi cosa di vagamente somigliante al buonsenso riuscisse a prevalere.
Dovetti impegnarmi moltissimo per non cambiare idea, persino mentre seguivo Orion lungo i corridoi. Non riuscii a distrarmi nemmeno concentrando la mia attenzione su eventuali trappole o attacchi. Tanto, negli ultimi tempi, non una sola creatura dotata di un cervello pi o meno normale attaccava Orion. Il quale era gi cresciuto di quasi otto centimetri in quest'ultimo anno e i muscoli delle spalle e delle braccia tendevano ogni cucitura della sua maglietta. Aveva fatto la doccia, cosicch i suoi capelli d'argento avevano assunto una tonalit scura, arricciandosi intorno al collo; e quindi fui costretta a uno sforzo davvero enorme per ignorare che razza di colossale imbecille fossi, quando all'improvviso mi resi conto che ci trovavamo - e l mi fermai, dimenticando tutto il resto, indignata e sbigottita - davanti alle porte della palestra.
Orion non rallent nemmeno. Varc la soglia e prosegu spedito, inoltrandosi nella met della palestra lasciata libera dal percorso a ostacoli. I famosi ciliegi erano comparsi proprio quella settimana e si stavano preparando a comporre uno scenario adeguato, con minuscoli boccioli rosa e bianchi che punteggiavano i rami scuri.
Quasi non ci credevo. Lo seguii perplessa, aspettandomi di sentirgli dire che si trattava di una specie di scherzo, che sarebbe stato di cattivo gusto in ogni caso. Si ferm sotto un albero particolarmente carico di fiori e inizi a stendere con entusiasmo una coperta sfilacciata per il nostro picnic, mentre io me ne restavo l impalata a fissarlo, cercando di decidere se era letteralmente pazzo o se mi piaceva abbastanza da fingere che non lo fosse. Mi era gi piaciuto abbastanza da bere l'orribile acqua calda macchiata di t che mi aveva portato, quindi la mia risposta sarebbe stata quasi sicuramente un s, ma non ero sicura che mi piacesse cos tanto da fare un picnic in palestra con lui.
Fu un bene che fossi troppo allibita anche solo per muovermi, immagino, perch quello era il motivo per cui mi trovavo ancora in piedi quando Orion alz lo sguardo e vide qualcosa. In quel primo momento non ebbi idea di cosa avesse visto. Il suo viso infatti non manifestava alcun tipo di espressione che non fosse la concentrazione su quel qualcosa che si trovava alle mie spalle, e io sapevo solo che stava arrivando, anche se non lo avevo sentito, anche se non me ne ero accorta. Quello fu il campanello d'allarme.
Mentre mi voltavo per scoprire di cosa si trattasse, le mie mani si stavano gi preparando a lanciare l'incantesimo di protezione che Alfie mi aveva concesso due settimane prima. Mi ero rassegnata a chiederglielo, anche se a malincuore, sapendo che avrebbe detto quello che in effetti disse, e cio: Certo, El, ben volentieri. Stronzate. Quello doveva essere un incantesimo di valore altissimo negli scambi, uno dei migliori persino per la sua famiglia della cerchia di Londra. Qui dentro, probabilmente, sarebbe servito ben pi dei miei sutra, dato che uno studente anziano abbastanza abile avrebbe potuto lanciarlo nel giorno del diploma, mentre i miei sutra non avrebbero avuto nessun effetto positivo se non su qualcuno che dal quel giorno fosse uscito vivo.
Non era proprio un incantesimo di protezione. Era una evocazione di rifiuto; per non annoiarvi con tecnicismi magici, un'evocazione consiste pi o meno nel prendere qualcosa di intangibile per portarlo nel mondo fisico. Ci che l'evocazione di rifiuto produceva, quando la maneggiava Alfie, era una magnifica cupola semitrasparente di circa due metri di diametro. Finch riusciva a sostenerla, e quando lanciava l'incantesimo da solo il tempo era di tre minuti, un'eternit nel salone dei diplomi, la cupola rifiutava qualsiasi cosa lui non ci volesse dentro, compresi nefasti, magia ostile, detriti volanti, scorregge rumorose e via dicendo. E, mentre sono tantissimi gli incantesimi che ti permettono di chiudere fuori il mondo intero, la qualit molto speciale di questo era che lasciava entrare solo le cose che volevi, come ossigeno non contaminato da gas velenosi, o incantesimi curativi provenienti dai tuoi alleati. La prima volta che vidi Alfie usarlo fu durante il nostro allenamento contro le malvagie montagne di ghiaccio. L'aveva lanciato varie volte da allora, per salvare la vita di altri ragazzi. Alfie non era uno di quei membri delle cerchie che si lamentavano di dover aiutare studenti che non ne facevano parte. La sua empatia funzionava in entrambi i sensi o magari aveva fatto segretamente sua l'illusoria idea del noblesse oblige, fatto sta che si era tuffato senza riserve nel progetto di salvare chiunque incontrasse sul suo cammino.
E comunque, quando fui io a lanciare l'evocazione, ottenni una sfera pi grande, di quasi tre metri e mezzo di diametro, in grado di resistere per tutto il tempo che ritenevo necessario e che riuscivo a spostare anche dopo avervi fatto entrare tutto ci che volevo. Cio potevo prendere un bel po' di ragazzi e depositarli in un punto diverso del campo, lasciando fuori qualsiasi nefasto. Era qualcosa che poteva cambiare l'esito della partita. Potrei sostenere che era proprio quello il motivo per cui avevo chiesto ad Alfie l'incantesimo, per il bene di tutti, ma sarebbe una stronzata anche quella. In quel momento, non ero neanche sicura di cosa ci avrei fatto. Sapevo solo che era un incantesimo davvero ottimo, e riuscivo a capire che c'era spazio per migliorarlo... il tipo di spazio che io potevo riempire.
E insomma, gi prima di essermi voltata del tutto, avevo alzato la cupola liscia dell'evocazione su di me e Orion, e fu una vera fortuna che l'avessi fatto, perch l sotto di sicuro non avremmo voluto proprio nessuno dei ventisette - contati - tra incantesimi mortali e artifici letali che erano in volo verso di noi, cinque dei quali sostenuti da una vera magia circolare. Non penso che sarei riuscita a bloccarli o a deviarli tutti in nessun altro modo. Ma nessuno riusc a spingersi nell'impenetrabile Grazie tante ma no della sfera protettiva. La maggior parte degli incantesimi semplicemente si dissolse, mentre quelli pi elaborati scivolarono a terra, dissolvendosi in una inutile nuvola di ribollente fumo multicolore che ci attorni gorgogliando fino a scomparire.
In quel momento, Orion era in piedi vicino a me e fissava, oltre la parete scintillante della sfera, le trentadue facce di coloro che avevano appena fatto un eccellente tentativo di assassinarci. In prima linea riconobbi Yuyan, mentre Zixuan si trovava con il circolo... C'erano tutti gli studenti anziani di Shanghai, in effetti, insieme ai loro alleati e a una dozzina di altri ragazzi che ero piuttosto sicura appartenessero alle cerchie di Pechino, Hong Kong e Guangzhou.
Ero stata colta di sorpresa, ma non ero affatto sorpresa. Avrei dovuto sapere che presto sarebbe successo. Invece Orion sembrava solo confuso, all'inizio, come se non capisse come avevano potuto fare un errore cos strano. Gli serv vedere la cupa delusione dipinta sulle loro facce mentre guardavano gli incantesimi dissolversi per capire che non c'era nessun errore, l'avevano fatto apposta.
Immagino che un attimo dopo fossero molto dispiaciuti. E lo ero anch'io, perch avevano fatto incazzare Orion e avevo scoperto di non averlo mai visto incazzato fino ad allora. Non cos incazzato, almeno. E per quanto mi renda conto che su argomenti del genere dovrei solo stare zitta, posso dire che non mi piacque. E non era nemmeno incazzato con me. Per un orribile istante, ebbi la netta sensazione di non reggere pi la cupola per proteggere lui da loro, ma loro da lui.
Lake! esclamai, cercando di assumere un tono deciso, e invece la voce mi usc con un tremolio che non apprezzai affatto, ma che non riuscii a evitare. Il viso di Orion aveva un aspetto del tutto sbagliato, con le labbra ritratte in un ringhio, un barlume di luce spettrale negli occhi e cos tanto mana a disposizione che lo si sarebbe quasi potuto vedere a occhio nudo, come un pugno che si stringeva, pronto a colpire. Ebbi una chiara e terribile visione di lui che li falciava tutti con nonchalance, come aveva fatto con un'orda di nefasti, in una specie di stato di trance che era terminato solo quando tutto - tutti - erano morti.
Fortunatamente, invece, Orion disse con voce rauca: Volevano ucciderti, e fu allora che, nonostante l'orrore mi serrasse le viscere, riuscii a trovare in me una scintilla di indignazione sufficiente a ravvivare le mie sempre utili riserve di esasperazione e rabbia.
Non mi pare di essere stata in pericolo! replicai. Piuttosto, mi piacerebbe sapere tu cosa avevi intenzione di fare. Probabilmente di farti ridurre le ossa in gelatina, se li avessi affrontati da solo. E a proposito, siamo a undici per me.
Il che lo distrasse dallo scontro quel tanto che bast a smorzare un pochino la sua furia. Undici!
Pi tardi te lo scrivo continuai, riuscendo ad assumere una passabile parvenza di freddezza. Adesso raccogliamo le nostre cose e andiamo a fare il picnic in biblioteca, come le persone normali. Cos'hai intenzione di fare, altrimenti?
Quella per era la domanda sbagliata, perch Orion li guard di nuovo e mi diede la netta impressione che ucciderli tutti gli pareva una risposta perfettamente valida... e quando dico perfettamente valida, intendo dire che era vicinissimo a saltargli addosso, e io non sapevo proprio cosa fare, ma all'improvviso non tocc pi a me dover scegliere, perch intorno a me iniziarono a materializzarsi gruppi di persone, a partire da Liesel e dalla sua squadra, e mentre si precipitavano dentro, Alfie, i lineamenti distorti dalla tensione, esegu il suo lancio dell'evocazione di rifiuto.
Non erano gli unici, per; intorno a noi, altre squadre si stavano fiondando in palestra grazie a una serie di incantesimi tiranti che - mi resi conto incredula - erano collegati al porta-scudo fissato alla mia cintura. Comparvero anche Ibrahim e la sua squadra; era arrivato persino Khamis, insieme a Nkoyo.
Cosa ancora pi importante, all'improvviso in palestra entrarono anche Magnus e Jermaine, ognuno con il suo gruppo. Poi arriv una squadra di Atlanta, un'altra della Louisiana... e insomma, nel giro di pochi minuti, qualunque osservatore esterno avrebbe detto che i membri delle cerchie di New York e Shanghai, con i loro vari alleati, si preparavano a combattere, pronti a essere inghiottiti insieme a tutti noi dalle fauci spalancate di una guerra totale. Sarebbe stato un modo per uccidere maghi efficace quanto un'orda di nefasti, soprattutto quando i sopravvissuti al diploma fossero tornati a casa e avessero raccontato ai genitori che la guerra di cui tutti erano quasi sicuri era iniziata qui dentro.
Non avevo idea di come fermare la cosa. Un'occhiata mi disse che Orion non sarebbe stato di nessun aiuto: sarebbe stato lui a condurre l'attacco. Magnus aveva gi ordinato ai ragazzi di New York di mettersi in formazione dietro di lui. Le uniche assenti erano Aadhya, Liu e Chloe, forse perch chi aveva organizzato questo schema di protezione - le ipotesi erano tre: Liesel, Liesel oppure Liesel - sapeva che me ne avrebbero parlato in anticipo, negandole cos la soddisfazione di riuscire a salvare me.
Come se la situazione non fosse gi abbastanza grave, in quel preciso istante ci si mise anche la scuola: ci fermammo tutti, sentendo il cigolio dei meccanismi del percorso a ostacoli che si stavano sbloccando, come facevano alla fine di ogni settimana prima che il campo si riorganizzasse, solo che stavolta eravamo all'interno della palestra e quindi ci sembrava due volte pi forte, e un attimo dopo l'intero pavimento sotto i nostri piedi ondeggi e divenne malleabile, aperto alla trasformazione.
Eravamo tutti in allerta, alla ricerca di un potenziale vantaggio, ragion per cui cercammo subito di approfittarne. Come all'inizio di certi giochi strategia dove i partecipanti cercano di consolidare le loro posizioni prima di cominciare a lanciare bombe. Le verdi colline della palestra si gonfiarono e si sollevarono come onde marine mentre tutti cercavano di convertirle in cose utili, tipo trincee e fortificazioni. Era come tentare di fare surf con una placca continentale sopra l'oceano, senza nient'altro per condurla che una briglia da cavallo.
Non appena partorii quella metafora, mi resi conto di possedere solo una magia che forse poteva rivelarsi utile: l'unico e solo incantesimo che abbia mai scritto con successo io stessa. Nonch l'unico e solo incantesimo che abbia mai tentato di scrivere, perch ci che produssi in quel fulgido rigurgito di creativit fu un incantesimo per far esplodere un supervulcano. Subito dopo bruciai la pergamena, ma da allora l'incantesimo  rimasto saldamente iscritto nel mio catalogo mentale insieme agli altri sortilegi pi terribili che abbia mai visto.
Inspirai per raccogliere mana, poi espirai allargando le braccia e cantando la formula magica iniziale. Due linee di faglia luminose si ramificarono sul pavimento accanto a me e iniziarono a percorrerlo con un andamento a spirale che ricordava le braccia di una galassia, e tutto quello che toccavano appariva d'un tratto vivido nella mia testa, sottomesso al potere della mia formula magica. Tutti gli altri cercavano di aggrapparsi ai pezzetti che erano riusciti a controllare, ma l'incantesimo glieli strappava via senza piet, consegnandoli a me, finch non arrivai a stringere l'intera palestra, ribollente e tremante, nella mia morsa mentale.
In quel momento, i migliori incantatori cominciarono a capire in quale direzione andasse il mio incantesimo... vale a dire dritto verso una specie di gigantesca eruzione di livello pro che avrebbe portato a un'estinzione di massa, eliminando tutti gli studenti presenti in palestra e molto probabilmente anche quelli dei quattro piani sovrastanti.
Cosa stai facendo? mi url contro Magnus, nel panico pi totale (in effetti lui era un incantatore molto bravo), e poi si verific un capovolgimento, del tutto evidente, quando in palestra tutti smisero di preoccuparsi degli avversari e iniziarono a preoccuparsi per me.
Proprio come era giusto che facessero, dal momento che ero giunta alla fine dell'incantesimo di apertura, e quando avessi dato inizio alla fase due, non ci sarebbe stato modo di arrestarla. Mi fermai, trattenendo dentro di me tutto il potere accumulato, e con entrambe le mani appiattii la palestra, in modo cos repentino che met dei ragazzi caddero a terra mentre le colline svanivano da sotto i loro piedi e le trincee li scagliavano in aria. Quelli rimasti in piedi si allontanarono da me, gli occhi sbarrati per il terrore, e io ringhiai contro tutti un: Basta! Smettetela. Se vi avessi voluto morti, sareste morti! R guo-wo- xiang ni si, ni men si dng le!, tradussi infine nel mio cinese zoppicante.
Il che era cos palesemente vero, data la situazione dovevo davvero sforzarmi moltissimo per non ucciderli tutti, da produrre un'impressione visibile in chi mi era intorno. Be', per quanto possibile, visto che erano tutti terrorizzati all'idea che fossi sul punto di ucciderli. Se non altro, avevano smesso di fare progetti omicidi. Persino Orion aveva smaltito la sua furia e se ne stava semplicemente l a guardarmi a bocca aperta, con una vomitevole espressione da innamorato perso che nel suo caso dimostrava la sua totale e persistente mancanza di giudizio e di buonsenso.
Una volta constatato che si erano fermati tutti, lasciai che il mio controllo sopra il nostro ambiente pericolosamente duttile scivolasse lentamente fuori dalle mie mani. Le colline e le valli tornarono ondeggiando al loro posto, gli alberi si dispiegarono dal terreno in modo innaturale mentre riprendevano la loro posizione nell'illusione. Per sciogliere l'incantesimo mi ci vollero circa quindici minuti, durante i quali nessuno fece nulla per interrompermi o distrarmi. Alcuni ragazzi andarono perfino alle porte della palestra per fermare chiunque altro volesse entrare. Quando ebbi finito, tremavo e avevo la nausea. Desideravo soltanto stendermi al buio per un lungo periodo di tempo, invece inspirai e con voce rauca dissi: Quello che voglio  portarvi fuori di qui. Portare fuori tutti noi. Pensate di riuscire a smetterla di fare gli idioti e aiutarmi?.
...
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...
12. INTERMEZZO.
...
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...
Gioved arrivarono quattrocento ragazzi per il turno cinese. Dopo l'allenamento, io e Orion ci trascinammo in biblioteca, strisciando ognuno fino a un divano e sdraiandoci l mentre gli altri provvedevano all'analisi retrospettiva sopra le nostre teste. Mi sentivo come un foglio di carta da cucina che era stato usato pi di una volta e strizzato per bene tra l'una e l'altra.
Non era soltanto il gran numero. Era che la maggior parte dei nuovi non avevano imparato nessuna delle nostre inconsuete strategie e, a parte questo, il percorso a ostacoli funziona maledettamente bene. Aver saltato gli allenamenti per sette settimane, quindi, aveva fatto s che rimanessero notevolmente indietro rispetto a noialtri. L'unico motivo per cui oggi non si erano verificate morti a vagonate era che, mossa da pura disperazione, avevo barato e usato l'evocazione di Alfie per lanciare mucchi di studenti e nefasti nell'altra met della palestra, fuori dal percorso a ostacoli. I nefasti - falsi e robotici - si erano subito dissolti. Quelli del salone dei diplomi, per, non si sarebbero dissolti di loro spontanea volont, ragion per cui quella manovra non sarebbe stata di nessuna utilit durante l'evento vero e proprio. Ciononostante, avevo dovuto fare qualcosa perch tutti uscissero vivi dall'allenamento.
Non prestavo molta attenzione alla discussione, visto che erano tutti d'accordo sul fatto che i ragazzi del nuovo gruppo dovevano mettersi in pari, cosa piuttosto ovvia. Yuyan - che si era unita al team di pianificazione - sugger che gli facessimo fare allenamento ogni giorno per le prossime due settimane e concedessimo pi tempo libero a tutti gli altri (tranne a me e a Orion, naturalmente). Nessuno sollev obiezioni, poi Aadhya, pensierosa, disse: In realt,  probabile che molto presto dovremo comunque mettere i ragazzi del turno spagnolo e del turno hindi insieme a quelli dell'inglese o del cinese. Poi, notando che avevo sollevato indignata la testa dal divano, aggiunse: Dovremo cominciare a fare turni da cinquecento persone... tra un mese!.
Posai di nuovo la testa, momentaneamente rabbonita, ma Liesel produsse un lungo sospiro spazientito, troppo mirato per poterlo ignorare. Guardai torva la fodera lisa e rattoppata che avevo sotto il naso e a denti stretti dissi: La settimana prossima per l'inglese. Quella dopo per il cinese. Dal divano perpendicolare al mio, Orion mand un flebile gemito, ma non protest. Aprile era gi dietro l'angolo. Mancavano meno di tre mesi.
Non sosterr di essermi goduta la settimana seguente, ma mercoled il turno cinese dimostr di essere quasi in grado di sopravvivere, e dopo la corsa di venerd, Zixuan si avvicin a Liu e Aadhya e offr loro il suo correttore per migliorare il liuto di ragnosirena. Trascorsero tutta la sera insieme nel laboratorio tecnico, e sabato, quando Liu suon i primi accordi e io cantai l'incantesimo, l'onda amplificatrice del mana si distese sull'intera massa di ragazzi, rimbalz contro le pareti della palestra e torn indietro per un secondo passaggio che quadruplic il potere degli incantesimi di ognuno. Non fui costretta a imbrogliare neanche una volta; alla fine non ero nemmeno stanca.
Non ti ha obbligata a darglielo? mormorai a Liu in seguito: erano tutti radunati intorno a Zixuan e lo stavano inondando di complimenti. Io avevo appena incenerito uno sciame di locuste animofaghe cos grosso che oscurava il cielo orribilmente azzurro: non la smettevano di riprodursi, cos avevo dovuto scatenare una tempesta psichica delle dimensioni di un uragano sopra tutti gli studenti e mantenerla l per i quindici minuti di durata della corsa, ma ormai cominciavo a essere noiosa con quella roba. O forse la tempesta era stata cos inquietante che tutti l'avevano rimossa dai loro ricordi. Delle due l'una.
Liu e Aad avevano parlato del liuto e concordato che la famiglia di Liu lo avrebbe comprato da Aadhya, sempre che Liu e lo strumento riuscissero a uscire di qui. L'accordo avrebbe stabilito la tariffa di Aadhya come artefice e le avrebbe anche fornito un bel capitale iniziale con cui aprire un laboratorio tecnico, senza parlare del fatto che alla vasta trib di Liu lo strumento avrebbe fatto molto pi comodo che alla sola Aadhya e ai suoi. Di solito, per, il costo della modifica di un artificio equivale a tre quarti del valore del risultato. A questo punto, Zixuan aveva tutto il diritto di ritenersi azionista di maggioranza, e dal momento che faceva parte della cerchia di Shanghai, forse avrebbe potuto acquistare la quota di Liu molto pi facilmente di quanto lei avrebbe potuto acquistare la sua.
Avevo solo fatto una domanda, senza nessun sottinteso, a parte chiedermi se la cosa avesse qualche altro scopo. Certo, il miglioramento del liuto andava a vantaggio di tutti, ma poi qualcuno se lo sarebbe preso, quindi mi sarebbe sembrato strano se in merito non ci fossero state negoziazioni di sorta. Ma Liu si fece paonazza e poi aggrav l'effetto mettendosi le mani sulle guance, quasi cercasse di spremerne il rosso, il che non fu molto efficace se il suo obiettivo era farmi smettere di guardarla a bocca aperta.
Mi ha chiesto di venire a conoscere la mia famiglia quando usciremo disse con voce soffocata. Non riuscii a chiudere la bocca; era una dichiarazione in piena regola. Non  che quelli delle cerchie - o quelli prossimi a diventare membri di una cerchia, come i famigliari di Liu - organizzino ufficialmente appuntamenti e matrimoni o cose simili, ma spesso un certo coinvolgimento delle famiglie c'. Tutti i maghi della generazione dei suoi genitori e delle due precedenti avevano lavorato senza sosta per procurarsi le risorse necessarie ad acquistare incantesimi per edificare cerchie. E non piccole Cerchie Dorate ristrette e obsolete come quelle dei miei sutra, no, loro si preparavano a innalzare torri nel vuoto, altro moderno astro della costellazione cinese. Quando avessero messo insieme un pacchetto con gli ultimi incantesimi di base, avrebbero accettato offerte da parte dei maghi indipendenti delle varie citt cinesi. Avrebbero scelto la citt i cui maghi avevano fatto l'offerta pi vantaggiosa, e il mana e le risorse forniti da loro avrebbero permesso la costruzione della nuova cerchia. I maghi che avevano contribuito in misura maggiore avrebbero potuto trasferirvisi direttamente; gli altri lo avrebbero fatto nell'arco dei successivi dieci o vent'anni, via via che le fondamenta si assestavano e la cerchia si espandeva.
Liu era nata nel corso di quel progetto, e ci si aspettava che collaborasse, come del resto si aspettava di fare lei stessa. Chiunque frequentasse, quindi, sarebbe stato ugualmente valutato come parte potenziale del piano. Pu darsi che i suoi famigliari non avessero intenzione di essere attivamente coinvolti nel procedimento, ma di sicuro sarebbero stati ben lieti se lei si fosse portata a casa un candidato ideale. E un artefice di Shanghai gi cos in gamba da fabbricare un correttore all'interno della scuola lo sarebbe stato senz'altro.
Ed  una cosa... buona? chiesi.
Liu mi fiss con un'espressione un po' sconcertata, quasi non sapesse bene se era una cosa buona o no, poi si volt a guardarlo e subito dopo torn a girarsi verso di me. ...  gentile? E molto carino? come se lo stesse chiedendo a me. Che sapessi, non si era mai presa una cotta; suppongo che come me l'avesse considerata una evenienza molto improbabile, negli anni in cui aveva scelto di seguire la stregoneria. Le relazioni tra streghe e stregoni oscuri tendono a diventare del tipo Bonnie-e-Clyde o Frankenstein-e-Igor: non molto invitanti. Quindi ora Liu stava aprendo una scatola appena consegnata e sbirciando sotto il coperchio per la prima volta.
Vedo dissi in tono solenne, e a quello mi attenni fino alla fine, naturalmente. Sentivo che era mio compito come amica osservare la situazione da vicino, e che era anche la mia occasione di vendicarmi per tutte le risatine alle mie spalle.
Liu poteva anche non essere sicura riguardo a Zixuan, ma era sicurissima che dovessi andarmene e smettere di farla contorcere. Infatti continuava a sussurrare che potevo avviarmi, e io continuavo a fingere di non capirla mentre intorno a Zixuan la folla si diradava con estrema lentezza. Quando lui riusc a staccarsi con garbo anche dagli ultimi opportunisti, io mi scostai da Liu con aria indifferente ma rimasi vicina abbastanza da sentire Zixuan che, dopo essersi avvicinato, le chiedeva di accompagnarlo in biblioteca.
Liu si gir verso di me e chiese: Vieni anche tu, El?.
Vai avanti tu le dissi, rivolgendole il sorriso a trentadue denti pi disgustoso che mi riusc. Lei arross di nuovo e mi fece una rapida smorfia, poi recuper un contegno di serena dignit e torn a girarsi verso di lui. Continuai a sorridere mentre li osservavo allontanarsi; era tutto cos... normale, un comune, goffo tentativo di andare verso un futuro al di fuori di questo posto orrendo.
Immagino che potreste dire lo stesso della mia complicata situazione sentimentale, situazione che mi sembrava molto pi incerta, drammatica e tesa quando ero io a essere coinvolta, per non dire pi irrealizzabile, visto che trascinare lontano Orion perch partecipasse al progetto donchisciottesco di creare minuscole cerchie in giro per il mondo ben difficilmente sarebbe risultato accettabile per la sua famiglia. Quella di Liu, invece, era una situazione umanissima, normale e felice di cui potevo gioire anch'io, e mi sembrava il momento ideale per quella corsa magica.
Per la prima volta sentii che potevo anche credere nel piano, tanto che quando li persi di vista, scoppiai in una risata rumorosa, mi girai verso le porte della palestra e dissi, esultante: Credi ancora di potermi fermare? Non ci riuscirai. Io li far uscire di qui. Li far uscire tutti, e niente di ci che fai mi indurr a lasciare indietro uno qualunque di loro. Non avrai uno solo dei miei compagni. Io ti batter, io vincer, mi senti?.
Con chi parli? chiese Sudarat.
Mi fece prendere un colpo, cosa che mi meritavo assolutamente dal momento che, tutta presa dall'entusiasmo per la mia stupida tirata, non avevo notato la sua presenza. Quando riuscii a calmare il cuore che andava a mille e a soffocare i sedici diversi incantesimi mortali che mi erano subito venuti in mente, tentai di mostrarmi disinvolta e controllata, dicendo: Niente, stavo solo pensando ad alta voce. Cosa ci fai quaggi?.
Poi guardai il piccolo fagotto che portava, da cui spuntava l'estremit di una pagnotta, e mi resi conto inorridita che aveva la stessa mentalit di Orion riguardo ai picnic in palestra. Stai scherzando dissi, nauseata. Non ho urlato abbastanza? Finirai per incasinarti la testa, sempre che tu non ti faccia uccidere. Ormai sei qui da mesi, dovresti aver cominciato a capire. Questa non  la realt.
Lei si limit a restare l impalata a prendersi la ramanzina, le spalle curve, entrambe le mani strette sulla maniglia del suo zainetto, poi disse sottovoce: Mia madre mi ripeteva sempre che come regalo per il diploma mi avrebbe portata a vedere la festa della fioritura dei ciliegi a Kyoto. Ma adesso non la vedr pi.
Smisi di parlare, smisi anche di respirare, pi o meno. Lei fece una pausa, ma quando io rimasi in silenzio, disse: Nella mia scuola - nella cerchia - ci insegnavano come scegliere i ragazzi pi intelligenti, quelli bravi, quelli che ci sarebbero stati di maggiore aiuto. Quindi so come sono quelli bravi. E io non sono molto brava. Nessuno vuole essere mio amico. Gli studenti delle cerchie hanno paura. Non sanno cosa sia successo a Bangkok. Non lo so neanch'io. Credono tutti che io menta, ma non  cos. Ho portato il cane di mia nonna a fare una passeggiata, poi siamo tornati e la porta... la porta della cerchia non funzionava pi. Era solo una porta che si apriva su un appartamento vuoto. Ed erano spariti tutti. Deglut. Mia zia, che allora lavorava a Shanghai,  tornata a casa e si  presa cura di me. Mi ha dato tutto quello che poteva. Ma non basta per salvare qualcuno che non  molto bravo, che non piace a nessuno. So che non basta.
Si interruppe. Io continuavo a non essere capace di dire una parola. Dopo un po', immagino stanca di restare piantata in corridoio con una statua muta, mi pass educatamente davanti e spinse le porte. Si addentr un po' nella palestra: non tanto da non avere diverse vie di fuga, ma abbastanza da tenersi lontana dalla zona intorno alle porte. Si sistem ai piedi di un albero che faceva enorme mostra di s, con i grossi rami scuri incurvati dal peso dei fiori, e tir fuori dallo zainetto una piccola scatola di fragole che doveva aver ottenuto sprecando un sacco di mana per lanciare un incantesimo su qualche frutto incolore della mensa. Si sedette l a mangiarle mentre leggeva un libro, ricreando alla perfezione un'immagine del manuale di orientamento per le matricole, con minuscoli petali che fluttuavano sulla scena quasi come neve rosa. Viveva, viveva il pi possibile, perch non avrebbe avuto molte altre occasioni.
Le porte si richiusero su quella visione, soffiando con delicatezza un profumo dolce sul mio viso mentre sbattevano, e io - stupidamente - dissi loro: No!, il che naturalmente fu di grande aiuto, quindi scoppiai in una risata fragorosa, acuta e canzonatoria. Dio, quanto sono stupida, sono cos stupida che non riesco a crederci poi non fui pi capace di proseguire. Mi coprii il viso con le mani, singhiozzando, poi sollevai la testa e gridai alle porte, alla scuola: Perch avete cercato di fermarmi? Perch disturbarvi?  inutile.  sempre stato inutile.
Quasi in risposta, sentii dietro di me uno grosso schianto di vetri infranti e legno che si spezzava. Mi voltai all'istante. Mi stavo allenando per l'appuntamento con le olimpiadi dell'inutilit con tanto impegno, con tanta seriet che la mia non fu una reazione volontaria; avevo programmato i miei muscoli in modo che potessero saltare gli impulsi del cervello e andare avanti da soli a salvare quelle vite, tutte quelle mille vite straordinariamente insignificanti, perci mi voltai e le mie mani si sollevarono in posizione, gi pronte a lanciare incantesimi, l'adrenalina che mi scorreva nel sangue come un fiume silenzioso anche prima che notassi che a produrre quello schianto era stata solo una delle planimetrie pesantemente incorniciate e appese alla parete del corridoio che era caduta a terra dietro di me, un luccichio di schegge tutto intorno e la cornice ridotta a legnetti per accendere il fuoco, chiara l dove la doratura polverosa si era staccata.
Lasciai ricadere le mani non appena il pensiero cosciente intervenne a tenerle sollevate, il respiro affannoso tra i singhiozzi e l'istintivo spavento. Perch non mi arrendo e basta...  questo che stai cercando di dirmi? chiesi. Ero solo una ragazza che parlava con se stessa nel corridoio, una stupida ragazza che fingeva di essere un'eroina perch avrebbe prima salvato mille studenti e poi attraversato a sua volta - tutta allegra e saltellante - i cancelli, lasciandosi alle spalle... quanti? Milleduecento morti all'anno, e di anni ne erano passati centoquaranta, il che portava il totale a un numero cui non avrei potuto rimediare neanche se fossi rimasta indietro a sorvegliare i cancelli per tutta la vita. Per quanti fossero i minuti che mi erano rimasti, sarei stata sempre e solo una ragazza che tappava il buco di una diga con il dito, e quando alla fine fossi caduta, sarebbe giunta la piena.
 questo che volevi insegnarmi? dissi con rabbia al quadrato chiaro sulla parete di metallo nel punto in cui si trovava la cornice, una finestra sulla sporcizia di pi di un secolo. Avresti dovuto farlo prima. A questo punto, posso salvarli tutti come anche no quindi abbassai lo sguardo e vidi che la cornice caduta non conteneva una planimetria. Era invece la prima pagina del numero del 10 maggio 1880 del London Whisper, dominata dalla grande fotografia di un capannello di uomini in abiti vittoriani, davanti ai quali stava un tizio biondo dai baffi maestosi con i pugni sui fianchi e l'aria compiaciuta. C'erano altre copie di quella pagina in tutta la scuola. Per anni l'avevo letta senza farvi attenzione, durante monotone lezioni di storia o mentre facevo la fila in mensa, allo stesso modo in cui si legge il retro delle scatole di cereali a colazione perch non si ha nient'altro da fare con gli occhi.
Invece ora la raccolsi e la guardai attentamente. Gli uomini si trovavano in una piccola stanza che mi risultava familiare, rivestita di legno, coperta di librerie e piena di pesanti sedie di ferro accostate a banchi anch'essi di legno, e proprio sull'orlo della fotografia, una spessa pergamena fitta di firme era stesa su un imponente scrittoio di legno sormontato da una serrandina avvolgibile. Era la mia aula speciale, quella che si trovava proprio in cima alla scuola.
L'articolo diceva: Gli ultimi incantesimi vincolanti della Scholomance sono stati gettati oggi con successo grazie a quello che deve ritenersi il pi straordinario circolo magico mai concepito da mente umana. Ben ventuno rappresentanti delle cerchie pi importanti del mondo hanno unito le loro volont e le risorse combinate dei loro molti territori, ponendole sotto la guida lungimirante di Sir Alfred Cooper Browning di Manchester, con l'eccezionale obiettivo di fondare un istituto al di l di ogni lite e conflitto, il cui fine irrinunciabile sar offrire rifugio e protezione a tutti i bambini dotati di saggezza del mondo.
Lo lessi e rilessi finch non mi fu pi possibile evitare di comprenderlo. Certo, conoscevo gi tutte le parole, forse sarei stata in grado di recitarlo a memoria. La stessa foto appariva sul manuale di orientamento per le matricole che ci mandavano prima del nostro ingresso qui, lo stesso, identico articolo autoincensante era appeso alle pareti di una decina di classi in cui ero stata e veniva riportato nei libri di storia che avevo studiato. Le parole sono addirittura incise sul corrimano delle scale e sul cornicione superiore della sala di lettura della biblioteca, ma la frase offrire rifugio e protezione a tutti i bambini dotati di saggezza del mondo nessuno l'ha mai presa sul serio. E all'epoca nemmeno Sir Alfred Cooper Browning e i suoi boriosi colleghi in panciotto credevano alle loro idiozie. Non accettarono i ragazzi esterni alle cerchie finch non vi furono costretti e, quando vi furono costretti, fecero di tutto per dare ai loro ogni vantaggio possibile, e di sicuro non un solo studente che sia sopravvissuto a un solo giorno qui dentro ci ha mai creduto. Nessuno ha mai pensato che quelle parole fossero vere.
Nessuno a parte la Scholomance, a quanto pare. E ci sta: ventuno maghi tra i pi potenti del mondo avevano creato un circolo e spinto a forza le parole nell'ossatura stessa della scuola, parole che avevano discusso tra loro sino a trasformarle nell'affettuosa, ipocrita menzogna che si erano accordati di raccontare. Costruirono la Scholomance e le ribadirono che il suo scopo primario era offrire rifugio e protezione a tutti i bambini dotati di saggezza del mondo.
E forse la scuola non era riuscita a farlo con molto successo, ma sembrava proprio che volesse ancora essere... qualcosa di pi del male minore.
Non posso fingere che all'inizio lo capii fino in fondo, al contrario. Nella mia mente si form un'idea vaga, appena accennata, poi lasciai di nuovo cadere l'articolo sul mucchietto di legno della cornice spezzata e mi allontanai lungo il corridoio. Mi muovevo senza meta n scopo, un'opaca massa informe di elettricit statica tra un orecchio e l'altro, e qualunque creatura, anche la pi piccola, avrebbe potuto uccidermi. Invece niente mi attacc, anche se continuavo a vagare. Non avrei saputo dire dov'ero fino a che la porta che stavo oltrepassando non si apr di colpo, rumorosamente, e vidi il corridoio che portava all'incantevole aula privata del mio seminario, quella in cui ero stata aggredita senza sosta nei primi due mesi dell'anno.
Cosa che d'un tratto mi apparve sotto una luce del tutto diversa. Mi fermai a fissare il corridoio. La scuola non aveva tentato di uccidermi, cos come non aveva tentato di farmi diventare una strega oscura. Non voleva che prosciugassi tutti gli altri studenti e volassi via a rendere pi buia la terra. Allora cosa voleva davvero da me?
Mi avviai verso l'aula. La porta era aperta, quasi in attesa. Mi fermai sulla soglia guardando all'interno e, con uno schianto, uno dei pannelli esterni della parete vicino al lavandino croll letteralmente, lasciando allo scoperto una specie di pozzo con una scala a pioli nascosti nell'intercapedine. Sapevo cos'era: verso la fine dell'anno precedente, ero stata l per un'altra delle nostre uniche e preziose esperienze scolastiche che avevo sperato di non dover rivivere. Era il cunicolo di manutenzione che scendeva nel salone dei diplomi.
Il messaggio era molto chiaro. Le mie idee no, il che spiega perch non pensai bene quanto forse avrei dovuto prima di salire sulla scala e iniziare a scendere nel buio. Non sentivo rumori riconducibili ai nefasti, nessun movimento frenetico, nessun verso stridulo o sibilo o respiro; solo i gorgoglii e i colpi della scuola stessa, vasto agglomerato di artifici in funzione tutto intorno per pompare stabilmente aria e acqua e sbobba della mensa e rifiuti, il basso ronzio del mana incanalato nelle protezioni. La discesa non richiese molto tempo: la scuola voleva che arrivassi l in fretta, e il mio cervello era cos svuotato che non si impunt perch il tragitto avesse una durata ragionevole. Mi sembrarono passati solo pochi minuti quando scesi dalla scala e mi ritrovai nell'angusto locale della manutenzione in fondo al cunicolo, punto da cui eravamo partiti per la nostra grandiosa missione di ripristino del macchinario di disinfestazione.
Accesi una luce, che brill sulla spoglia parete di metallo ricurva. Questa era un po' ammaccata dall'esterno, come se i nefasti vi avessero battuto sopra nel tentativo di attraversarla dopo la nostra fuga via tirante. Il salone dei diplomi era sull'altro lato, insieme a qualunque cosa la scuola ci - mi - avesse preparato ad affrontare. In quest'ultimo semestre, tutti quegli interminabili allenamenti, orribilmente atroci e sostanzialmente mortali, ci avevano spinto ancora e ancora e ancora a cercare strategie del tutto nuove, a imparare a lavorare come un'unica, enorme alleanza, per sconfiggere... quello che c'era dall'altra parte. Quello che dovevamo superare.
E a quanto pareva, per me era giunto il momento di incontrare faccia a faccia i nostri avversari. Non avevo con me un portello di manutenzione, ma uno dei pannelli metallici sulla parete si apr da solo, i rivetti lungo la giunzione che cadevano tintinnando sul pavimento uno dopo l'altro. Rimasi ferma l a guardare. I due pannelli della parete si aprirono con fragore, uno verso di me, l'altro verso l'esterno.
Dall'apertura che si era creata non venne nessuna creatura.
Non ne rimasi particolarmente sorpresa; ormai avevo capito. Sapevo cosa c'era in attesa sull'altro lato, e non si sarebbero presi il disturbo di dare la caccia a una sola misera studentessa. Avevo sempre saputo cosa ci sarebbe stato, in realt, per quanto avessi finto il contrario. Non sarebbero stati ghiacciai malvagi o uno sciame di locuste animofaghe o un demone castigatore. La scuola mi aveva trattata con gentilezza, con i guanti di velluto, portandomi con s pian piano, ma ora il tempo stringeva e io dovevo affrontarla per poter essere pronta il giorno del diploma. Lo avevo promesso, dopotutto. Lo avevo promesso a Khamis, Aadhya, Liu, Chloe e a tutti i miei compagni.
Non riuscivo a impormi di fare il primo passo. Anche se in quel momento non c'era pericolo, in un certo - assurdo - senso del termine, non avrei voluto andare a vedere. Non avrei voluto essere costretta a tornare di sopra per dire a tutti cosa ci saremmo trovati di fronte. Non avrei voluto passare i tre mesi seguenti a pensare a loro ogni singolo giorno, a elaborare piani, a discutere strategie che mi avrebbero portata a rivivere la cosa pi orribile che mi fosse mai capitata. Avrei voluto raggomitolarmi nel locale di manutenzione. Avrei voluto piangere e gridare perch la mamma, Orion o chiunque altro venissero a salvarmi, ma non c'era nessuno. C'ero solo io. E loro. Pazienza e Fermezza, in attesa ai cancelli, cos affamati da aver ripulito a leccate l'intero salone dei diplomi.
Sapevo di dover andare a dar loro un'occhiata, perci non potevo risalire la scala - ammesso che la scuola mi permettesse di fuggire - ma non riuscivo neppure a muovermi. Restai l sotto molto a lungo. Credo fosse passata quasi un'ora quando sentii un piccolo squittio ansioso venire dal cunicolo e vidi spuntare il naso minuscolo di Tesorina, aggrappata all'ultimo piolo della scala.
Sollevai le braccia per prenderla, la tenni tra le mani e me la portai alla guancia. E allora il mio viso si accartocci come un foglio di carta buttato via, e io scoppiai in singhiozzi, bagnandole il pelo di lacrime. Lei mi diede qualche colpetto con il naso e sopport il mio pianto. Quando riuscii a calmarmi, Tesorina mi sal sulla spalla, si mise dietro il mio orecchio e si produsse in una serie di piccoli squittii d'incoraggiamento. Respirai a fondo dal naso e mi imposi di uscire prima di bloccarmi un'altra volta.
Il salone non era del tutto vuoto: una famiglia di cong adulti, i bei gusci splendenti di gioielli impregnati di mana, pezzetti di artifici scintillanti e minuscoli barattoli e fiale di pozioni e unguenti, stava dormendo tranquilla contro la parete di fondo, vicino al macchinario di disinfestazione che avevamo riparato l'anno prima. Svegliati dal rumore dei miei passi, corsero a rifugiarsi negli angoli bui a tutta velocit, velocit che nel caso dei cong adulti  all'incirca di quattrocento metri all'ora.
Il pavimento scricchiolava per le scaglie di anfisbena e le mute rinsecchite di giovani smaltitori, nessuna pi grande di un fazzoletto da naso. In vista, per, non c'erano n anfisbene n smaltitori. Tenui linee scure formavano una specie di disegno sul soffitto, tracce delle centenarie tele di ragnisirena che erano state incenerite durante la disinfestazione. I soli resti di quelle creature erano alcuni grumi fusi e ormai induriti, incollati al soffitto tra le ragnatele, e moncherini di zampe che sporgevano in qualche punto. Degli altri nefasti non era rimasto niente di niente, a eccezione di alcuni escrementi e qualche scheletro; qua e l, diversi nefasti robotici erano crollati come sacchi meccanici dopo essere rimasti senza mana. Una manciata di zampettanti creature allo stadio larvale, cos piccole che non riuscii nemmeno a riconoscerle, si allontan di corsa da me mentre stringevo i pugni e mi giravo verso i cancelli.
Allora? dissi a voce alta dopo un momento. Rimasi l come una stupida finch Tesorina non mi diede un colpetto con il naso, e allora attraversai tutto il salone, dritta fino alle imponenti doppie porte che costituivano i cancelli della scuola. C'erano due enormi segni di bruciatura sul pavimento in entrambi i lati; contorni anneriti segnalavano il punto in cui stazionavano i fauciomachi, come un nastro della polizia mostra la posizione di un cadavere rimosso. I segni presentavano delle ondulazioni: si capiva che le fiamme mortali avevano bruciato un buon numero di strati, anche se dopo dovevano esserne rimasti in abbondanza.
Ci avevo azzeccato a met. La disinfestazione aveva funzionato. Pazienza e Fermezza non erano rimasti uccisi, ma erano stati ustionati e accecati dal fuoco, e probabilmente si erano dibattuti all'impazzata mentre i diplomati uscivano di corsa. Si erano persi l'unico pasto annuale. In seguito, per, si erano ripresi e avevano cercato di riempirsi la pancia vuota divorando tutti i nefasti superstiti invece degli studenti. Ma dopo averlo fatto, quando ormai non gli era rimasta nemmeno una briciola da mangiare, erano... spariti.
Non avevo idea di dove fossero andati. Si erano nascosti da qualche parte all'interno della scuola? Di sicuro non avevano raggiunto i piani principali: avremmo sentito le urla. Esistono molti spazi morti nell'intercapedine tra il soffitto del salone dei diplomi e la parte inferiore del pavimento del laboratorio tecnico, e quegli spazi non sono molto protetti, quindi avrebbero potuto intrufolarsi l, tuttavia non avrebbero comunque avuto niente da mangiare. E poi i fauciomachi non si nascondono, in genere. Se ne erano andati dalla scuola? Possibile; le protezioni impediscono ai nefasti di entrare, non di uscire, e se Pazienza e Fermezza erano partiti per girare il mondo e rimpinzarsi di cerchie, non ne avremmo sentito parlare fino a che non fossimo usciti anche noi.
Cosa che a quanto pareva saremmo riusciti a fare senza il minimo problema. Gli allenamenti quotidiani, le corse non servivano pi. Potevamo andarcene tranquilli e indisturbati.
Sollevai lo sguardo verso le porte enormi, di bronzo massiccio. Come succedeva per le planimetrie, c'erano schemi e dipinti dei cancelli sparsi in tutta la scuola, ciascuno un po' diverso dall'altro. Ma non credo che nessuno studente abbia mai dedicato pi di un millisecondo a guardarli dal giorno dell'inaugurazione. Al centro delle porte era inciso un gigantesco sigillo con il motto della scuola, In sapientia umbraculum - Nella saggezza troveremo rifugio -, intorno al quale c'erano dei cerchi concentrici con un incantesimo di difesa scritto in pi lingue: lo stesso incantesimo appariva quindi in inglese, inglese medio e inglese antico, e tutte le versioni erano disposte in cerchio una dopo l'altra. Ma non c'era soltanto l'inglese. Altri anelli mostravano lo stesso incantesimo in decine di lingue, e tutte quelle che conoscevo abbastanza da riconoscerle avevano anche loro pi di una versione: arabo moderno e arabo medievale, francese moderno e francese antico, e poi c'era il latino.
Tradurre un incantesimo e ottenere un incantesimo che funzioni nella lingua di destinazione  quasi impossibile; probabilmente ci era voluto un poeta geniale o un gruppo di dieci persone per ogni versione di ogni lingua, e l'impresa era stata possibile solo perch gli incantesimi non erano molto complicati. Tutti quelli che sono riuscita a decifrare senza dizionario erano di una riga o due, e una variante di Non permettere che niente di malvagio passi da queste porte. L'iscrizione in inglese - MALVAGIT, RESTA LONTANA, DEL RIFUGIO DI SAGGEZZA QUESTA PORTA  GUARDIANA - era legata al motto, e di certo non si trattava di una coincidenza; in tutte le altre lingue che conoscevo era presente una versione della stessa frase.
Ma quelle frasi nelle varie lingue non erano solo iscrizioni. Le lettere erano state incise nello strato superiore del bronzo, fino in fondo, e dietro le lettere veniva pompata una qualche specie di sostanza alchemica che le illuminava dall'interno. E non si limitavano a brillare stabilmente: la luce si muoveva, passava da un'iscrizione all'altra alla velocit e al ritmo con cui pronunciavi ciascuna versione dell'incantesimo. Che quindi veniva lanciato e rilanciato efficacemente, rinnovandosi di continuo. Le singole versioni, poi, erano addirittura sincronizzate in qualche modo: non afferrai esattamente la logica della cosa, ma capii che molte cominciavano o finivano allo stesso tempo, e che le pi recenti iniziavano mentre si chiudevano le precedenti. Come un grandioso pezzo corale con una decina di voci diverse che cantano nello stesso momento.
Mi ipnotizzava. Potevo quasi sentir pronunciare gli incantesimi, poi mi resi conto che li sentivo davvero: nel metallo c'erano file di minuscole perforazioni che avevo creduto semplici puntini decorativi, e quando mi avvicinai per guardare, notai che dietro di loro c'era un artificio che apriva e chiudeva ogni buco singolarmente. All'apertura, dai buchi usciva uno sbuffo d'aria che riproduceva il suono di una singola lettera o sillaba, e ogni suono combaciava con uno dei caratteri illuminati in quel momento. Sentivo appena quel sussurro sopra il lontano ticchettio da metronomo del meccanismo che controllava le bocchette di aerazione, lo sciacquio e il gorgoglio del liquido pompato nelle tubature, per il sussurro era l.
Non avevo mai visto niente del genere, nemmeno dentro la scuola. Dal blaterare monotono delle nostre lezioni di storia, sapevo che Sir Alfred aveva persuaso le cerchie pi importanti a costruire la scuola in diverse fasi: come si pu immaginare, il costo dell'operazione era disastroso. All'inizio propose di costruire soltanto una normale cerchia in cui far vivere i ragazzi, dotandola semplicemente di queste porte poderose. Fu dopo la loro realizzazione che Sir Alfred rivel a tutti il resto dei suoi piani ancor pi complessi e, a quanto pare, una volta viste le porte, i suoi soci accettarono anche quello. Trovandomi qui, la cosa non mi sorprendeva. Avevo passato quasi quattro anni dentro la scuola, rischiato di morire non so pi quante volte, eppure ancora ci credevo, credevo che queste porte avrebbero tenuto lontano ogni male, ogni mostro, e ci avrebbero protetti tutti quanti.
Ed evidentemente lo avevano fatto, pi o meno. Non riuscivo neanche a concepire quanti nefasti ci avrebbero assalito, senza di loro. La Scholomance era una trappola, la trappola pi invitante che possiate immaginare: i maghi-bambini pi teneri e pienotti di mana del mondo riuniti in un unico luogo. Qualunque nefasto che avverta anche solo un sentore di questo posto cercherebbe di entrarvi. E alcuni di loro ce l'avrebbero fatta, nonostante la presenza delle porte. Di tanto in tanto, una lettera non si illuminava, uno sbuffo d'aria rimaneva soffocato; in quell'enorme struttura c'erano di sicuro alcuni punti un po' pi deboli dove gli incantesimi non erano del tutto sincronizzati, e questo produceva delle incrinature nelle protezioni attraverso le quali un nefasto particolarmente determinato poteva strisciare, sia pure con un certo sforzo, come se estraesse un mattone dal muro di una fortezza. Anche nei primi anni della scuola, il numero di nefasti che era riuscito a entrare era stato pi che sufficiente a trasformare questo salone in uno scannatoio. Le porte non erano impenetrabili.
Ma ci andavano vicino. Cos, dopo che l'anno scorso le fiamme mortali avevano svolto il loro lavoro, dopo che Pazienza e Fermezza si erano mangiati qualunque altra cosa, e dopo che Orion aveva fatto fuori ogni nefasto che aveva osato infilare il naso nei piani superiori, l'intero salone era stato bonificato. Per un solo grande momento, nell'unico anno in cui avevamo avuto una fortuna sfacciata, avremmo potuto scendere qui e andare dritti verso la salvezza, primo corso nella storia della Scholomance a essere uscito dal diploma senza una singola morte.
E poi... i nefasti sarebbero tornati. Ogni portale che si schiudeva per rimandare a casa uno di noi avrebbe aperto uno spiraglio nelle protezioni, dal quale sarebbero passati due o tre nefasti per ogni studente che restava alla Scholomance. Pi tardi, quello stesso giorno, altre creature si sarebbero accodate alle matricole arrivate con l'Iniziazione. I nefasti psichici avrebbero seguito l'incubo dei genitori preoccupati per il loro figlio; i nefasti spettrali e gassosi avrebbero risalito fluttuando i condotti di ventilazione; quelli amorfi sarebbero passati attraverso le tubature dell'impianto idraulico.
E prima o poi, se Pazienza o Fermezza non fossero tornati, da quegli spiragli sarebbe arrivato un nuovo fauciomaco che si sarebbe insediato al posto d'onore, vicino ai cancelli. Il macchinario di disinfestazione si sarebbe rotto di nuovo. E all'epoca in cui si sarebbero diplomate le matricole attuali, o al massimo un anno o due dopo, probabilmente la percentuale di decessi sarebbe tornata alla normalit. Sudarat, Zheng e gli altri miei novellini non si sarebbero fatti un giretto gratis. Quel ragazzo di Manchester, Aaron, che mi aveva portato la strisciolina con il messaggio della mamma, senza avere niente in cambio. Tutti quelli del primo anno che conoscevo appena o non conoscevo proprio o non avevo mai incrociato o non erano ancora nati.
Era a quello che la scuola mi aveva preparata per tutto questo tempo. Attirandomi con una briciola di potere dopo l'altra per insegnarmi che non era inutile preoccuparmi per gli altri, che potevo permettermi di preoccuparmi per i miei amici, per i loro alleati, persino per tutti gli studenti del mio corso. E dopo avermi fatto superare quello scoglio, ora mi stava dimostrando che in fin dei conti non dovevo preoccuparmi per loro, perci adesso avevo di certo la capacit residua per preoccuparmi per... tutti gli altri.
Ma cosa vuoi che faccia? dissi, fissando le porte. Indubbiamente la Scholomance non voleva salvare i ragazzi di un corso, e nemmeno di quattro. La scuola aveva gi annientato centinaia di migliaia di studenti nel corso della sua implacabile operazione di smistamento. Nessun essere umano cui importasse abbastanza da provarci avrebbe mai potuto sopportarlo. Per la scuola non era un essere umano, non era tenera, lei. Non ci amava. Voleva solo fare il suo lavoro come si deve, ed eccoci qui, a morire in continuazione sotto i suoi occhi, inesorabilmente, perdendo ogni volta tre quarti di ogni corso. Voleva che cogliessimo al volo questa fulgida opportunit e... Che ti aggiusti? Era l'unica cosa che mi veniva in mente, anche se in realt non forniva alcuna indicazione. Percorsi con lo sguardo il campo di battaglia: anche le ossa erano state spazzate via. Come?
Non ebbi risposta. Non ottenni altri consigli se non quello di Tesorina, che squitt e mi pungol con il naso perch voleva tornare indietro. Non capisco! gridai contro le porte. Che continuarono placidamente a ticchettare, opera di un esercito di luminari con tutto il tempo e il mana del mondo a disposizione, che avevano tentato di costruire la scuola pi sicura e ingegnosa di sempre per i loro figli, ma il loro lavoro non era bastato. Cosa si aspettava che facessi io, la Scholomance?
Tesorina squitt di nuovo, vagamente spazientita, e mi diede un altro colpetto. Diedi un pugno carico di rancore alla porta di sinistra, e subito desiderai di non averlo fatto: si mosse un po'. Non proprio, e comunque non abbastanza per socchiudersi; oscill semplicemente sotto il mio pugno, vibr appena quel tanto che mi bast per capire che se mi fossi appoggiata a qualcosa e avessi spinto con la schiena e le gambe, avrei potuto aprirla. Da questo lato non era chiusa. I bordi esterni erano macchiati di muffa verde e nera, e i refoli d'aria che entravano venivano da fuori. Questa era l'unica zona in cui la scuola non fluttuava nel vuoto. Il mondo reale era proprio l, sull'altro lato. Se avessi spalancato le porte, avrei potuto uscire da qui, arrivare nel luogo segreto che le cerchie avevano scelto come punto di ancoraggio, e quello sarebbe stato un luogo reale, da qualche parte sulla Terra, con una posizione GPS e tutto il resto, e sicuramente in una giornata di cammino avrei trovato qualcuno con un cellulare che mi avrebbe permesso di chiamare la linea fissa della comune e parlare con la mamma.
Sarebbe stata una grossa stupidaggine, perch non mi sarei diplomata... Noi non passiamo dalle porte per entrare, perch se si trasformassero le porte fisiche in un unico punto d'entrata, tutti i nefasti del mondo finirebbero per ammassarvisi intorno e non una sola matricola sopravviverebbe a quelle forche caudine abbastanza a lungo da entrare. Da quel poco che ho capito dell'incantesimo di iniziazione, la scuola ci prende in prestito con lo stesso tipo di magie che le cerchie usano per prendere in prestito spazio dal mondo reale e, quando noi attraversiamo i cancelli, veniamo rimborsati con gli interessi per mezzo di un portale che ci rimanda istantaneamente nel luogo da cui siamo stati prelevati all'inizio. Se fossi uscita di qui saltellando per rientrare nel mondo reale invece di andarmene passando dall'apposito portale, sarebbe stato pi o meno come fuggire senza pagare il debito. Non ho idea di quali possano essere le conseguenze, ma non c' dubbio che sarebbero spiacevoli.
Ciononostante, potevo farlo. Era l'opposto di tutto ci che la palestra aveva di insopportabile e orrendo. L'altro lato delle porte si trovava senz'altro sottoterra, in qualche luogo sgradevole, e forse anche pericoloso, per dissuadere tanto i nefasti quanto i profani dall'avvicinarsi; l'odore che filtrava era il tanfo spesso e sudicio di una fogna stagnante - collocazione del tutto probabile - ma niente di tutto questo aveva importanza perch sarebbe stato reale, sarebbe stato fuori, e io avevo una tale voglia di andare che ruotai su me stessa e tornai di corsa al cunicolo di manutenzione senza permettermi di guardare indietro neanche una volta di pi.
La salita non fu breve. Mi sembrava quasi di dover ripagare la velocit della discesa. Ma Tesorina era con me, formando un mucchietto caldo sulla mia spalla o precedendomi di qualche piolo, il pelo bianco che brillava anche nella luce fioca proiettata dalle mie mani. Alla fine strisciai fuori dal cunicolo e mi stesi sul pavimento dell'aula del seminario con le braccia e le gambe allargate a mo' di stella marina, troppo stanca per gemere in modo pi che flebile. La topolina mi si sedette sul petto, lavandosi minuziosamente i baffi e tenendo gli occhi aperti, sempre che fosse necessario. Era evidente che la scuola si stesse prendendo cura di me con grande impegno. Mi aveva mandato soltanto il numero di nefasti sufficiente a farmi ingoiare il grumo indigeribile del mio orgoglio e chiedere mana a Chloe. Se non mi avesse dato la caccia, io, Aadhya e Liu avremmo passato quest'ultimo anno a lavorare cos tanto per accumulare un'accettabile quantit di mana che non mi sarebbero rimasti n il tempo n l'energia - figurarsi il mana - per pensare di salvare qualcun altro. E nessun altro mi avrebbe ascoltato anche se l'avessi fatto.
Sollevai lo sguardo verso il soffitto macchiato mentre assimilavo quel pensiero e con uno sforzo alzai il braccio ancora rigido, portandomi lo spartisci-potere davanti agli occhi. Ormai ero cos abituata ad averlo che non ci badavo nemmeno pi. Per a ogni corsa ne avevo estratto oceani di mana, anche con gli sconti praticati dalla palestra. A un certo punto, Magnus e i ragazzi di New York dovevano essere passati dalle altre cerchie per esigere che condividessero quel peso... sottintendendo che le avrei sbattute fuori dagli allenamenti se non lo avessero fatto.
Nessuno mi avrebbe dato retta se mi fossi presentata con il folle piano di farci uscire tutti insieme. Era stata la scuola a fare in modo che mi dessero retta, che tutti si rivolgessero a me, predisponendo un percorso letale dopo l'altro. Li aveva obbligati a fornirmi quegli oceani di mana, a mettere la loro vita nelle mie mani. Nessuno avrebbe voluto farlo. Perci, nel momento in cui avessi detto a tutti che l sotto non c'era un bel niente, che avremmo potuto uscire difilato da qui...
Mam-maa gemetti debolmente, come se fosse l e potessi discuterci con la mia solita prepotenza, ma lei era solo nella mia testa, e mi guardava con tutta la preoccupazione del mondo, il viso solcato di rughe. Stai lontana da Orion Lake. Era questo che aveva visto? Aveva forse percepito confusamente cosa avrebbe significato riunire me e Orion in un singolo anno, e quello che avrei dovuto fare per saldare il debito? Perch era chiaro che non avrei potuto fare niente se tutti avessero ritirato il loro mana. Ma se me lo fossi preso con una bugia... alla fine non sarebbe stato un dono offerto liberamente.
Il che non mi avrebbe danneggiata in modo evidente, non nel modo in cui vengono danneggiati gli stregoni oscuri dichiarati. Se il piccolo trucco scuoia-matricole di Prasong avesse funzionato, la sua anima avrebbe riportato cicatrici tali che forse lui non sarebbe pi stato in grado di generare il proprio mana, nemmeno se avesse trascorso il resto della vita cercando di espiare e purificarsi. Questo a me non sarebbe successo; non mi si sarebbero annerite le unghie e non sarei stata coperta da una tenue nuvola di inquietudine, come era capitato a Liu, punizione per aver sacrificato una coppia di topolini indifesi allo scopo di sopravvivere. Gli stregoni oscuri pativano quel genere di danni perch strappavano mana a creature che gli si opponevano energicamente, che gli resistevano. Era quello che convertiva il mana in stregoneria. Quando per avevi qualcuno che ti offriva il suo mana... non c'erano conseguenze. Potevi ingannarlo, fargli pressione, mentirgli, tutto quello che volevi. Non ti avrebbe danneggiato in nessun modo che altri avrebbero mai visto.
 cos che agivano gli studenti delle cerchie. Fingendo poi che quella non fosse stregoneria, per lo era eccome. C'era una bella differenza tra imbrogliare una persona per un pizzico di mana di cui non aveva urgente bisogno, e trasformarsi in un bavoso vampiro omicida che non avrebbe mai pi potuto combinare niente di onesto, ma faceva tutto parte della stessa strada. Me lo aveva insegnato la mamma, anzi, aveva passato la vita a insegnarmelo, e magari ci avevo messo un po', per la lezione mi era rimasta.
Sapevo cosa avrebbe detto dell'idea di farlo per il bene di qualcun altro, figurarsi per amore delle future generazioni. Se io ero viva, era solo perch lei non avrebbe mai accettato quel compromesso. Le era stato detto chiaro e tondo che sarei diventata un mostruoso flagello assassino da persone che non le avevano mai mentito, e lei non si era rifiutata di consegnarmi a loro perch non gli credeva. Non si era rifiutata nemmeno perch mi amava: se quello fosse stato l'unico motivo, mi avrebbe portato a vivere in una cerchia quando avevo nove anni e i nefasti cominciavano a cercarmi, almeno cinque anni prima del previsto. No, non aveva fatto neanche questo. Si era rifiutata perch non voleva compiere il primo passo sbagliato.
Quindi forse era questo che aveva visto. Me davanti a una bellissima strada lastricata d'oro che Orion aveva steso ai miei piedi con tutte le migliori intenzioni del mondo, senza aver mai commesso un errore lui stesso. Eppure, se io avessi mosso il mio primo passo falso su quella strada, chi poteva sapere fin dove mi sarei spinta? Una volta partita, nessuno avrebbe potuto impedirmi di percorrerla alla massima velocit.
Mi sedetti lentamente. Tesorina si inerpic sulle mie ginocchia mentre mi piegavo, e mi guard con ansia, il naso fremente. Be' le dissi, andiamo a vedere.
La misi nella sua tazzina e salii faticosamente in biblioteca. La sala di lettura era stata per met trasformata in qualcosa di simile a un centro di comando. Tutti i membri del nostro comitato semiufficiale di pianificazione erano l: il pranzo era finito e Liu e Zixuan stavano esponendo agli altri gli effetti potenziati del liuto, circondati da espressioni felici e soddisfatte (ed enormemente sollevate). Orion sonnecchiava su un divano con la bocca aperta e un braccio penzoloni.
El! esclam Aadhya quando entrai. Ti sei persa il pranzo, stai bene?
Liesel non attese la mia risposta, si limit a lanciarmi una rapida occhiata spazientita come a dire: Te la sei squagliata, vero? e in tono severo mi fece notare: Adesso abbiamo pi lavoro da fare, non meno. Non sappiamo ancora fin dove pu arrivare il liuto. Pu darsi che sia in grado di amplificare il mana di tutti, ma per scoprirlo dovremo fare un tentativo a pieno regime quanto prima.
No dissi. Non abbiamo pi bisogno di allenarci. Gli altri si interruppero e mi fissarono... quasi tutti con un'espressione di terrore assoluto; immagino pensassero Ah ah, era ora che il sipario si aprisse per rivelare il mostro o roba del genere. Una ragazza della cerchia di Mumbai che sospettavo si fosse unita al comitato di pianificazione per sorvegliarmi cominci addirittura a pronunciare un incantesimo di protezione. Non  cos le dissi con rabbia, e lasciai che l'esasperazione mi aiutasse a dirlo. Sono appena scesa nel salone dei diplomi. L non c' niente.
Lei si ferm con le mani a mezz'aria. Tutti gli altri si limitarono a guardarmi a bocca aperta, assolutamente disorientati. Era probabile che si sarebbero sentiti pi sicuri se fossi scoppiata in una sonora risata da pazza e avessi detto loro di scappare per salvarsi la vita.
Aadhya intervenne, esitante: Quindi ci sono solo Pazienza e Fermezza...?.
No risposi. Se ne sono andati anche loro. Non c' niente di niente. Il salone  completamente sgombro.
Cosa? Orion si era alzato a sedere e mi stava fissando. Sembrava davvero costernato (un po' troppo), tanto che quasi tutti lo guardarono con la coda dell'occhio, prima di afferrare il concetto, prima di pensare a cos'avrebbe significato se veramente laggi non ci fosse stato niente...
Ne sei sicura? mi chiese perentoria Liesel. Come hai fatto a scendere? Ti sei avvicinata molto a...
Ho dato un calcio a quelle cazzo di porte, Liesel, ne sono sicura. Chi non ha voglia di credermi sulla parola pu andare gi di persona al costo di una discesa via scala a pioli dissi. Il cunicolo  nella mia aula di seminario, sull'altro lato della parete nord del laboratorio tecnico. La scuola ha spalancato un pannello e mi ha mandato laggi a vedere.
Quest'affermazione si guadagn variazioni sul tema di Cosa? uscite da circa una trentina di bocche. Chloe disse: La scuola ti ha mandato? Perch lo ha... ma se ha reso gli allenamenti cos faticosi, se ci ha fatto fare tutto questo....
Un'improvvisa e rumorosa folata di vento attravers la sala, i ventilatori di solito appena mormoranti si accesero con il fragore di motori a reazione, e le planimetrie sparse sul tavolo - il grosso tavolo centrale, quello pi grande della sala di lettura - volarono in ogni direzione insieme agli schemi e alle piantine, una gigantesca bufera di carta che espose le lettere d'argento intagliate nell'antico legno graffiato: OFFRIRE RIFUGIO E PROTEZIONE A TUTTI I BAMBINI DOTATI DI SAGGEZZA DEL MONDO. Nel frattempo tutte le luci della sala di lettura si spensero, a eccezione di quattro lampade inclinate che ruotarono sino a raggiungere le lettere con ampi fasci di luce che le fecero risplendere come se fossero illuminate dall'interno.
Tutti rimasero in silenzio, gli sguardi fissi sul messaggio che la scuola mi aveva dato, ci aveva dato. Vuole fare un lavoro migliore dissi. Vuole che la aiutiamo. E prima che lo chiediate, non so in che modo. Credo che non lo sappia nemmeno lei. Per ho intenzione di provarci. Sollevai lo sguardo verso Aadhya. Mi stava fissando, ancora sbalordita, ma io mi rivolsi direttamente a lei, dicendo: Per favore, aiutami. Fece una specie di risata a met tra uno sbuffo e un rantolo, poi replic: Merda, El!, e si lasci cadere su una sedia come se le ginocchia non la reggessero pi.
...
.
...
13. MARTIRIO.
...
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...
Non penso che qualcuno sapesse veramente cosa fare. Avevamo passato quattro anni ad allenarci senza sosta per diventare egoisti in modo disumano. Cosa con la quale saremmo riusciti a convivere, perch tutti ce ne andavamo in giro temendo per la nostra vita,se non nei cinque minuti successivi, al pi tardi il giorno del diploma, e intanto potevamo raccontarci che tutti facevano la stessa cosa e che non c'era altra scelta. La scuola aveva casomai incoraggiato tutto questo. L'ognun-per-s funzionava bene per far uscire il venticinque per cento degli studenti attraverso l'orda infinita dei nefasti: suppongo che, finora almeno, quella fosse l'opzione migliore per la scuola. E s, adesso per noi tutto ci significava invece iniziare a collaborare, ma un grande edificio come la scuola potrebbe anche non capire che per gli esseri umani  un po' pi difficile cambiare approccio. Non mi sarei certo sorpresa se tutti i membri delle cerchie si fossero chiamati fuori all'istante. Non mi sarei sorpresa se, letteralmente, tutti si fossero chiamati fuori all'istante. Mi aspettavo che la biblioteca si svuotasse entro due minuti dal mio annuncio, pi o meno teatrale che fosse.
Poi Orion disse: Potrei tornare? Ogni volta che ci fosse bisogno di disinfestare di nuovo?. Opportunamente, non la fece nemmeno sembrare una cosa da martire. Si limit a buttarla l, come se si trattasse di un'opzione del tutto ragionevole che chiunque avrebbe dovuto considerare. Lo guardai malissimo ma l'effetto fu che molte altre persone strisciarono i piedi, a disagio.
S disse Aadhya. Senti, Orion, sappiamo tutti che sei quasi invincibile, ma quasi non  lo stesso di del tutto invincibile. Se continui a saltellare attraverso i cancelli, presto o tardi qualche nefasto potrebbe avere fortuna.
Non  ancora successo ribatt lui in modo del tutto sincero.
Undici volte, Lake mormorai tra i denti. Undici solo quest'anno.
Li avrei beccati! replic lui.
Eravamo pronti a continuare quel tipo di discussione, ma Liesel si diresse verso di noi. Non fate gli idioti disse ad alta voce. E ridacci un po' di luce decente. Si era rivolta alla biblioteca nel suo insieme e le lampade ripresero subito a funzionare, come se anche loro avessero paura, come tutti quanti noi, a rifiutarsi di eseguire i suoi ordini. Dobbiamo aiutare, non lo capite? Scand le parole. Lo scopo della scuola  proteggere i figli dei maghi. Ma se noi non siamo in pericolo, non abbiamo bisogno di protezione. Naturalmente questo crea un flusso magico volto a proteggere gli altri bambini.
Pensai che quel naturalmente era una parola forte e difficile da giustificare in questo contesto, e lo stesso credo pensarono anche i tre quarti dei presenti, ma Liesel non si ferm per ascoltare eventuali domande. Se non aiutiamo la scuola a proteggere i bambini pi piccoli, il flusso incentiver la scuola stessa a scambiare la nostra sicurezza estrema per aumentare la loro. Per esempio spieg in risposta alle espressioni vacue degli astanti, potrebbe iniziare a impedirci di entrare in mensa, o chiudere le tubature dei nostri bagni. Oppure, se un altro fauciomaco dovesse entrare nella scuola, potrebbe aprire le protezioni e indirizzarlo verso il nostro dormitorio.
Avevamo afferrato il concetto. Non sono sicura che fosse meglio se tutti venivano obbligati ad aiutare dalla scuola, piuttosto che attraverso me, che l'avrei fatto mentendogli; ma non potevo fare a meno di sentirmi grata perch comunque tutti avevano un buon motivo per farlo. Non sembrava tanto sbagliato quanto il fatto che io mentissi. Era giusto invece, quanto pu esserlo qualsiasi altra cosa nell'orribile patto della scuola. Se, all'inizio dell'anno, fosse stato offerto a chiunque di noi un accordo, secondo il quale saremmo potuti uscire vivi dal salone dei diplomi accettando per di restare sporchi e affamati per tre mesi, senza mangiare nulla se non quello che avremmo potuto mendicare o barattare con altri, quell'accordo l'avremmo accettato al volo. Potevamo ingrassare di nuovo appena a casa, sani e salvi.
Benissimo, allora... disse Aadhya dopo un istante. La causa di tutto questo  che il macchinario di disinfestazione ha funzionato. Quindi, dobbiamo solo trovare un modo per far s che funzioni per sempre.
Suonava piuttosto incoraggiante, ma Alfie mormor: Oh, cazzo! Non si pu fare. Il macchinario per la pulitura non si pu stabilizzare. Si pu riparare, ma non pu funzionare per sempre. Quattro anni  il massimo che si pu ottenere. I cong a quel punto lo distruggeranno.
I cong? disse Aadhya. Tutti pensiamo ai cong come a delle bomboniere piuttosto che a dei nefasti. Da un punto di vista prettamente tecnico, hanno bisogno di mana e non possono generarlo da s, ma non fanno mai del male a nessuno. Tutto ci che fanno  strisciare lentamente in giro per raccogliere pezzettini dispersi di creazioni ricche di mana che poi aggiungono ai loro carapaci esterni come enormi insetti acquatici. Eravamo tutti felici quando capitava di incontrarne uno completamente sviluppato che aveva accumulato briciole di artifici e prodotti chimici sufficienti per pi o meno un decennio. Che poi  il motivo per cui non se ne incontrano mai ai piani delle aule, tranne quelli pi piccoli, ancora a livello larvale. Ma nel salone dei diplomi ci sono colonie di cong adulti, come il gruppo che avevo visto io. Si nascondono finch non finisce la cerimonia e, dopo che gli altri nefasti russano ormai sazi, loro strisciano fuori per raccogliere tutti i minuscoli pezzi lasciati cadere dagli studenti che non sono riusciti a uscire.
Alfie si pass una mano sul viso. Passano attraverso l'involucro esterno e rosicchiano il macchinario finch non si rompe.
Non ha alcun senso disse Aadhya. Non era affatto l'unico artefice ad apparire perplesso. Perch non gli lanci sopra una protezione da cinque minuti? Sono solo cong!
 proprio quello il motivo per cui non li puoi tenere fuori usando una protezione replic Alfie. Le fiamme mortali sono... be', probabilmente sono entit, del tipo che consuma mana non autoprodotto. Se vuoi evocare fiamme mortali e lanciarle, non puoi difendere l'artificio con cui lo stai facendo contro creature che consumano mana. Devi difenderlo dalla malvagit. Per i cong non sono malvagi. Non prendono mai mana, se incontrano resistenza. Si limitano a sgranocchiare la cosa che lasciamo vicino a loro e, prima o poi, ci fanno un buco e ci si intrufolano dentro, prendendone piccoli pezzi finch l'intera cosa si disintegra. Sono cent'anni che la cerchia di Londra ha un laboratorio con un allevamento di cong e cerca di trovare il modo per tenerli lontani. Se potessimo, varrebbe la pena fare di tutto e spendere qualsiasi quantit di mana per far entrare qui un altro team in grado di fare una vera riparazione. Ma non riusciamo a trovare niente che funzioni pi a lungo dell'avvolgere la cosa di dannata stagnola... ai cong piace cos tanto che se la mangerebbero tutta prima di preoccuparsi di entrare nell'artificio. E ti ci vorranno quattro anni.
Quando ebbe finito, rimanemmo l intorno per un po', in silenzio. La disinfestazione era a tal punto impressa nei nostri cervelli come la cosa ovvia da sistemare che perfino dopo la spiegazione di Alfie almeno in dieci aprirono la bocca per suggerire qualche altro modo di farlo, solo che nessuno di loro riusc a dire pi di: E se..., prima di rendersi conto che, qualsiasi fosse la loro geniale soluzione, c'era stato senz'altro un momento, negli ultimi cento anni, in cui i cervelli pi brillanti di Londra l'avevano gi pensata e sperimentata.
E se riparassimo il macchinario ogni anno, a partire da adesso? disse infine uno dei conoscenti di Aadhya, uno studente di Atlanta che per primo era riuscito a superare lo stallo. Una squadra potrebbe scendere subito dopo Capodanno, quando il salone  stato ripulito e continu con crescente entusiasmo potremmo fare lo stesso patto dell'anno trascorso. Chiunque si metta in lista per la riparazione ottiene un posto, sceglie la cerchia che preferisce. Giusto? Chiunque lo farebbe.
Aveva assolutamente ragione. Alcuni disperati ci avrebbero provato, un anno dopo l'altro, e ogni volta se ne sarebbero persi alcuni, certo, ma si sarebbe mantenuto pulito il macchinario, finch, alla fine, un gruppo di loro sarebbe sceso solo per scoprire che... sorpresa! Il macchinario si era guastato prima che lo potessero riparare e che ad aspettarli c'era una folla di nefasti affamati. Ero sul punto di lanciare un grido di protesta, ma vidi che Alfie stava gi scuotendo la testa in un gesto di stanca esasperazione. Ci hanno gi pensato. Incaricando guardie e mandando squadre di manutenzione ogni mese, tutto quanto. Il che avrebbe permesso di gestire i cong. Ma non si pu pagare nessuno abbastanza per farlo, perch molto presto un nuovo fauciomaco entrer nella scuola. C' una traccia sulle porte. Di solito uno o due riescono a entrare ogni anno: sono melmosi, i pi difficili da tenere fuori da qualsiasi luogo, e si installeranno nel salone. In effetti, Pazienza e Fortezza ci stavano proteggendo. Si mangiavano quelli nuovi.
Le facce di tutti si erano trasformate in maschere, sconvolte dall'orrore. Rabbrividii, e cercai di convincermi che non mancava molto al giorno dei diplomi e che di sicuro non ci sarebbe stato un nuovo fauciomaco, non cos presto.
E se allevassimo qualche nefasto per mangiare i cong? si lasci scappare un qualche giovane genio che non riuscii a identificare. Di chiunque si trattasse, credo che avesse cercato di nascondersi appena si fu reso conto di che cosa aveva suggerito e che tutti avevano rivolto lo sguardo nella sua direzione. Allevare nefasti  un passatempo molto popolare tra gli stregoni oscuri e infatti le cose finiscono pi o meno sempre allo stesso modo, variano solo le quantit di urla e di sangue. Tentare di farlo guidati da nobili intenzioni di solito non rende migliori i risultati, semmai li peggiora.
Potremmo costruire un nefasto robotico per farlo sugger qualcun altro, e anche questo non poteva funzionare, dato che poi sarebbero arrivati altri nefasti che si sarebbero allegramente mangiati i nefasti robotici mangia-cong ma, se non altro, era meno probabile che si finisse con il creare qualche tipo di orrenda mostruosit destinata ad arrancare in eterno in giro per la scuola divorando ragazzini.
Era comunque un altro suggerimento e la folla stipata nella sala di lettura cominciava a dividersi in piccoli gruppi in base alle aree linguistiche preferite e discutere per elaborare delle idee. Provando a dare un contributo. Non mi importava che fossero tutte idee inutili, perch avevamo, letteralmente, solo iniziato a pensare.
Aadhya venne da me e mi circond la vita con un braccio, sussurrandomi: Ehi, possiamo fare da insegnanti, con un tono scherzoso nella voce leggermente tremula e, quando la guardai, vidi che aveva gli occhi umidi, cos le misi un braccio intorno alle spalle e l'abbracciai.
Iniziai a preoccuparmi del fatto che le idee fossero inutili dopo che un'intera settimana non era servita per trovarne una utile. Avevamo coinvolto in quella specie di brainstorming l'intera scuola, ma in sala di lettura arrivarono cos tante persone a suggerire che qualcuno scendesse a riparare il macchinario di risanamento in un qualche giorno a caso di qualsiasi anno, che all'altezza del marted stavamo gi urlando: Fauciomaco!, ancor prima che arrivassero a met della frase. Non posso peraltro fare a meno di notare come tutte queste geniali personalit fossero membri di cerchie.
Uno studente del secondo anno arriv a proporre che rimanessimo nella scuola un anno in pi per proteggere gli altri studenti. Chiam la sua idea pagamento anticipato e l'elemento di novit fu che fece letteralmente saltare sulla sedia tutti gli anziani presenti, i quali repressero con immensa fatica un infilatela su per il culo e ci persino prima che Liesel sbottasse, esasperata: E dove dormiremmo durante quell'anno? Che cosa mangeremmo?. Allora lui modific la pensata, suggerendo che tornassimo indietro giusto in tempo per il giorno del diploma dell'anno successivo, cosa che non meritava alcuna risposta che non fosse uno sguardo vuoto. Nessuno si era mai offerto volontario per tornare nella scuola, e nessuno l'avrebbe mai fatto. A eccezione, ovviamente, dell'unica, lampante e peraltro incredibilmente stupida eccezione, che non contava.
Per cambiare un po', una pallida e malridotta matricola se ne usc invece con la proposta che tutti gli studenti del primo o del secondo anno si diplomassero insieme a noi. Credo che non sopportasse proprio pi la scuola, e che volesse tornare a casa dalla mamma. Il che era giusto, solo che il suo piano non l'avrebbe protetta per niente. L fuori, sarebbe stata acciuffata nel giro di pochi mesi da qualche nefasto, proprio come il novantacinque per cento dei giovani maghi non abbastanza fortunati da entrarci, nella scuola. Le rifilammo pi o meno una corroborante pacca sulla spalla e la mandammo per la sua strada; e quello fu tutto il tempo che concedemmo alla sua proposta.
Ma, quel pomeriggio, mentre stavo lasciando la mensa dopo aver pranzato, la scorsi sola e ingobbita nella fila delle matricole e, d'impulso, mi fermai vicino a Sudarat, anche lei in fila appena un po' pi indietro. Andiamo le dissi. Hai qualcuno che ti tiene il posto.
Lei mi segu, incerta e io la portai dall'altra ragazza. Era, s, americana, ma proprio un'indipendente, e pensai vagamente che venisse dal Kansas o da uno degli altri stati di cui non si sente mai parlare nel notiziario della BBC, lontano da qualsiasi cerchia. Il fatto  che non aveva la bench minima ragione per interessarsi a quello che succedeva, o magari che non succedeva a Bangkok. Allora, come ti chiami? le chiesi, e la ragazza rispose: Leigh?, con cautela, come se non intendesse proprio sbilanciarsi.
Bene, questa  Sudarat, e veniva da Bangkok, prima di finire male. Tu sei Leigh e sei cos infelice qui dentro che preferiresti fare cambio con le possibilit che avresti l fuori. Ed ecco fatte le presentazioni dissi, tirando fuori gli aspetti peggiori per tutte e due. Vedete se riuscite a sedervi insieme. Mangiare in compagnia  meglio.
Me ne andai il pi rapidamente possibile, cos nessuno, me compresa, avrebbe avuto tempo di pensare troppo a cosa diavolo stessi combinando. Non penso che l'avrei fatto, anche solo una settimana prima. Non avrei nemmeno immaginato di farlo, e nemmeno che una delle due mi avrebbe permesso di farlo. Una diplomanda che mette insieme due ragazze del primo o secondo anno? E per quale motivo? Avrei avuto bisogno di una prospettiva e, se non ne avessi avuta una evidente, loro ne avrebbero costruita una per me oppure, cosa assai pi probabile, in seguito avrebbero fatto di tutto per evitarsi.
Forse accadrebbe comunque: Sudarat aveva pi ragioni di quasi chiunque altro per essere cauta, e della ragazza del Kansas non sapevo nulla, a parte il fatto che era infelice proprio come un tempo lo ero stata io, cosa che poteva anche non voler dire un bel niente. Forse anche lei in segreto era una proto-strega-oscura con un potere inimmaginabile, o forse era una persona cos profondamente malvagia che tutti gli altri avevano ottimi motivi per evitarla - pensai subito alla cara, vecchia Philippa Wax della comune, che ero quasi certa non fosse diventata pi gentile solo perch io non ero pi l, anche se spesso aveva lasciato intendere che in quel caso lo sarebbe diventata, oppure, forse, Leigh del Kansas era solo un'emarginata, timida e incapace di fare amicizia, il tipo di ragazza a cui non ne andava mai una dritta, cos che nessuno si era preoccupato di legare con lei. Di sicuro non era una vera strega oscura, perch una strega oscura non sarebbe stata cos ansiosa di andarsene.
Comunque, Sudarat poteva decidere da sola se valeva la pena sopportare la sua compagnia. Almeno era qualcuno, qualcuno che non l'avrebbe guardata con sospetto e nemmeno avrebbe esitato a fare amicizia con lei perch altri la guardavano con sospetto. E io potevo immaginare di aiutarla e di aiutare l'altra ragazza a stringere quel patto perch quella era una cosa che adesso nella scuola poteva accadere.
E, supponendo che le due ragazze siano davvero rimaste sedute l'una accanto all'altra per almeno quel singolo pasto, quello fu anche, per quanto ne so, il pi riuscito esempio di aiuto dell'intera settimana.
Ci furono ancora un sacco di nuove, affascinanti proposte di allevamento-nefasti, alcune delle quali si spinsero fino a contemplare caratteristiche dettagliate. Un ragazzo del corso di Alchimia ebbe davvero il fegato di suggerire a Liu che lui avrebbe potuto farlo con i nostri topolini, gettando su di loro un incantesimo e lasciandoli a vivere per sempre nelle tubazioni della scuola affinch si riproducessero e mangiassero larve di cong. Liu non era tipo da prendere facilmente fuoco, ma allora si arrabbi cos tanto che Tesorina mi svegli da un pisolino per spedirmi di corsa nella sua stanza, giusto in tempo per imbattermi nel signor Crudelt Verso gli Animali, il quale si lanci in una ancor pi convinta ritirata quando mi vide fuori dalla porta con Tesorina, che protendeva il nasino fremente e baffuto fuori dalla tazzina a bandoliera sul mio petto.
Ci fu anche chi partor idee meno vistosamente pessime, come piani per installare un qualche tipo di grossa arma nello spazio morto sotto il pavimento del laboratorio tecnico, da usare per far saltare in aria pi direttamente i nefasti del salone dei diplomi. Il problema era che per installare una qualsiasi cosa fuori dal salone sarebbe stato necessario praticare delle aperture nelle potentissime protezioni che tengono i nefasti dentro il salone dei diplomi ma fuori dai piani delle aule.
Quando ci riunimmo nella sala di lettura il sabato successivo, nel gruppo serpeggiava la depressione. Il percorso a ostacoli si era trasformato in una noia completa: invece di essere impossibile da terminare vivi, all'improvviso era diventato cos facile che perfino le matricole riuscivano a completarlo, quindi adesso loro si allenavano al nostro posto. La scuola aveva effettivamente iniziato a chiudere diplomandi a caso fuori dalla mensa, e l'unico modo per entrarci era dare qualcosa di utile a uno degli studenti pi giovani. Quella settimana funzionavano piccole cose tipo calzini di ricambio spaiati o penne, ma capire l'antifona era decisamente facile. E, cosa piuttosto grottesca, naturalmente gran parte degli studenti anziani dava quelle cose ai ragazzi delle cerchie in cambio solamente della promessa di metterci una buona parola con il consiglio della cerchia, una volta ottenuto il diploma.
Tutte le proposte riguardano ancora la riparazione del macchinario di pulizia disse Yuyan, distribuendo i fogli sui tavoli. Si era fatta carico di raccoglierli non solo perch sapeva leggere con disinvoltura molte lingue, ma anche perch, a differenza di Liesel, non era solita traumatizzare la gente con i suoi commenti; motivo per cui avevamo iniziato a riceverne molti di pi dopo che lei stessa aveva detto in giro di portarglieli. Dobbiamo accettare il fatto che l'approccio disinfestazione per il diploma  un fallimento. Abbiamo bisogno di qualcosa di diverso.
S, be', ci stiamo provando rispose cupamente Aadhya. Sapevo che era stata nel laboratorio quasi tutta la settimana con Zixuan e un gruppo di altri bravissimi artefici del nostro anno, cercando nuove soluzioni. Abbiamo provato a creare un corridoio fino ai cancelli... qualcosa come un tunnel di sicurezza. Ma... Scosse la testa. Non aveva davvero bisogno di spiegare quali fossero i problemi di quella strategia: si sarebbe offerto un unico, irresistibile bersaglio fino all'ultimo nefasto; e poi, come si sarebbe deciso chi sarebbe andato per primo? Comunque, sembra persino troppo ovvio. Gli adulti avranno sicuramente gi provato qualcosa del genere.
Aspettate... ho un'idea. E se ci diplomassimo tutti? disse Chloe. Se portassimo con noi tutti i pi giovani? Quando torneremo da diplomati al punto di iniziazione di New York, la mamma di Orion sar l... lei pu far s che il consiglio dei governatori annulli l'Iniziazione. Se lo facessimo, la scuola resterebbe davvero libera, perch nessun nefasto tenterebbe di entrare se dentro non ci fosse nessuno di noi. E poi, invece di essere i soli a tentare di escogitare qualcosa, ogni mago del mondo potrebbe cercare una soluzione migliore.
Yuyan sospir. Ci stiamo pensando da anni disse, il che aveva perfettamente senso: se Shanghai fosse stata in grado di elaborare una soluzione migliore, allora sarebbe valsa la pena che costruisse una nuova scuola in cui tutti si sarebbero trasferiti. Yuyan fece un cenno verso la copia pi vicina dell'articolo di giornale, sistemato all'estremit di uno degli scaffali. Londra ci sta lavorando da un secolo e New York pi o meno dallo stesso tempo. Ma niente di ci che abbiamo scoperto ci assegna maggiori probabilit della Scholomance.
Be', va bene, ma se anche non riuscissimo a trovare niente di meglio, almeno nessuno starebbe peggio comment Chloe.
I bambini pi piccoli s, starebbero peggio replic Liu. L fuori sarebbero indifesi.
Solo per un po'... Sarebbe come una vacanza estiva. Potremmo sorvegliarli. E se alla fine risultasse che una soluzione non esiste, o che richiede troppo tempo, potrebbero sempre tornare dentro ribatt Chloe.
Tu lo faresti? domand Nkoyo, con una punta di nervosismo che avvertii anche nel mio stomaco. Tornare dentro? Dopo essere uscita di qui?
Chloe tacque. Be'... rispose poi, tentennante. Avrebbero la possibilit di scegliere... ma la sua fu solo una fragile obiezione, che subito si spense.
Liu era seduta sul divano di fianco a lei. Si pieg in avanti e diede un colpetto con la spalla alla spalla di Chloe, per confortarla. Dovremmo rispedire a scuola i nefasti, invece disse.
Quella sera stessa, dieci minuti dopo il coprifuoco, buss furiosamente alla mia porta. Non sapevo che fosse Liu, quindi saltai fuori dal letto, lanciai uno scudo potente, tenni pronto un incantesimo mortale e spalancai la porta, pronta a battermi. Dovetti abbassare le braccia lungo i fianchi mentre lei entrava con un balzo e mi afferrava per le spalle, stringendo nel pugno alcuni pezzi accartocciati di carta scarabocchiata. Era molto su di giri, perci prima disse qualcosa in cinese, troppo in fretta perch io capissi, e poi ripet: Dovremmo rispedire a scuola i nefasti, invece!.
Cosa? chiesi. Proprio in quel momento suon l'ultima campana del coprifuoco e Liu schizz via gridandomi: Ne parliamo domani!. Poi corse nella sua stanza, lasciandomi sveglia a guardare il soffitto per un'ora, mentre cercavo di immaginare a cosa diavolo stesse pensando. I pezzetti di carta spiegazzati che aveva lasciato non mi furono di grande aiuto: potevo dire che si trattava di matematica, ma in numeri cinesi scritti in due diverse calligrafie, la sua e, pensai, quella di Yuyan; cos, anche dopo che li ebbi faticosamente tradotti, non avevo alcuna idea di cosa potessero significare.
L'incantesimo della trappola mi disse il mattino dopo, incontrandomi a met del corridoio che divideva le nostre stanze.
Giusto, fin qui ci ero arrivata anch'io risposi: i nefasti entrano comunque a frotte nella scuola attraverso i portali post-diploma. Se avessimo usato il nostro incantesimo della trappola avremmo potuto attirarne una vera e propria orda. In teoria, decine di migliaia nella mezz'ora della cerimonia del diploma, se i calcoli di Liu erano giusti e se io li avevo capiti correttamente. Ma qual  l'idea? Stai pensando che, se riempiamo completamente il salone di nefasti, loro... si mangeranno i cong? Quella era l'ipotesi migliore che mi era venuta in mente durante un'intera notte di riflessione, per quanto se i nefasti avessero voluto mangiarsi un numero sufficiente di cong, lo avrebbero gi fatto. Liu scosse con forza la testa.
Non il salone disse. La scuola. L'intera scuola. Noi ce ne andiamo e riempiamo la scuola di nefasti.
La fissai. E poi cosa? La buttiamo nel vuoto o qualcosa del genere?
S! esclam lei.
Ehm... cosa? replicai io.
Potrei raccontarvi tutti i particolari delle due settimane successive, durante le quali escogitammo almeno cinque o sei piani alternativi, che poi scartammo, e ci furono anche una decina di diverse false partenze mentre elaboravamo i dettagli approssimativi di questo, ma gi  stata un'agonia passarci una volta, quindi no, non ho intenzione di rifarlo.
L'interrogativo principale era infatti se l'idea di Liu avrebbe davvero funzionato nell'offrire protezione ai bambini dotati di saggezza del mondo. La Scholomance non era stata costruita sulla base di una qualche appassionata adesione al concetto dell'insegnamento in collegio.  soltanto un casin, ideato per aumentare le nostre probabilit, perch sopravvivere alla pubert  un terno al lotto. Qualsiasi genitore mago pu salvare i propri figli da un singolo nefasto. Ma quando ne arrivano quindici al giorno, a un certo punto accadr che uno di loro riuscir a superare le vostre protezioni, i vostri scudi e cancelli, e a prendersi la gustosa leccornia che cercate di nascondere.
Che  esattamente il motivo per cui, invece, veniamo stipati qui dentro, al riparo dietro cancelli ben sorvegliati, e possiamo essere raggiunti solo attraverso tubature ricoperte di protezioni, ragion per cui passiamo buona parte della nostra adolescenza in una prigione uscita da un incubo. Se fossimo riusciti a eliminare la popolazione dei nefasti in misura sufficiente a procurarci probabilit di sopravvivenza fuori dalla scuola che fossero, nella migliore delle ipotesi, diciamo una su tre, allora la maggior parte delle persone non sarebbe venuta qui per averne una su quattro. La scuola  troppo orribile. E dopo che Liesel piomb sulla povera Liu trascinandola in una stanza per controllare i calcoli alcuni milioni di volte, le due tornarono annunciando che c'erano discrete chance di far scendere le probabilit di sopravvivenza fuori dalla scuola a una su due e che l'effetto sarebbe durato almeno per un paio di generazioni. Il che rese quell'idea una delle poche che non potesse essere depennata immediatamente dalla lista, a differenza, per esempio, del suggerimento di creare uno stormo di avvoltoi piranha a coda di serpente che avrebbero fatto piazza pulita dei cong in dieci minuti, per poi salire e fare lo stesso con noi.
Le altre questioni riguardo il piano di Liu erano di natura logistica. Dopo aver studiato attentamente i progetti e la documentazione di manutenzione, ci rendemmo conto che, quando tocchi i cancelli, in quel preciso istante la tua casa-portale si apre, giusto per il tempo necessario a riportarti al tuo punto di iniziazione, dopodich si richiude in pochi secondi, una progettazione intelligente, studiata per tenere fuori i nefasti. Se invece il nostro scopo era attirarne dentro il numero pi grande possibile, tutti gli studenti avrebbero dovuto mettersi in fila e uscire lentamente: un flusso costante di ragazzi in uscita, un flusso costante di nefasti in entrata, cos avremmo fatto funzionare l'incantesimo della trappola per tutta la mezz'ora del diploma.
Anzi, scusate, cos io avrei fatto funzionare l'incantesimo della trappola. Nessuno si prese neppure la briga di discutere su chi esattamente avrebbe lanciato l'incantesimo destinato a richiamare una marea di nefasti. Ero colpevole, vostro Onore.
Come impediremo ai nefasti di uccidere tutti quelli che sono in fila? domand Aadhya.
Finch l'incantesimo della trappola funziona, i nefasti si limiteranno a seguirlo, credo rispose Liu.
Quindi El deve stare da qualche parte lontano dal loro punto di ingresso, per attirarli pi all'interno intervenne Magnus. Riuscir a lanciare l'incantesimo dalla biblioteca e a farlo funzionare comunque ai cancelli?
E in questo scenario, io poi come esco dalla biblioteca? chiesi in modo diretto. Ero perfettamente consapevole che, se alla scuola non importava di essere divelta dalle proprie fondamenta e lanciata nel vuoto, fino a quel momento non aveva sollevato obiezioni, avrebbe sicuramente considerato sacrificabile anche me. Non potevo rifiutarmi di rischiare la vita, ma non ero certo entusiasta di accettare il martirio ancora prima di cominciare.
Se  per questo, come riusciresti a non finire soffocata nel giro di cinque minuti? disse Aadhya. Se questa cosa dovesse funzionare, un miliardo di nefasti punter dritto contro di te.
Perch non li uccido tutti io mentre entrano? intervenne Orion, non dubitando minimamente della sua capacit di uccidere un miliardo di nefasti.
Chiudi il becco, Lake dissi io, che invece avevo molti dubbi sulla sua capacit di uccidere un miliardo di nefasti.
Quello fu il motivo per cui l'idea di Liu rimase sulla nostra lista semplicemente come una possibilit-molto-azzardata, ma poi Yuyan ne parl con Zixuan e, tre giorni dopo, si present in biblioteca con una soluzione al problema di attirare i nefasti in ogni parte della scuola: un impianto di altoparlanti. L'idea era di creare centinaia di minuscoli altoparlanti, magici, non elettronici, attaccati a un filo, e poi far passare il filo in un gigantesco anello lungo tutta la scuola, un anello che iniziava e finiva nel salone dei diplomi, che percorreva tutti i corridoi e le scale di ogni piano, diramandosi in ogni stanza, salendo fino alla biblioteca, snodandosi attraverso gli infiniti scaffali che la componevano e poi scendendo di nuovo fino al salone. A una delle sue estremit ci sarei stata io, proprio davanti ai cancelli: avrei usato un microfono per cantare il nostro allettante incantesimo della trappola, che si sarebbe diffuso lungo l'intero impianto fino a raggiungere l'ultimo e pi grande altoparlante, posizionato proprio vicino ai cancelli, per trasmettere la canzone a qualsiasi nefasto si trovasse nel raggio di ascolto dei portali.
Il tocco geniale dell'intero progetto, per, era ci che avrebbe indotto i nefasti a seguire davvero il filo con gli altoparlanti ed entrare nella scuola: un incantesimo per cui saresti riuscito a sentire solamente il suono che usciva dall'altoparlante proprio davanti a te, ma non appena ti avvicinavi troppo, avresti iniziato a sentirlo solo dall'altoparlante seguente. I nefasti sarebbero arrivati perch avrebbero sentito la canzone, e poi l'avrebbero seguita fino all'altoparlante successivo, e poi a quello ancora successivo, e cos via lungo tutta la scuola.
Il piano di Liu, quindi, sembrava davvero ben studiato, finch non si valutava il fatto che dai cancelli sarebbero usciti pi di quattromila ragazzi che poi si sarebbero disseminati in tutto il mondo, e che centinaia di loro si sarebbero diretti verso grandi cerchie cittadine, circondate da nefasti affamati. Diffondere l'incantesimo della trappola dalla Scholomance, che gi di per s era la trappola pi allettante del mondo, sarebbe stata la ciliegina sulla torta. E quindi, se alcuni nefasti non si fossero presentati, il motivo sarebbe stato con ogni probabilit che erano stati travolti o mangiati da altri nefasti, i quali si stavano a loro volta affrettando per arrivare alle porte improvvisamente spalancate, oppure che non erano riusciti a raggiungere in tempo un portale.
Attireremmo tutti i nefasti del mondo disse Chloe nervosamente, e non aveva torto. Era una totale follia.
Nonostante tutto, per, il progetto non venne depennato, perch depennavamo solo le idee che di sicuro non avrebbero funzionato, non quelle folli. Anche cos la lista non era lunga. Gran parte delle proposte veniva eliminata quando Alfie diceva S s, provateci, spesso senza neanche sollevare la testa dall'estremit del tavolo dove si era accasciato accanto a Liesel. Qualcuna venne scartata quando Yuyan e Gaurav di Jaipur ammisero che i laboratori della loro cerchia l'avevano gi provata. Invece, per quanto strano possa sembrare, nessuno, in nessuna cerchia, aveva mai esplorato la brillante idea di distruggere l'intera scuola.
Parlando seriamente, quella era un'idea che nessuno poteva aver proposto perch aveva bisogno di... me. Avresti potuto lanciare l'incantesimo della trappola con un cerchio di dodici maghi, o anche trenta se volevi che funzionasse per mezz'ora, quindi avresti potuto prendere altri trenta maghi e lanciare un incantesimo per sradicare la scuola dal mondo, ma poi non saresti mai riuscito a tirarli fuori in tempo. Se le cose stavano cos, avrei urlato l'ultima sillaba di quello che si stava rivelando essere il mio sorprendentemente utile incantesimo del supervulcano proprio mentre saltavo attraverso il portale, oppure sarei precipitata nel vuoto insieme alla scuola. Be', in quel caso per era sperabile che i nefasti raccolti l mi divorassero prima che avessi l'opportunit di sperimentare il totale orrore esistenziale di essere completamente tagliata fuori dalla realt.
E no, una prospettiva del genere non mi lasciava per niente indifferente.
Il fatto  che non avevamo trovato nessuna idea migliore, se non quella di Chloe di correre semplicemente fuori di qui e lasciare la patata bollente nelle mani degli adulti. Una soluzione che piaceva molto a tutti: l'unico problema era che per noi significava non fare nulla e nel frattempo la scuola stava tamburellando con impazienza il suo metaforico piede. La settimana successiva, Zixuan cominci ad armeggiare in giro per costruire gli altoparlanti magici, e altri artefici anziani iniziarono a offrirsi di aiutarlo, perch chiunque non stesse dando in qualsiasi modo una mano iniziava ad avere le gi fioche lampadine della camera completamente spente, o il flusso dell'acqua interrotto proprio mentre entrava nei bagni, o anche a trovarsi chiuso fuori dalla mensa o dal laboratorio tecnico.
Da quel momento in poi, la scuola non fece che diventare pi meschina. Sembrava che non ci fosse rimasto nessun nefasto grosso e pericoloso, e nel caso ci avrebbe pensato Orion ad acciuffarlo, prima ancora che chiunque altro avesse anche solo il tempo di intravederlo, ma ogni notte eravamo costretti a scrollare dalle nostre lenzuola vermitopo e cullarve e a lanciare incantesimi di purificazione, altrimenti ci saremmo svegliati con malvini che infestavano i nostri dotti lacrimali; un mattino, poi, andammo in mensa e la linea di distribuzione dei pasti consisteva esclusivamente in vasche della famigerata, brodosa poltiglia nutriente, e ci finch non pass anche l'ultimo dei diplomandi.
Lo ammetto, non ho la minima idea di come chiunque potesse essere sopravvissuto mangiando quella roba abbastanza a lungo da diplomarsi. Finimmo per mangiare cose folli: colazioni complete all'inglese, waffle spalmati di frutti di bosco e panna montata, uova shakshuka al sugo con grandi quantit di pomodori freschi e cetrioli. Aadhya, poi, aveva questa meravigliosa ricetta che aveva inventato la sua nani: sottili pancake ripieni di una purea di lenticchie e ricoperti di meringa tostata. Se decidi di spendere la gran quantit di mana che serve per trasmutare un pasto, allora tanto varrebbe trasformarlo in qualcosa che ti piace davvero. Ma per farlo avremmo tutti dovuto impiegare una quantit di mana sufficiente per sette giorni.
Dopo colazione, ogni singolo anziano reclamava a gran voce qualcosa da fare e, dato che non avevamo niente di meglio da offrire loro, tutti iniziarono a prendere sezioni del piano di Liu, l'unico che era abbastanza strutturato da cominciare a lavorarci. Il progetto inizi quindi a rullare lungo la pista di volo come un aereo costruito solo per met, che alcuni tentavano di far decollare mentre altri montavano ruote, ali, sedili e cercavano di sistemare la cloche e il motore, e altri ancora gli correvano dietro portando i bagagli.
Gli artefici e i componenti delle squadre di manutenzione iniziarono a svolgere il filo di cablaggio lungo tutta la scuola e a costruire loro stessi gli altoparlanti... Per fortuna Zixuan ne aveva realizzato un prototipo funzionante appena in tempo, o loro si sarebbero presi progetti solo abbozzati e sulla base di quelli avrebbero costruito qualche decina di altoparlanti malfunzionanti. Ricevemmo persino il primo chiaro segnale del fatto che la scuola appoggiava il nostro piano di demolizione, perch dopo lo scoppio di una lite nel laboratorio tecnico sull'ultima bobina rimasta di filo metallico, uno dei pannelli metallici fissati al soffitto cadde, abbattendosi con dolorose conseguenze sulla testa dei contendenti, come un tagliente messaggio.
Dopo quel fatto, i ragazzi della manutenzione iniziarono a strappare pannelli meno importanti in tutta la scuola e a portarli nel laboratorio tecnico agli artefici che li sminuzzarono per ricavarne il filo degli altoparlanti, che poi avvolsero in bobine nuove e subito riconsegnarono. Gli alchimisti iniziarono a preparare vere e proprie esche per la trappola - ci furono studenti anziani che si dimostrarono, a sorpresa, disposti a dare letteralmente il sangue per questo progetto, dato che, cosa piuttosto inquietante, era venuto fuori che una siringa da dieci millilitri era sufficiente per fargli avere i pasti quotidiani, con l'idea che avremmo potuto spargerne nei dormitori per separare qualche nefasto dall'affollato flusso principale dell'incantesimo. Altri diplomandi iniziarono a trascinare i ragazzi pi giovani in palestra, a intervalli regolari, perch simulassero la fila davanti alle porte, cos da poter trovare il giusto passo.
Liu, Aadhya e io non dovemmo cercare lontano per trovare una occupazione: passavamo le mattinate in biblioteca tentando di trovare un piano alternativo migliore e i pomeriggi con Zixuan nel laboratorio tecnico, modificando il liuto, gli altoparlanti e il microfono; lui stesso stava costruendo quel pezzo fondamentale, perch funzionassero meglio con l'incantesimo della trappola. Yuyan ci seguiva. Era anche musicista e si era offerta di sostituire Liu allo strumento nel caso lei avesse dovuto smettere di suonare. Provavano l'incantesimo canoro quasi tutte le sere. Nessuno invece avrebbe sostituito me.
Dato che tutti gli artefici cercavano freneticamente di fare qualcosa, le fornaci funzionavano a pieno ritmo; quindi si lavorava in modo caldissimo e noioso, e ogni giorno, all'ora di cena, la mia voce era rauca e gracchiante. A titolo di consolazione, trovavo divertente muovere le sopracciglia con fare allusivo davanti a Liu, che arrossiva imbarazzata... Zixuan, oltre al lavoro di ingegneria, stava indubbiamente lanciando la sua offensiva anche su quel fronte. Tanto che trov il tempo di realizzare per lei una serie di belle gabbiette metalliche di protezione a forma di uovo per i topolini, da fissare dentro le tazzine che avremmo usato il giorno del diploma, con in cima un minuscolo uncino di prolungamento che le avrebbe collegate ai nostri incantesimi protettivi.
Chloe inizi a passare i suoi pomeriggi preparando per me un rinfrescante per la gola, e per Liu e Yuyan un unguento per le dita, invitando altri alchimisti a unirsi a lei. Fin per avere pi gente ad aiutare che lavoro da fare, quindi scelse gli alchimisti migliori e inizi a lavorare allo sviluppo di una seconda ricetta, il cui scopo specifico era migliorare l'incantesimo canoro della trappola, cosa che non avevo mai neppure sospettato si potesse fare con l'alchimia.
Dopo qualche giorno, mi diede il primo, piccolissimo goccio di pozione da provare. L'incantesimo della trappola aveva gi fatto un ottimo lavoro nell'attirare nefasti allo stadio larvale; a proposito, nel caso vi stiate domandando cosa ne avevamo fatto di quell'incantesimo, la risposta  che per la prima settimana lo lanciammo dall'interno di un anello di fiamme mortali che io avevo evocato, sudando a secchiate. Tuttavia, fummo ben contente di smettere dopo la prima settimana, perch gli sciami di larve avevano smesso di arrivare. Quando Chloe mi diede il campione, eravamo piuttosto sicure di aver liberato completamente gli spazi intorno al laboratorio tecnico da qualsiasi nefasto vivo o morto.
Ed era cos, infatti. Solo un isk, a quanto pareva, aveva deposto gi qualche tempo prima una quantit di uova nella fornace del laboratorio tecnico. Non avrebbero dovuto schiudersi ancora per una decina d'anni o gi di l, ma dopo aver bevuto la pozione di Chloe, il canto potenziato indusse i piccoli a rompere i gusci e uscire comunque. I loro esoscheletri non si erano ancora induriti, quindi erano semplici sgorbi di metallo fuso, flosci e lenti, che non costituivano una minaccia diretta, se non fosse che, uscendo dalla fornace, caddero sul pavimento, lo sciolsero e svanirono nel vuoto sottostante. Quando riuscimmo ad asfissiare quelli rimasti, il pavimento del laboratorio tecnico aveva l'aria di una lattina che qualcuno avesse sforacchiato con un punteruolo a scopo decorativo. Passammo il resto della giornata a ripararlo con molta attenzione.
Alla fine di maggio, eravamo a buon punto con tutte le parti del progetto, tanto che, quando Liesel ci costrinse ad andare in biblioteca per un riesame delle varie iniziative di pianificazione, l'unico problema ancora da risolvere era come far salire l'orda di nefasti dal salone dei diplomi ai piani principali della scuola.
Ed era un bel problema, perch fin dall'inizio tutta la scuola era stata concepita per rendere quel tragitto il pi difficile possibile anche per un solo nefasto. Il cunicolo di manutenzione sarebbe stato un po' stretto per una torma intera, anche se l'anno prima un giovane stegosauro era riuscito a strizzarcisi dentro e a salire di l, ma cosa sarebbe accaduto se i primi nefasti, dopo aver fatto il giro della scuola, avessero tentato di tornare indietro scendendo dal cunicolo di manutenzione? Non appena si fosse creato un ingorgo, nel salone dei diplomi si sarebbe accumulata una massa di mostri che alla fine avrebbero cominciato a mangiare noi.
Nessuno aveva buone idee, per andammo a prendere le grandi planimetrie ufficiali della scuola e le allargammo sul tavolo nel tentativo di trovare una soluzione, scoprendo con sgomento che proprio ai lati opposti del salone c'erano due enormi pozzi di manutenzione, ciascuno largo abbastanza da permettere a sette stegosauri di salire contemporaneamente e - volendo - ridiscendere dall'altra parte.
Vi assicuro che fino a quel momento sulle planimetrie non c'erano mai stati due enormi pozzi di manutenzione, e neanche nella scuola, peraltro.
Ma quando staccammo un'altra serie di planimetrie dalle pareti, i pozzi figuravano anche l, e dopo essercene procurati una terza serie e aver visto che continuavano a comparire, all'improvviso un ragazzo di quelli che si occupavano in pianta stabile di manutenzione e difesa disse: Ci sono parti di macchinario che non erano qui quando la scuola fu costruita, ma sono troppo grandi per essere entrate attraverso il cunicolo. La scuola deve avere pozzi pi larghi che vengono aperti solo per installazioni importanti.
Chloe si alz a sedere. Un momento,  vero. Me lo ricordo! Tutta la nuova attrezzatura della mensa... quando sono stati pronti a installarla, New York ha costruito tipo cento golem per consegnarla. I golem hanno aperto i cancelli dall'esterno, spazzato tutto il salone con le fiamme mortali dei lanciafiamme, quindi sono entrati di corsa con la nuova attrezzatura. L'hanno spinta dentro un pozzo e poi hanno richiuso tutto prima di essere fatti a pezzi. E gli studenti l'hanno installata.
Non chiesi quanti di quegli studenti fossero stati massacrati dall'orda pi piccola di nefasti che di certo era salita ai piani superiori nel tempo impiegato da una banda di golem per caricare l'attrezzatura nel pozzo. In effetti, i golem di New York hanno fama di essere pi veloci della norma, e ci significa che potevano aver attraversato il salone dei diplomi in sei minuti invece di venti. Non chiesi se tutti i ragazzi fossero stati avvertiti di aspettarsi un afflusso improvviso di nefasti. Ero sicura che a Chloe non dovevano aver raccontato quelle parti della storia. Non si turba una ragazza gentile e affettuosa con quel genere di informazioni.
Non chiesi, mi limitai a ribollire di rabbia mentre scendevo rumorosamente le scale fino al piano del laboratorio tecnico insieme a un pugno di volontari - ragazzi che conoscevo appena e che si aggiravano intorno alla biblioteca in cerca di lavoro perch quel giorno non avevano fatto granch ed erano ansiosi di andare a cena - per confermare che, s, quegli utili pozzi si trovavano l, uno che terminava nel laboratorio tecnico e l'altro in palestra, ed entrambi erano completamente aperti. Sembravano molto pi impressionanti dal vero che sulle planimetrie.  difficile ricordare quanto sia immenso questo posto del cavolo finch non ti ritrovi in piedi sull'orlo di un pozzo grande abbastanza da ospitare un jet che precipita verso il basso per un chilometro. Un esercito di nefasti poteva risalirlo senza problemi.
Immagino che a te non sia venuto in mente di tenerli chiusi finch quelli delle cerchie non si sono degnati di avvertire tutti, giusto? chiesi, rivolta alle planimetrie incorniciate pi vicine - le voragini continuavano a fare bella mostra di s anche ora - mentre i miei accompagnatori davano una sbirciata nervosa di sotto per accertarsi che i pozzi fossero l. Non sei un granch, come correttezza, vero?
La scuola non mi rispose. Ma io conoscevo gi la risposta. Lei non soppesava i ragazzi uno dopo l'altro e pareggiava i conti. Avrebbe fatto del suo meglio per proteggere tanto lo studente di una cerchia quanto il povero sfigato, e non le sarebbe importato che quelli delle cerchie fossero arrivati con una caterva di vantaggi. In fin dei conti non erano ancora al sicuro. Quella era l'unica linea che tracciava, la linea tra sicuro e non sicuro, prima di dispensare il proprio aiuto con implacabile, ingiusta imparzialit. E si aspettava che io facessi lo stesso, cosa che mi faceva incazzare, pur non sapendo come fare meglio.
Fumai di rabbia per tutto il tragitto di ritorno in biblioteca - e dovermi fare di nuovo tutte quelle scale non miglior il mio umore - dove annunciai: I pozzi sono aperti, prima di gettarmi imbronciata su una sedia.
Dopo questa scoperta, il piano di Liu divenne il piano, l'unico su cui continuammo a lavorare, il che fu un bene, visto che dargli forma richiese ogni singolo minuto delle ultime settimane... di quello che poteva essere l'ultimo anno scolastico in assoluto. Quasi tutto quello che avevamo gi fatto and rifatto. Met della prima serie di altoparlanti costruiti in fretta e furia si ruppe e dovette essere sostituita; fummo costretti a rifare un quarto del cablaggio, e poi a fabbricare quasi cento nuove bobine solo per salire e scendere i pozzi. Non sapevamo bene dove procurarci i materiali in modo sicuro fino a che qualcuno non sugger di provare con le pareti della gigantesca aula magna in cui seguivamo Scienza dei Nefasti, che erano interamente coperte da un orrendo murale educativo raffigurante tutti i nefasti in attesa di mangiarci al piano di sotto.
Non entravo in aula magna dall'anno prima, e non ne avevo sentito la mancanza, per mi presi un giorno libero dagli esercizi di canto per unirmi al festival della distruzione. Non fui la sola. Si presentarono centinaia di studenti; i pi giovani stavano ancora andando a lezione, in realt, ma molti di loro si assentarono per partecipare e aiutare pi che potevano. Smantellammo l'aula da cima a fondo. Gli alchimisti versarono preziosi fluidi corrosivi sui bulloni; gli incantatori scaldarono e raffreddarono i pannelli per deformarli fino a che non si staccarono. Molti ragazzi si catapultavano verso il soffitto da cui strappavano i pannelli, lanciando a chi era sotto urla di avvertimento mentre ricadevano. Persino i novellini - notevolmente pi allampanati di quanto erano all'inizio dell'anno - si presentarono l solo per prendere a martellate i sedili. Quando suon la campana del pranzo, l'aula era sventrata dalle travi alle tubature.
Il piano di Liu aveva un vantaggio notevole rispetto a qualunque altro: tutti noi volevamo distruggere la Scholomance. Non scherzo; il fatto che tutti adorassimo l'idea a livello viscerale profondo avrebbe certo contribuito a realizzarla. E in noi non operavano solo rancore e rivalsa, anche se quelli sarebbero stati gi sufficienti: credo che tutti come me sentissero, intimamente e irrazionalmente, che se solo avessimo avuto successo, se solo fossimo riusciti a distruggere l'intera scuola, avremmo potuto dimenticare di essere mai stati qui dentro. E ciascuno di noi, dalla matricola pi allegra al diplomando pi abbattuto, anelava ogni giorno pi intensamente a uscire, uscire, uscire di qui.
Be', a parte il nostro pazzoide particolare. Orion si fece sempre pi imbronciato via via che il 2 luglio si avvicinava. Se si fosse risentito per il compito che gli era stato assegnato nel nostro delizioso schema - avrebbe dovuto proteggere il pozzo che scendeva, affrontando la torma dei nefasti tutta in una volta - avrei considerato il suo atteggiamento perfettamente giustificato. Dato per che del suo compito non gli importava minimamente, anzi, sembrava non vedere l'ora di svolgerlo e se lo pregustava con una sorta di strana follia, non avevo idea di cosa gli desse fastidio.
Non era vero, naturalmente, per non mi sarei concessa di pensare a cosa poteva dargli fastidio. Non mi aveva chiesto un altro appuntamento dal disastroso tentativo in palestra, il che poteva derivare da mortificazione o dal fatto che da allora non avevamo pi avuto un solo giorno per noi.
In entrambi i casi, era meglio cos. Ero arrivata qui e qui ero sopravvissuta perch avevo agito ogni volta con buonsenso, avevo sempre cercato di fare la cosa pi intelligente, di vedere tutti i pericoli con chiarezza e da ogni angolazione, cos da poterli superare senza perdere troppo sangue. Non avrei mai potuto permettermi di guardare oltre la sopravvivenza, soprattutto non per qualcosa di assurdamente dispendioso e inutile come la felicit, nella quale comunque non credevo. Sono troppo brava a fare l'insensibile, davvero molto brava, e non avevo intenzione di ammorbidirmi adesso, di punto in bianco. Non far la scelta della mamma, non far qualcosa di stupido per un ragazzo che  venuto a sedersi gomito a gomito con me in biblioteca, solo noi due in una pozza di luce nell'oscurit che si allungava tutto intorno... un ragazzo che, inaspettatamente, pensava che io fossi fantastica e mi faceva ripiegare lo stomaco a quadratini quando mi stava vicino.
Intorno a me, chiunque altro faceva stupidaggini: tutta la settimana passata avevo inciampato su gente che pomiciava tra gli scaffali della biblioteca, che all'ora dei pasti scambiava di tutto con preservativi o pozioni alchemiche di dubbia efficacia; ragazze altrimenti ragionevoli ridacchiavano tra loro nei bagni, chiacchierando dei loro progetti riguardo a eccitanti performance dell'ultima notte, cosa ancora pi stupida di tutte le altre. Non avrei certo perso il sonno la notte prima di realizzare quel piano insensato, nemmeno se Orion Lake si fosse presentato alla mia porta con t e pasticcini.
Mentre io passavo le mie giornate con Liu, Aadhya e Zixuan nel laboratorio tecnico, ad accordare il liuto e a cantare a pieni polmoni, Orion continuava ad allenarsi in palestra. Avrebbe passato gran parte del diploma a proteggere la fila di studenti in uscita, a meno che l'orda di nefasti non fosse riuscita a scorrazzare per la scuola intera e a scendere di nuovo prima che fossimo tutti fuori, nel qual caso... be', in quel caso probabilmente avrebbe opposto una resistenza senza speranza ma non per questo meno decisa sulle barricate, nel tentativo di trattenere i nefasti abbastanza a lungo da permettere a tutti gli altri di fuggire. E io avrei dovuto restarmene vicino ai cancelli, invitare i nefasti a entrare con il mio canto e tenerli lontani dai miei compagni mentre lui veniva inevitabilmente sopraffatto e dilaniato sotto i miei occhi dai mostri che avevo attirato l a ucciderlo.
Non riuscivo a smettere di passare dalla palestra per guardarlo, tanto per rigirare il coltello nella piaga. Ma vederlo schiantare decine e decine di nefasti finti e robotici non mi faceva sentire meglio. Sapevo che era bravo a uccidere nefasti, fenomenale addirittura, per se il piano avesse funzionato, non ce ne sarebbero stati a decine, ce ne sarebbero stati a centinaia, forse a migliaia, che lo avrebbero attaccato tutti in una volta. Ciononostante lo guardavo comunque dalle porte, ogni giorno dopo le mie esercitazioni vocali, e quando finiva l'ultima corsa, salivamo a cena insieme senza parlare, io con i denti stretti sulle parole che avrei voluto dire: Non devi farlo da solo, puoi chiedere aiuto ad altri, se non altro per coprirti. Organizzeremo una lotteria, tireremo a sorte. Ma quelle parole gliele avevo gi dette e lui le aveva liquidate con un'alzata di spalle e un: Mi sarebbero solo d'intralcio. Sulla qual cosa poteva benissimo avere ragione, perch nessuno gli sarebbe rimasto accanto con quell'orda in arrivo. Nessuno tranne me, che ero destinata a salvare tutti gli altri, chiunque altro ma non lui.
L'ultimo giorno prima del diploma, decidemmo che sarebbe stato meglio far riposare la mia voce invece di esercitarla ancora, e dopo pranzo non tornai al laboratorio tecnico; scesi a passo di marcia in palestra e dissi a Orion che avrei fatto l'ultimo allenamento con lui. Lui si stava preparando, appena fuori dalle porte. Fischiettava allegramente mentre si cospargeva le mani con una polvere che lo avrebbe aiutato a lanciare meglio i suoi incantesimi - una roba tipo gesso da ginnasti, solo con pi lustrini - ed ebbe la faccia tosta di obiettare. Credevo che dovessi riposarti un po' disse. Non preoccuparti. Non permetter ai nefasti di arrivare a te... Ma a quel punto, colse la mia espressione e si affrett ad aggiungere: Ehm... certo, andiamo.
Forza dissi io.
L'esercizio fisico mi fece sentire meglio, anche se non avrebbe dovuto. Per quanto stupido fosse, dopo cinque minuti in mezzo alla torma impetuosa che la Scholomance ci aveva lanciato contro, ero sicura della mia invincibilit come Orion lo era della sua: ce l'avremmo fatta, ne eravamo in grado, niente ci avrebbe fermati... e naturalmente niente lo avrebbe fatto finch qualcosa non ci fosse riuscito, ma a quel punto saremmo stati morti e ben oltre il fastidio di imparare la lezione. Ciononostante mi permisi il lusso di una sicurezza eccessiva mentre insieme ci facevamo largo tra i nefasti, passandoci il lavoro con la serena eleganza di una coppia che danza, i miei smisurati incantesimi mortali che creavano ampi varchi intorno a noi e i suoi attacchi incredibilmente rapidi che abbattevano qualunque cosa osasse sopravvivere o tirare fuori il naso.
Si lanci da una parte per eliminare un reticolo oscillante di lame di cristallo e subito piroett dall'altra per vaporizzare la nuvola rosa-violacea e fluttuante di un glynder, terminando il movimento vicino a me, e quando mi rivolse un gran sorriso, senza fiato e sudato e scintillante, io gli risposi con una risata che non riuscii a evitare, quindi lanciai un muro di fiamme che si avvolsero a spirale intorno a noi, mentre uno sciame di trukks esplodeva, raggiunto dal fuoco, come una serie di minuscoli fuochi artificiali, e cinque o sei robotici si scioglievano in pozze luccicanti di metallo liquido. Fine del percorso. Eravamo soli, nel calore velato della luce del sole, sotto un gruppo di delicati aceri rosso porpora. Un attimo dopo risuon un rombo di tuono, perfetto nella sua artificialit, e un improvviso rovescio di calda pioggia estiva scese a lavare via i detriti... che non sarebbero stati sgradevoli, se non fosse che evidentemente anche le tubature della palestra erano state infestate, e moltissime anfisbene accompagnarono l'acquazzone, agitandosi e sibilando mentre cadevano. Orion afferr la mia mano e corse verso il piccolo padiglione, mi trascin dentro e continu a trascinarmi finch non mi prese tra le braccia e mi baci.
Ricambiai il bacio, non potei evitarlo. Il leggero tamburellare della pioggia non era reale, fatta eccezione per le anfisbene che cadevano a intervalli con tonfi sordi. I bellissimi alberi e il giardino non erano reali, il padiglione non era reale, erano tutti pessime, vuote bugie. Ma lui era reale: la sua bocca e le sue braccia intorno a me, il corpo accaldato contro di me, rivoli di pioggia e sudore intrappolati contro la mia guancia, e il respiro che gli sfuggiva affannoso dagli angoli della bocca anche mentre continuava a baciarmi, a volermi, con il cuore che batteva cos forte che potevo sentirlo attraverso il mio petto. Sempre che quello non fosse il mio, di cuore.
Mi aveva affondato le mani nei capelli per baciarmi ancora e io mi aggrappavo alla sua schiena, quando la sua maglietta si strapp sotto le mie dita, di colpo, come succede agli abiti che hai rammendato con poca materia prima. Mentre i brandelli gli cadevano di dosso, si ritrasse, facendo scivolare via le mie mani, e rimanemmo a fissarci, ansimanti, attraverso la distanza che si era creata.
Fu lui il primo a distogliere lo sguardo, l'espressione straziata e infelice, e si capiva che stava per dire che era dispiaciuto. Avrei dovuto essere dispiaciuta anch'io, perch era una cosa stupida e lo sapevo bene, anche senza la mamma che mi raccomandava di stare lontana da Orion Lake, ma trovarmi l quando mancavano solo poche ore alla fine, all'improvviso faceva apparire quella cosa tutt'altro che stupida. Anzi, la rendeva l'unica cosa sensata da fare, perch domani lui poteva morire, io potevo morire, senza aver mai saputo come fosse stare con lui; no, per quanto goffo e impacciato e terribile promettesse di essere, non lo avrei mai saputo, perci gli intimai: Non provarci, Lake, prima che aprisse bocca. Feci un passo per avvicinarmi, lo afferrai per la cintura e dissi con passione: Lo voglio. Lo voglio, quindi lo baciai.
Gemette, mi circond con le braccia e ricambi il mio bacio, poi si stacc di nuovo da me e disse, con la voce incrinata: Lo voglio anch'io, El, da morire, solo....
So che sei un pazzo ottimista che crede di poter uccidere tutti i nefasti del mondo, ma io non lo sono replicai. E anche se lo fossi, anche se sapessi per certo che domani ce la faremo, non voglio comunque aspettare che siamo fuori di qui, ai lati opposti dell'oceano. Non voglio aspettare! Rivolevo il suo corpo contro di me, rivolevo l'ondata di calore che si faceva via via pi intensa, e per me era cos incredibilmente chiaro e lampante che non riuscivo a capire perch lui non avrebbe dovuto volerlo, il che non era molto ragionevole da parte mia e, ciononostante, non potei evitare di fare un passo verso di lui, tendendo la mano.
Non voleva guardarmi.  che... sono a corto.
Cosa? dissi, perplessa, perch le sue parole non avevano alcun senso.
Sono davvero a corto di mana. Non ci sono quasi pi nefasti, e quei pochi attaccano i diplomandi, sicch tutti li fanno fuori per conto loro. Magnus me ne ha dato un po' questa mattina, ma...
La sua voce si spense: credo che le mie sopracciglia avessero fatto le valigie e fossero emigrate tre contee pi a nord. Che quello dipenda dal mana  una novit per me dissi con un'occhiata intenzionale nella direzione confacente, e subito tornai a maledire mentalmente la madre di Aadhya, perch non riuscivo a evitare di pensare all'animale domestico segreto e avrei voluto scoppiare a ridere in faccia a Orion, cosa che forse non avrebbe favorito la mia causa, visto che la sua faccia era gi contratta per l'umiliazione.
Ma un attimo dopo smisi di preoccuparmene, perch lui sbott: Hai detto che... Luisa, hai detto che Jack  arrivato a Luisa perch... perch lei gli ha permesso....
Lo guardai a bocca aperta, indignatissima. Credi che io voglia prosciugarti? Ti do una notizia, Lake, se avessi voluto...
No! grid. Credo che sar io a...
Non lo lasciai finire, e la mia voce si alz fino a un vero e proprio ululato. Cosa, come uno di quei fottuti nefasti?
No! esclam in fretta, sollevando le mani mentre si allontanava da me.
Esatto, no dissi. Non penso che mi uscisse letteralmente vapore dalle orecchie e dal naso, ma di sicuro la sensazione era quella. Quindi torna subito qui e baciami di nuovo, e se davvero cercherai di prosciugare il mio mana, staccher una porta e ti picchier a sangue. Orion si lasci sfuggire un enorme sospiro come se lo avessi colpito allo stomaco, quindi vol verso di me attraverso il padiglione.
Quest'anno ero cresciuta di cinque centimetri, ma lui era cresciuto di quindici, e quando mi afferr le braccia e mi attir a s, con tutta la sua forza e la sua potenza, ebbi un momento di vertigini tipo montagne russe durante il quale pensai: Aspetta, non sono pronta - sensazione che naturalmente ero riuscita a soffocare del tutto mentre cercavo di convincerlo - ma poi mi baci, il vagoncino delle montagne russe part e io con lui, volando fra terrore e gioia. Sfilammo goffamente la mia maglietta dalla testa, una mano per uno, e lui chiuse gli occhi e mi attir a s ancora di pi per baciarmi, credo per non doversi vergognare di aver fissato le mie tette a bocca aperta. Mi sentii attraversare dall'emozione nel trovarmelo di fronte cos, nel sentire la sua pelle nuda premuta contro la mia, cos smisi di baciarlo e cominciai a litigare con il nodo della mia vecchia cintura di corda, perch volevo di pi, ancora di pi, s, e disperatamente.
Fece un passo indietro per slacciare la sua cintura e sfilarsi con un certo sforzo i pantaloni... per far uscire il suo animale domestico segreto, e io cominciai a ridere senza riuscire a fermarmi, probabilmente in preda all'isteria. Per fortuna lui pens che stessi ridendo perch la mia stupida cintura non si scioglieva, cos la afferr da entrambi i lati del nodo e disse: Apriti sesamo. Non aveva motivo di funzionare, ma funzion. I miei pantaloni militari caddero dritti a terra, raccogliendosi intorno alle caviglie (li avevo comprati due anni prima da un diplomando grande e grosso che non aveva trovato nessun altro disposto a comprarli), e io vi inciampai mentre mi toglievo i sandali chiusi con il velcro.
Cademmo insieme sul mucchio dei nostri vestiti. Orion ansimava mentre si stendeva con prudenza sopra di me, puntellandosi sugli avambracci. Ero completamente assorbita dall'idea di averlo tra le gambe mentre una sensazione pulsante come il suono di un tamburo gi mi attraversava il corpo quando il bastardo mi guard con gli occhi e il viso pieni di sentimento e disse, quasi in un sussurro: Galadriel.
Io detesto il mio nome, lo detesto da tutta la vita; cos come detesto tutti quelli che lo hanno pronunciato, poi mi hanno guardato e sorriso, ne ho fin sopra i capelli dei loro sorrisi. La mamma era l'unica che non lo riteneva uno scherzo divertente. Non me lo avrebbe affibbiato se all'epoca non fosse stata anche lei una bambina distrutta, aggrappata a uno scampolo di sogno che l'aveva aiutata a uscire dall'oscurit, senza pensare a cosa avrebbe significato farmi portare in giro un nome del genere. Ma Orion lo pronunci come se lo conservasse nella sua bocca da un anno, come se fosse una visione irreale che quasi non credeva di aver trovato, e a me venne voglia di piangere e picchiarlo al tempo stesso, perch non volevo che mi piacesse.
Non fare lo sdolcinato con me, Lake dissi, tentando di non avere un tremolio nella voce.
Si ferm, quindi mi rivolse un largo, insopportabile sorriso mentre si sistemava sugli avambracci come se intendesse mettersi comodo. Domani potremmo anche non farcela, giusto? Perci, se questa  la mia unica possibilit...
Le tue possibilit stanno diminuendo rapidamente dissi, poi strinsi la mia gamba sulla sua e lo rigirai con me sopra di lui. Si lasci sfuggire qualcosa a met tra una risata e l'ansito di chi annaspa in cerca d'aria, e mi agguant i fianchi, dopodich ci lasciammo andare, e fu una meravigliosa, seducente, interminabile lotta per adattarci l'uno all'altra... lo scorrere della sua coscia contro l'interno della mia, la pressante sensazione del suo corpo muscoloso e temprato che si muoveva in sincrono con il mio. Non sapevamo bene cosa stessimo facendo; la mamma mi aveva fornito ogni genere di materiali dettagliati e educativi, naturalmente, ma in realt le immagini, i grafici e le descrizioni non trasmettevano niente di ci che somigliava tanto a un tentativo di far combaciare due corpi tra loro. Non credo che Orion ne capisse molto pi di me; sono certa che nel suo passato ci sia stata una ragionevole quantit di sesso, e sono altrettanto certa che non ne abbia assolutamente tenuto conto.
Per non avevamo davvero bisogno di sapere: non avevamo nessun obiettivo in mente, e io ero cos presa dalla sciocca esultanza di essermi buttata che non mi importava di arrivare da nessuna parte. Il che fu un bene, perch venne meno di cinque minuti dopo l'inizio dei festeggiamenti, e allora precipit in una spirale di scombussolamento e scuse che termin solo quando gli diedi un pugno sulla spalla e dissi: Insomma, Lake, se questo  il massimo che sai fare, ti lascio e vado a pranzo, e lui si mise a ridere, mi baci ancora un po', quindi segu le mie precise indicazioni finch anch'io non mi divertii allo stesso modo. Poi torn a sdraiarsi sopra di me e ci muovemmo insieme e fu... troppe cose per nominarle tutte, e l'appiccicoso piacere fisico non era nemmeno la pi importante, molto lontana dal sollievo assoluto che d il crollo di ogni muro, l'arrendermi alla mia stessa fame e alla gioia di alimentare la sua, e se questo non fosse stato sufficiente, all'incredibile beatitudine del non dover pensare, non doversi preoccupare, almeno per quell'unico, glorioso attimo di insensatezza.
Funzion tutto a meraviglia fino al dopo, quando ci ritrovammo sdraiati fianco a fianco, sudati e, quantomeno nel mio caso, estremamente soddisfatta di me stessa: sentivo di aver compiuto qualcosa di unico e magico che, a differenza di tutte le altre cose realmente uniche e magiche che so fare, non era per niente orripilante o mostruoso. Ero appoggiata al suo petto e lui mi circondava con le braccia, posizione che sarebbe diventata intollerabilmente scomoda, a un certo punto che per non era questo, quando lui fece un respiro profondo e disse: El, so che non vuoi parlarne... se riusciremo a uscire da qui, per non posso.... Aveva la voce incrinata e sembrava sul punto di piangere, non per eccesso di sentimentalismo ma come se stesse resistendo a fatica all'impulso di scoppiare in singhiozzi, perci non potevo fermarlo, e dal momento che non lo feci, aggiunse: Sei l'unica cosa giusta che abbia mai voluto.
Tenevo la guancia appoggiata a lui, e in quel momento non lo avrei guardato in faccia neanche se mi avessero pagata. Preferii tenere lo sguardo fisso sullo scarico, dal quale avrebbero potuto uscire innumerevoli e utili nefasti che per non lo fecero. Nel caso non te l'abbiano mai detto, hai gusti davvero strani commentai, e desiderai di non averlo detto sul serio come invece avevo fatto.
Me l'hanno detto replic lui in un tono cos categorico che dovetti per forza guardarlo. Stava osservando i recessi bui del soffitto del padiglione, un muscolo che si contraeva lungo il lato della mandibola, sul viso un'espressione impenetrabile. Me l'hanno detto tutti. Anche mia madre e mio padre... Loro hanno sempre pensato che avessi qualcosa che non andava. Tutti erano sempre gentili con me, riconoscenti, ma... pensavano comunque che fossi strano. Mia madre cercava sempre di farmi fare amicizia con altri ragazzini, mi diceva che dovevo controllarmi. E quando mi hanno dato lo spartisci-potere e ho lasciato a secco l'intera la cerchia...
Ogni parola che gli usciva dalla bocca alimentava il mio gi forte desiderio di presentarmi alla porta della sua cerchia e darle fuoco. Hanno fatto in modo che sembrasse colpa tua, e di conseguenza che ti sentissi in dovere di versare nella loro banca tutto il mana che accumuli per conto tuo, e accettassi in cambio quel pochissimo che si compiacciono di lasciarti dissi a denti stretti. La qual cosa, tra l'altro,  l'unica ragione per cui sei a corto di mana fin dall'inizio. Dovresti mandare luce...
Non me ne frega niente del mana! Si spost e io mi tolsi di mezzo per permettergli di alzarsi; and a sedersi sui gradini, a guardare la pioggia di anfisbene che cadeva ancora. Afferrai la mia maglietta - quella di New York che mi aveva dato lui e che a me arrivava a mezza coscia - la infilai e andai a sedermi accanto a lui. Aveva i gomiti sulle ginocchia e stava curvo come se non potesse sopportare di guardare il mio viso, di vederne l'espressione quando mi avesse parlato del suo io terribilmente malvagio, una broda che chi lo attorniava gli aveva fatto ingoiare per cos tanto tempo che ormai non ne distingueva nemmeno il sapore di marcio. A me piace la caccia. Mi piace inseguire nefasti e... deglut, ... e farli a pezzi ed estrarne il mana. E so che  spaventoso...
Chiudi quella cazzo di bocca dissi. Io ne ho viste di cose spaventose, Lake, ci sono stata dentro, e tu non gli somigli affatto.
Lui replic sottovoce: Non  vero. Sai che non lo . In palestra, quando quei ragazzi hanno tentato di ucciderti....
Ucciderci lo corressi volutamente.
... tu non gli avresti fatto del male prosegu senza interrompersi. E io... io volevo ucciderli. Lo volevo. E questo ti ha spaventata. Mi dispiace aggiunse in un sussurro.
In tono misurato risposi: Lake, sono negata per le stupidaggini, ma visto che al momento mia madre non  qui, ti dir quello che direbbe lei. Li hai uccisi?.
Mi rivolse uno sguardo infastidito che nessuno rivolge mai alla mamma quando lo sta guidando con gentilezza, perci non credo di aver azzeccato il tono giusto, ma era colpa sua perch mi aveva preso per la posta del cuore. Non  questo il punto.
Penso che loro sarebbero d'accordo con me sul fatto che lo  eccome. Io avrei voluto uccidere un sacco di gente. Ma volerlo non fa danno, se dietro non c' un paio di mani.
Alz le spalle e le braccia. Il punto  che io non ho mai voluto cose normali. E non  colpa dei miei genitori, va bene? Puoi essere incazzata con loro, se vuoi, ma...
Grazie, lo far.
Sbuff. S. So che pensi che siano cretini perch mi hanno permesso di cacciare quando ero piccolo. Non lo sono.  proprio per questo che non lo sono. Perch  quello che ho sempre voluto fare. Hanno provato a fermarmi. Non lo dico per dire. Credi che Magnus sia viziato? A me loro hanno sempre dato tutto quello che guardavo per pi di tre secondi. Giocattoli, libri, giochi... Io non li volevo. A dieci anni ho iniziato a svignarmela da scuola per andare a caccia. Perci mio padre - mio padre, che  uno tra i cinque migliori artefici di New York - ha lasciato il lavoro e ha cominciato a stare con me tutto il giorno, tentando di insegnarmi lui stesso, preparando insieme a me stupidi progetti infantili nel laboratorio che aveva a casa. E io ero incazzatissimo con lui per questo. Un paio di mesi dopo, ho piantato una scenataccia da paura perch non mi lasciava andare a caccia. Gli ho distrutto il laboratorio, parte del nostro appartamento, pezzi di progetti di artifici importanti... e poi sono scappato e mi sono nascosto nei condotti fognari. Quando mia madre mi ha trovato, abbiamo stretto un patto: se fossi rimasto a scuola tutto il giorno, avessi fatto tutti i miei compiti e avessi avuto un appuntamento per giocare ogni sabato, la domenica mi avrebbero permesso di fare un turno di sorveglianza ai cancelli e battermi con veri nefasti. Mi sono messo a piangere per quanto ero felice.
Mi accigliai di fronte a questo diluvio di confessioni. Ero davvero poco propensa alla comprensione nei confronti dei suoi genitori per quelle che - lo riconosco - erano ragioni grottescamente egoistiche, e quella scarsa disponibilit da parte mia mi rendeva difficile cancellare le altre ragioni per cui continuavano a non piacermi. Dovevo ammettere che avevano ogni diritto di battagliare con un ragazzino di dieci anni la cui unica idea di divertimento era fare turni di guardia che altrimenti sarebbero andati ai migliori combattenti che il mana di New York poteva ingaggiare. Quotidianamente, i loro cancelli dovevano attirare nefasti almeno quanto la scuola, se non di pi. La Scholomance non  un'importante area metropolitana con cinque o sei entrate e maghi che vanno e vengono tutto il giorno. Passare dieci anni montando la guardia basta a garantirti un posto nella cerchia; l'unico problema  che sono pochissimi quelli che sopravvivono per reclamarlo.
Ma Orion stava dicendo, con totale sincerit: Il patto miglior parecchio le cose. Almeno a quel punto piacevo alle persone proprio perch volevo cacciare, anche se continuavano a considerarmi strano. E poi quando sono arrivato qui....
Perch mai ti hanno mandato qui? lo interruppi, cercando ancora qualcosa per cui essere arrabbiata. Solo per prenderti cura degli altri ragazzi? A te non serviva certo protezione.
Non ne avevano intenzione, infatti rispose Orion. Ero io che volevo venirci. So che tutti detestano la scuola. Ma io no. La Scholomance... la Scholomance  il posto migliore in cui sia mai stato.
Mi usc un involontario gorgoglio di indignazione.
Lui sbuff un po'. S, lo vedi, anche tu mi consideri strano. Per  cos. Qui potevo fare tutti i giorni l'unica cosa che mi piaceva e anche qualcosa di giusto. Non ero soltanto strano e inquietante. Sono arrivato a essere... un eroe. Fece una smorfia; non era scontato, per. Solo che tutte le volte che le persone tentavano di ringraziarmi o altro, mi sentivo sempre un grosso imbroglione. Perch loro pensavano che fossi coraggioso, ma se avessero saputo che mi piaceva, mi avrebbero trovato inquietante proprio come la gente di New York. E s, pensavo che forse qualche mostro mi avrebbe fatto fuori durante il diploma, perch io non me ne sarei andato fino a che non fossero usciti tutti...
Fece questa affermazione con la drammaticit di chi annuncia che sta andando a fare una bella passeggiata; ebbi un accesso di esasperazione che si spense di colpo quando disse: ... Ma in realt non mi importava.
Lo fissai, colpita.
Non desideravo morire si affrett a spiegarmi, come se quello fosse un gran miglioramento. Solo, non mi spaventava. Non avevo nessun progetto a parte eliminare nefasti finch uno di loro non avesse eliminato me, quindi perch non qui dentro? Avrei potuto aiutare tantissimi ragazzi, non solo la mia cerchia. In realt non ne sapevo molto di tutta quella roba, sai aggiunse bruscamente. Non fino a che ti ho conosciuta. In un certo senso presumevo che tutti vivessero in una cerchia come quella di New York. Anche dopo aver conosciuto Luisa, pensavo che lei se la passasse proprio male, non che noi fossimo dei privilegiati. Ma per me aveva senso comunque. Perch mai avrei dovuto abbandonare tutti solo per tornare a casa a ciondolare davanti a un cancello di New York finch qualche nefasto non mi avesse ucciso l? Non volevo nient'altro. Non come le persone normali...
Gli afferrai la mano pi vicina e la strinsi forte. Smettila! dissi, sul punto di mettermi a urlare in modo incoerente. Sapevo che non sarebbe stato di conforto, ma in quel momento il conforto mi sembrava cos lontano dalla mia portata che avrebbe potuto benissimo trovarsi sulla luna, perci ero tentata di fare il contrario.
Per tutta la mia infanzia, la gente avrebbe sempre voluto che fossi pi simile alla mamma, mi diceva che dovevo esserlo; l'unica persona che non lo faceva era lei. Ma quel messaggio insidioso non riusc a penetrare a fondo nella mia mente, perch io ho sempre desiderato che lei fosse pi simile a me. Meno generosa, meno paziente, meno gentile... e non intendo dire che desideravo che lei fosse tutte queste cose con gli altri; sarei stata pazza di gioia se mai si fosse abbassata a litigare con me. Ma in questo preciso momento, con ogni fibra del mio essere, avrei voluto avere dentro di me tutte le sue risposte: la sua visione chiara, le parole che avrebbe detto, la luce che avrebbe gettato sulla disperazione di Orion, simile a un groviglio di rampicanti scuri nella sua testa, in modo che potesse vederla ed estirparla lui stesso, offrendosi spazio per crescere. L'unica risposta che avevo io per lui era dare fuoco alla cerchia di New York e, per quanto desiderassi altrimenti, capivo che quello non rispondeva affatto al suo problema.
Non esistono le persone normali dissi, annaspando alla disperata. Esistono soltanto le persone, e alcune sono tristi, altre felici, e tu hai diritto di essere felice come una qualunque di quelle persone... n pi n meno.
Ma dai, El replic Orion con l'aria sfinita di chi  stato molto sfruttato. Avrei potuto schiumare di rabbia sotto il suo naso. Sai che non  vero. Le persone normali esistono, ma noi non lo siamo. Io non lo sono.
S che lo siamo! esclamai. E a te interessano altre cose oltre alla caccia. Ti dispiace se ti perdi un pasto, ti ha dato fastidio quando sono stata una stronza con te, e di sicuro sembravi ragionevolmente interessato agli avvenimenti dell'ultima ora...
Sbuff una breve risata.  quello che sto cercando di dirti!
La sola cosa che hai cercato di dirmi fino a adesso  che sei un'armatura svuotata che avanza fermamente tra le file dei nefasti, insensibile alle emozioni umane, perci non sono affatto impaziente di ascoltare il resto!
Sto cercando di dirti che ero cos ribatt lui. Non mi interessava nient'altro. Non sapevo come interessarmi a qualcos'altro. Finch...
Lake, non ti azzardare proferii, sconvolta, quando tutto l'orrore della cosa mi divenne chiaro, ma ormai era troppo tardi.
La mia mano era ancora intrecciata alla sua; se la port alla bocca e ne baci dolcemente il lato, senza guardarmi. Mi dispiace disse. So che non  corretto, El. Per devo saperlo. Non ho mai avuto un progetto, tranne tornare a casa e uccidere nefasti. Non ho mai voluto nient'altro. Ma adesso s. Voglio te. Voglio stare con te. Non mi interessa se a New York, nel Galles o da qualsiasi altra parte. E devo sapere se per te va bene, se posso... se posso contarci. Se lo vuoi anche tu.
E non c' bisogno che tu mi menta aggiunse. Domani non far niente di diverso, a prescindere da quello che mi dirai. Non credo di esserne capace. Quando combatto, lo faccio al massimo, senza fermarmi; lo sai,  cos che funziona. Non andr sul sicuro se mi dici di s, e non far stupidaggini se mi dici di no.
Quello che vuoi dire  che farai un numero enorme di stupidaggini qualsiasi cosa accada! esclamai, pi che altro per riflesso; il resto del mio cervello correva in tondo lanciando versi tipo Tesorina arrabbiata.
S, come ti pare disse Orion. Questo per non riguarda il diploma. Riguarda il dopo. Quando torner a casa e sapr che... Chloe mi ha detto che non verrai a New York. Quindi devo sapere se posso prendere un aereo e venire da te. Perch  questo che voglio fare. Posso affrontare il diploma, posso affrontare i nefasti. Quello che non posso affrontare  andarmene in giro, tentare di raggiungerti quando non hai nemmeno un cavolo di cellulare, e non sapere se ti sta bene che io...
S! ululai, disperata. S, va bene, pezzo di coglione, puoi venire in Galles a conoscere mia madre. E allora (dettaglio che non aggiunsi) avremmo potuto chiuderlo nella yurta per un anno finch non si fosse sgombrato il cranio da tutta l'immondizia, e se era da questo che la mamma aveva inteso mettermi in guardia, se non voleva che le portassi una valanga di lavoro da fare, tanto peggio per lei.
Me lo dissi pi che altro perch avevo la terribile sensazione che la mamma avesse inteso mettermi in guardia proprio da questo. Sapevo bene che mi avrebbe rimproverata con la massima fermezza di cui era capace per averlo incoraggiato anche solo un po', e sapevo altrettanto bene che avrebbe avuto pienamente ragione: non avrei dovuto accettare di mettermi con uno che mi diceva in tutta sincerit che ero la sua unica speranza di felicit, almeno non finch non avesse riordinato le idee e variato un tantino i suoi desiderata.
Ma avevo detto la verit a Orion. Volevo la stessa cosa: volevo che prendesse un aereo e venisse da me, cos come volevo vivere per sempre felice e contenta insieme a lui in un mondo pulito e splendente che avremmo liberato da nefasti e infelicit, e a quanto pareva non ero una persona pratica e razionale alla fin fine, perch mi stavo entusiasticamente tuffando in quella bizzarra fantasia, dritta nell'abisso che vedevo ben aperto davanti a me.
Io ho dei progetti, per aggiunsi per distogliermi dalla mia stessa stupidit. Forse tu puoi accontentarti di vagare per terre selvagge, andando a caccia di giorno e tornando a casa da tua moglie la sera, Lake; ma non fa per me e con aria quasi di sfida gli raccontai tutto del mio progetto di costruire cerchie, solo che questo peggior la situazione. Rimase a fissarmi con occhi adoranti (orrore!) per tutto il tempo; non sorrideva nemmeno, si limitava a tenere la mia mano nella sua e ascoltarmi mentre continuavo a parlare e diventavo via via pi fantasiosa, disseminando minuscole cerchie in tutto il mondo, offrendo rifugio a ogni bambino magico che sarebbe nato. Alla fine, sbottai: Be'? Non hai niente da dire? Forza, dimmi pure che sono pazza; non voglio che mi assecondi.
Mi prendi in giro? replic, la voce incrinata. El, venire in questa scuola  stata la cosa migliore che potesse capitarmi. Ma adesso, quando vado a caccia, posso aiutare te a realizzare questo come se gli avessi fatto un regalo.
Mi lasciai sfuggire un singhiozzo soffocato e dissi: Lake, ti odio da morire. Con gli occhi chiusi, posai la testa contro la sua spalla. Ero stata pronta a scendere nel salone dei diplomi e combattere per la mia vita; ero stata pronta a combattere per la vita di tutti quelli che conoscevo, per l'opportunit di un futuro. Non mi serviva avere ancora di pi da perdere.
...
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...
14. PAZIENZA.
...
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...
Non potevamo permetterci di mancare la cena, cosa che fortunatamente mi diede una scusa per mettere fine ai sentimentalismi e alle confessioni raccapriccianti. Diedi una pacca sulla spalla di Orion e gli dissi di rammendare i vestiti e rimetterseli. La pioggia di creature serpentine era cessata. Quelle cadute erano in gran parte gi morte - le anfisbene non erano molto robuste, e il tetto della palestra molto alto - ma dovemmo comunque scegliere con cautela il modo di oltrepassare quelle che ancora si contorcevano un po'.
Era chiaro che Orion non era per niente entusiasta di riporre le sue emozioni dove dovevano stare: cerc di prendermi per mano mentre salivamo le scale, il che mi obblig a fulminarlo con lo sguardo perch mollasse l'osso e a mettermi risolutamente le mani in tasca. Se non altro, sulle scale raggiungemmo Aadhya e Liu, che mi permisero di infilarmi in mezzo a loro per fornirmi un ulteriore baluardo, anche se poi me la fecero pagare con movimenti allusivi delle sopracciglia e occhiate ammiccanti... Liu era evidentemente compiaciuta di potersi finalmente vendicare. Non fu un prodigio di telepatia, il loro: avevo impronte di polvere luccicante a forma di mano su tutti i vestiti e anche sulla pelle. Orion quasi saltellava dietro di noi, nonostante si fosse offerto di portare il liuto per Liu, addirittura canticchiava a bocca chiusa come se un refolo etereo lo avesse trasportato molto al di sopra delle piccole preoccupazioni mortali tipo la nostra morte imminente. Liu si copr la bocca con entrambe le mani per soffocare le risatine e Aad mi rivolse un sogghigno. Non potevo lamentarmi perch si godevano il diversivo - ne avrei gradito uno anch'io - ma indossai tutta la mia dignit e ignorai la loro scenetta.
Lui riusc a impossessarsi della mia mano sotto il tavolo, all'ora di cena, e mi pass pi volte il pollice sulle nocche. Io avevo gi finito di mangiare, perci non mi sottrassi subito n gli ribaltai la sedia con uno spintone o roba del genere. Anche se avrei dovuto, perch dopo la cena mi segu gi per le scale e quando arrivammo al nostro dormitorio, prov a chiedermi, speranzoso: Vuoi... venire nella mia stanza?.
La notte prima? ribattei. Vai a dormire, Lake. Hai gi avuto la tua occasione; se ne vuoi altre, devi solo diplomarti.
Sospirando, lui si avvi, e invece io me ne andai in camera di Aadhya con lei e Liu. Il liuto era l che aspettava, ma non avevamo nessun altro intervento da fare, ormai, cos ci sedemmo vicine, ammucchiate insieme sul letto. Tutte e due mi presero in giro un altro po', ma in realt non mi importava, poi naturalmente passammo alle cose serie: informarle nel dettaglio su ogni cosa. Confesso che quando finii di riesaminare l'accaduto, nel mio intimo stavo gi pensando che dopotutto avrei anche potuto passare da Orion prima di andare a dormire, solo per un pochino. Aadhya sospir e disse: Quasi quasi mi dispiace di aver rifiutato quel tipo del terzo anno.
Io e Liu pretendemmo altre informazioni: risult che questo artefice del terzo anno, di nome Milosz, l'aveva aiutata a realizzare delle strisce d'oro rese magiche da un incantesimo di precisione che sarebbero andate sui piroli del liuto, e lui le aveva proposto una botta di vita dell'ultima notte, proposta che lei - la ragazza giudiziosa che conoscevo e amavo - aveva cassato con fermezza.
E tu? chiese a Liu, dandole una gomitata. Ho visto Zixuan che scendeva appena prima di noi. Ormai dovrebbe essere nella sua stanza...
Contrariamente alle aspettative, Liu non arross. Fece un respiro profondo e disse: Ieri sera ho baciato Yuyan, non lui.
Com'era ovvio, noi saltammo su e strillammo per avere altri particolari, e lei ridacchi e arross, confessando che la sera, in camera sua, le esercitazioni di musica erano state un po' meno serie di quanto potevamo aver pensato. Sei scusata replic Aadhya. Ma allora perch ci hai permesso di romperti le scatole con Zixuan per tutto questo tempo? O stavi tentando di decidere?
La sua era solo una battuta, ma Liu deglut visibilmente, quindi disse, un po' esitante: Sarebbe... sarebbe stato intelligente da parte mia.
Noi afferrammo il sottinteso al volo, e le prese in giro cessarono di colpo: Liu voleva dire che aveva tentato di decidere, ma non perch avesse voluto fare una stupidaggine. Lei non aveva voluto sgattaiolare nella camera di Zixuan per un'ultima notte insieme, non aveva voluto strappargli la camicia nel bel mezzo del padiglione della palestra con una massa di anfisbene che sibilavano e si contorcevano romanticamente in fondo ai gradini. Lei non era riuscita a liberarsi delle voci insidiose che le sussurravano all'orecchio, e nemmeno dei piani che non smettevano mai di frullarci in testa: Sarebbe stato intelligente.... Accalappiare un ragazzo carino e talentuoso della cerchia di Shanghai, dato che lui aveva fatto sapere urbi et orbi che era l per essere accalappiato.
Proprio come era stato intelligente portarsi dietro una decina di topi, piccole vite inermi che potevi racchiudere nel palmo della mano, e ucciderli uno alla volta, cos da poterne estrarre abbastanza mana da mantenerti viva.
I suoi occhi erano pieni di lacrime che le ciglia non riuscivano a trattenere. Prov ad asciugarli, premendoli con le mani. Disse con voce rauca: Volevo desiderare... le cose giuste. Le cose che avrei dovuto desiderare. Ma non le desidero. Non desidero nemmeno quelle belle. Tir su con il naso. E Zixuan  una cosa bella.  gentile e carino e mi piace e bilancerebbe il fatto che non ho agito come volevano. Non avevo mana da dare a Zheng e Min, ma in compenso ho preso quest'altra decisione, quella giusta. E la mamma sarebbe stata felice. Sarei tornata a essere la sua ragazza in gamba. Come quando ho detto che avrei usato i topi, per me e Zheng e Min.
Non me ne ero mai resa conto, ma la cosa aveva perfettamente senso: ecco perch la purificazione dell'aura aveva funzionato cos bene su di lei. Perch aveva detto di s, non tanto per interesse personale, ma per i cugini, e dai topi non aveva praticamente preso mana, nei primi tre anni. Giusto quel tanto per sopravvivere.
 quello che piacerebbe anche a Zixuan disse. Una ragazza in gamba che desidera le cose giuste. Lui stesso desidera le cose giuste. Voleva conoscere i miei genitori e aiutarli a costruire la cerchia. Ne  entusiasta. Il Dominus Li  il suo prozio. Pensa di riuscire a convincerlo ad aiutarci. E io voglio aiutare la mia famiglia, voglio prendermi cura di loro, per... non posso essere quella ragazza. Non posso essere la ragazza in gamba. Posso solo essere me stessa.
Aadhya allung una mano verso di lei, e anch'io; Liu tese le sue, leggermente umide, e strinse forte le nostre. Domani torniamo a casa disse, e ci trattenne con decisione, dopo il nostro sobbalzo. Avevamo infranto quella regola. Non si dice a voce alta: Sto per diplomarmi. Ma Liu non si diede per vinta e lo ripet. Domani torniamo a casa. Torner a casa. E mia madre ne sar felicissima per un bel po' di tempo, non le importer di nulla tranne del fatto che sono tornata. Poi, per, vorr di nuovo che io desideri le cose giuste. Le cose che la mia famiglia ritiene giuste. Si ferm, inspir a fondo e lasci uscire l'aria. Ma io non lo far. Desiderer le cose che io desidero, e li aiuter come io posso aiutarli. E anche quelle saranno le cose giuste.
Tesi la mano verso Aadhya, e tutte e tre insieme formammo un cerchio: niente di formale, ma comunque un cerchio, comunque noi tre insieme, per sostenerci a vicenda. Liu strinse le nostre mani ancora una volta, sorridendoci, gli occhi lucidi ma senza pi lacrime, e noi ricambiammo il suo sorriso.
Non potevamo restarcene sedute l a sorridere come idiote per tutta la notte, quindi alla fine... tornai in camera mia, senza deviazioni; riuscii a resistere alla tentazione, ma trovai Tesorina seduta su un cumulo di imbottitura al centro del mio letto, ferocemente immusonita, e un gran bel buco scavato nel mio gi sottile cuscino. La guardai malissimo e dissi: Oh, non fare quella che non sa perdere. Lei mi lanci uno sguardo penetrante degli occhietti luccicanti, poi mi volt le spalle e si rifugi nel suo comodo nido di lanugine.
Non ci parlammo nemmeno il mattino dopo, anche se mi permise con gelida cortesia di metterla nella tazzina a bandoliera per salire in mensa a fare colazione. Non fece che emettere un flusso continuo di quelli che di sicuro erano commenti sgarbati dal momento stesso in cui Orion mi raggiunse, ma quei commenti non smontarono il suo buonumore; mi sorrise a trentadue denti, tutto allegro, e cerc di prendermi la mano un'altra volta. Mi addolcii e mentre salivamo lasciai che me la tenesse per un tratto poco illuminato delle scale, prima che ci imbattessimo in altri ragazzi diretti alla mensa.
La colazione non consisteva in crpe ripiene o roba del genere, ma avevamo French toast non bruciati e sardine alla piastra e verdure sott'olio, e ce n'era abbastanza per tutti: la scuola ci stava offrendo un bell'ultimo pasto. Le matricole si stavano ancora abbuffando quando Liesel si alz e sal sul proprio tavolo con il grosso mentefono - che un artefice aveva realizzato per lei, dietro sua stessa sollecitazione: a quanto pareva anche la scuola lo aveva ritenuto utile, anche se io avevo dei dubbi sulla sua importanza.  arrivato il momento di rivedere l'ultimo ordine di partenza annunci - il messaggio raggiunse la mia testa per lo pi in inglese, con qualche parola sparsa in tedesco e al di sotto un'eco sommessa in marathi, aromatizzata da un pizzico di sanscrito e hindi - e cominci a leggere numeri e nomi come se chiunque in quella sala non li avesse gi impressi nel cervello a lettere di fuoco.
Non stavo facendo attenzione, perch in realt non ne avevo bisogno: sapevo quando sarebbe toccato a me. Dopo che tutti gli altri se ne fossero andati e dopo aver scaraventato Orion oltre le porte nonch dopo aver strappato le fondamenta della scuola, facendola traballare nel vuoto come una sequoia pronta a cadere. A quel punto - si sperava - avrei avuto tempo sufficiente per saltare prima che l'onda di marea dei nefasti mi raggiungesse. Sulla carta il tempo c'era, sempre che Orion non fosse stato sopraffatto prima - supposizione tutt'altro che sicura - e sempre che Liesel non avesse truccato i numeri o, meno probabile, sbagliato i calcoli.
Per questo non feci caso a Myrthe Christopher che saliva sul suo tavolo finch non lanci il suo pi semplice incantesimo di amplificazione e disse: Scusate!, cos forte da riuscire a sovrastare il mentefono persino dentro la mia testa. Mi dispiace tanto, scusatemi! La conoscevo solo per osmosi: era sempre stata un personaggio importante tra i ragazzi delle cerchie, dal momento che i suoi genitori occupavano una qualche posizione altolocata in una cerchia americana. Si trattava comunque di Santa Barbara, una delle cerchie californiane meno soddisfatte del fatto che fosse New York a farla da padrone. Il mio scomodamente acquisito circolo di studenti delle cerchie non coincideva granch con il suo, e lei non aveva mai nemmeno partecipato alle sessioni di pianificazione.
Attese sorridente fino a che Liesel non ebbe abbassato i suoi appunti, quindi disse: Mi dispiace tanto, non voglio essere scortese, con un tono sciropposo che suggeriva invece uno studio approfondito durato settimane sul tema della scortesia. Ma, tipo... non lo faremo davvero, giusto?
Prego? disse Liesel, con un tono tagliente che per me si tradusse in un formicolio alla base del cranio. La sua domanda cadde in un silenzio sepolcrale; persino le matricole con la colazione ancora nei vassoi avevano smesso di mangiare. La mia, di colazione, si era trasformata in uno strano grumo gelido nello stomaco.
Myrthe lanci un sorriso tirato intorno a s, mostrando quanto la addolorava dover fare questa scomoda ma necessaria conversazione. So che quest'anno  stato molto strano e che tutti abbiamo dato di matto, ma stiamo con i piedi per terra... questo piano  assolutamente folle. Indic il pavimento. In questo momento il salone dei diplomi  deserto. Deserto. E voi volete che andiamo a metterci in fila dietro gli altri ragazzi, dietro le matricole, dietro tutti - una cosa esilarante, una buffonata - e che cediamo il nostro mana cos che la Regina Galadriel, qui, possa evocare un miliardo di nefasti che riempiano la scuola e ci mangino? Gorgogli una risata di fronte all'assurdit della proposta. No? Semplicemente... no? Capisco che dovevamo lavorare su qualcosa e farlo sembrare credibile, altrimenti la scuola ci avrebbe fottuto, per manca mezz'ora al diploma, quindi credo che a questo punto siamo a posto. Non fraintendetemi, per favore, vorrei che le cose continuassero ad andare altrettanto bene per tutti. Dobbiamo assolutamente dare agli altri ragazzi tutto quello di cui possiamo fare a meno, mana extra eccetera - la profondit del suo altruismo, davvero - per, dai...
Non stava usando un mentefono, non ne aveva bisogno. Se qualcuno non l'avesse capita, ora qualcun altro gli avrebbe fatto la traduzione, e dopotutto era certo che gran parte degli altri avesse pensato le stesse cose. Era certo che molti non erano stati cos stupidi da prendere sul serio il piano, e a un certo punto dovevano aver pensato: Stiamo solo ammazzando il tempo fino a che non ce ne andiamo, giusto?. In realt mi sorprendeva che Liesel non lo avesse annunciato lei stessa; non era stupida. Sedotta dai suoi fogli di calcolo, probabilmente.
E non potevo nemmeno biasimarli, perch la prima cosa che mi era passata per la testa era: Non posso farcela da sola. Senza l'aiuto di tutti gli altri studenti anziani, che mi avrebbero canalizzato attivamente il loro mana, non sarei stata in grado di mantenere in funzione l'incantesimo di evocazione per tutto il tempo necessario n di spazzare via la scuola alla fine. Era per questo che gli anziani dovevano aspettare e andarsene per ultimi. Perch se si fossero chiamati fuori, se solo tutti gli anziani si fossero chiamati fuori, se si fossero rifiutati di collaborare e fossero scesi e usciti... io non avrei avuto pi niente da fare, in fin dei conti. Avrei dovuto semplicemente uscire dal salone deserto, e lo stesso avrebbe fatto Orion. Nel giro di una mezz'ora avrei riabbracciato la mamma, e l'indomani a quest'ora lui sarebbe stato su un aereo diretto in Galles, e io avrei avuto tutto il resto della vita davanti a me, ricco di lavori ben fatti, e non avrei neanche dovuto sentirmi in colpa. Non riuscii a evitare quel pensiero disperato ed egoista, e sempre quel pensiero pose fine alle parole inferocite che avrei voluto gridarle dopo essermi alzata in piedi. Sentii Orion irrigidirsi vicino a me, per non lo guardai. Non volevo vederlo indignato, non volevo vederlo mentre mi guardava speranzoso, e non volevo vedere i miei sentimenti inespressi sul suo viso. Il silenzio si stava protraendo all'infinito, come se Chloe mi avesse spruzzato di nuovo l'incantesimo accelerante, se non fosse che alcuni ragazzi pi giovani si erano messi a piangere, soffocando i singhiozzi con le mani o seppellendosi a faccia in gi sui tavoli. Tutti cominciavano a voltare la testa, a guardare me e Orion, Aadhya e Liu e Chloe; altri guardavano Liesel, ancora in piedi sul suo tavolo, e tutti eravamo dei maledetti pazzi che avevano preso quell'assurdo, folle piano sul serio, troppo sul serio. I ragazzi sul soppalco si affollavano alle ringhiere, scrutando ansiosamente di sotto. Aspettavano che uno di noi dicesse qualcosa, e io dovevo dire qualcosa, dovevo provarci ma non mi venivano le parole, e sapevo che comunque non sarebbe servito a niente. Myrthe avrebbe continuato a sorridere e io cos'avrei fatto, avrei minacciato di ucciderla se non avesse voluto rischiare la sua vita per aiutare me a salvare tutti gli altri? Avrei ucciso chiunque avesse detto di no? Il mana di sicuro non mi sarebbe bastato.
Poi, dal tavolo accanto, Cora spinse indietro la sua sedia, facendone strisciare le gambe sul pavimento, e si alz a dire seccamente: Io ci sto ancora.
Le sue parole risuonarono nella sala e rimasero come sospese nell'aria. Per un momento nessun altro apr bocca, quindi all'improvviso un ragazzo sempre di Santa Barbara, all'altro capo del tavolo di Myrthe, si alz in piedi e disse: S. Vaffanculo, Myrthe. Ci sto anch'io. Forza, ragazzi, e non appena li sollecit, gli altri studenti seduti al tavolo si mossero tutti, spingendo indietro le sedie e alzandosi anche loro, fino a che Myrthe, rossa in viso, non fu circondata da un numero sempre crescente di studenti, e in tutta la sala tutti gridarono che ci stavano, che ci stavano ancora, e io potrei aver pianto... per una delle due ragioni o per entrambe.
Studenti su studenti continuarono ad aggiungersi finch Liesel non torn a sollevare il mentefono e url: Silenzio!. Tutti sussultarono e si zittirono. Basta con le interruzioni. Non c' pi tempo per rivedere i numeri. Trovate il vostro compagno e scendete subito nei dormitori degli anziani.
L'incidente doveva aver preso meno tempo di quanto ne avrebbe impiegato Liesel a leggere le sue comunicazioni, ma era chiaro che aveva deciso di farci dare inizio alle danze prima che qualcun altro potesse tirare fuori un'idea geniale. E fu un bene, perch la Scholomance evidentemente era d'accordo con lei. Il cigolio degli ingranaggi che ruotavano i dormitori verso il basso - e allineavano quello degli anziani al salone dei diplomi - si fece pi forte mentre ancora stavamo uscendo dalla mensa, e i pi giovani si stavano ancora riversando lungo la tromba delle scale quando cominci a suonare la campana che preannunciava, con almeno mezz'ora di anticipo, la prossima disinfestazione. Gli ultimi arrivarono di volata, terrorizzati dal crepitio sibilante delle fiamme mortali, proiettando ombre enormi davanti a s nella sfolgorante luce bianco-azzurra.
Corsi verso la mia camera, facendo rimbombare il pavimento sotto i miei passi. Dentro mi aspettavano gi Sudarat e tre studenti del secondo anno appartenenti alla cerchia di Bangkok, ammassati sul letto e stretti gli uni agli altri: tra noi anziani ci eravamo spartiti i ragazzi pi giovani per accompagnarli di sotto. Chiusi la porta con un gran colpo appena in tempo, mentre fuori iniziava un coro di tintinnii tipo xilofono; schegge e pezzi metallici strappati dalle pareti volavano per il corridoio quando noi e la mia stanza cominciammo a scendere in mezzo a un violento sferragliare.
Arrivammo a una specie di ostruzione, forse a met discesa, che bloccava l'intero piano e lo faceva scuotere all'impazzata; i pi giovani cominciarono a urlare quando alla fine gli ingranaggi ci costrinsero a superare la strettoia e a coprire parecchi metri in un unico, violento sobbalzo. La mia scrivania precipit nel vuoto; per fortuna avevo gi i sutra con me, al sicuro nel loro bauletto speciale fissato alla mia schiena, e Tesorina era dentro la sua gabbia dentro la sua tazzina da trasporto, anch'essa ben chiusa.
Sentimmo un fragore di ventole mostruose provenire da qualche punto della scuola, e una corrente d'aria violenta come un uragano cominci a strappar via i bordi esterni della stanza, trasformandoli in irregolari tessere di puzzle, e a farli volare verso l'alto dove si sarebbero riassemblati in un nuovo dormitorio per matricole che - sperabilmente - nessuno avrebbe mai usato. Il pavimento si stava sgretolando a una velocit preoccupante, e non eravamo ancora arrivati in fondo. Via dal letto! urlai, ma Sudarat e gli altri non avevano atteso che glielo dicessi io e si stavano gi allontanando; meno male, perch un attimo dopo anche il mio letto si rovesci fuori. Dovetti strattonare la porta per riaprirla; uscimmo tutti in corridoio proprio mentre si arrestava con un colpo cos forte da farci battere i denti.
I ragazzi si riversarono fuori da ogni parte e corsero verso il pianerottolo mentre tutto intorno le stanze continuavano a disintegrarsi. I bagni erano gi buchi spalancati nel vuoto, e anche la parte alta delle pareti del corridoio cominciava a sparire. Rimanete uniti! gridai a Sudarat e agli altri ragazzi di Bangkok un attimo prima che venissero spazzati via dalla corrente, come successe a me un istante dopo. I pavimenti dei corridoi parteciparono allo sgombero e come passerelle mobili impazzite cominciarono a farci scivolare tutti verso il pianerottolo, scaricandoci con efficienza nel salone dei diplomi ancora fumante e appena disinfestato, migliaia di ragazzi piccoli piccoli in quello spazio cavernoso.
In realt questa era una versione tranquilla del diploma, per gli standard della Scholomance: normalmente a questo punto ci saremmo fatti strada combattendo attraverso la prima ondata di nefasti per raggiungere i nostri alleati. E anche se lo sapevo, anche se lo avevo letteralmente visto con i miei occhi, proprio non avrei creduto alla mia memoria se non mi fossi rialzata e non mi fossi ritrovata nel salone deserto, senza nemmeno un nefasto all'orizzonte.
Le porte non erano ancora aperte, quindi eravamo davvero in anticipo. Meglio cos, visto che probabilmente parecchie centinaia di persone sarebbero corse d'istinto da quella parte pur non avendone l'intenzione. Ci affollavamo l, irrequieti e confusi; c'era chi vomitava - con grande efficienza, eravamo degli esperti in quel campo - chi singhiozzava e chi gridava nomi in ogni direzione, nel tentativo di ritrovare gli amici. Poi Liesel url nel mentefono: Indietro! Tutti indietro! Liberate lo spazio davanti alle porte!.
Un gruppetto di artefici emerse dalla folla, portando diversi grossi marchingegni squadrati che non avevo mai visto; quegli affari spararono una raffica di sottili strisce colorate che caddero a terra e si attaccarono al pavimento per poi accendersi come piste di decollo. Gli artefici continuarono a sparare strisce a pi riprese, incrociandole tra loro per creare piccole aree che coprivano il pavimento, tutte codificate per colore e segnate con i numeri che Liesel aveva assegnato alle squadre; tutti si misero a correre al loro posto e a mettersi in fila.
Gli alchimisti stavano dipingendo, all'esterno della zona-file, strisce pi larghe, impregnate di incantesimi di protezione e barriere difensive che generarono mura vagamente scintillanti. Zixuan aveva gi un gruppo che lo stava aiutando a ispezionare i cavi degli altoparlanti installati in modo che calassero dal soffitto, facendo prove dal microfono e accertandosi che il suono uscisse di nuovo dall'enorme primo altoparlante sospeso davanti alle porte. Un altro gruppo numeroso esaminava le gigantesche barricate costruite intorno al secondo pozzo, quello che scendeva, e Orion era l e rigirava con facilit la spada urumi nella mano.
Si volt e mi sorprese a guardarlo; sorrise cos allegramente che mi venne subito voglia di correre l e dargli un pugno in bocca, o magari di baciarlo un'ultima volta, ma prima che potessi attuare uno dei due piani, Tesorina apr il coperchio del suo uovo protettivo e mi lanci uno squittio pressante. Sobbalzai e mi guardai intorno fino a che non vidi Aadhya e Liu che mi facevano cenni concitati dalla piattaforma sopraelevata, collocata su un lato delle porte, dove stava il grosso microfono dell'impianto di altoparlanti, montato su un supporto. Liu stava dicendo qualcosa al suo famiglio, Xiao Xing, che si trovava nella tazzina sul suo petto; era probabile che quel qualcosa fosse: Di' a Tesorina di far venire qui la sua stupida padrona.
Corsi l, schivando gli altri ragazzi che si precipitavano alle loro postazioni e, non appena raggiunsi le mie amiche, subentr l'addestramento; stavamo semplicemente lavorando, seguendo lo stesso schema su cui ci eravamo esercitate per settimane. Aadhya accord rapidamente il liuto mentre io e Liu ripassavamo insieme alcune scale musicali. Chloe si un a noi con tre fiale munite di contagocce, gi preparate e riposte in una piccola scatola foderata di velluto: io feci esercizi di riscaldamento della voce mentre lei mescolava con cura le fiale in un bicchierino d'argento con un sottile bastoncino di diamante che brillava di mana. Mi diede il cangiante liquido rosa, con cui feci due gargarismi prima di inghiottirlo, e tutta la tensione da adrenalina che mi serrava la gola si plac, e i miei polmoni si gonfiarono d'aria come se qualcuno mi avesse infilato un mantice in bocca. Cantai qualche altra nota che riecheggi nel salone in modo sinistramente squillante, come il rintocco di una campana, e tutti indietreggiarono un po' rispetto alla piattaforma. Forse fu meglio cos, non si sa mai che qualcuno avesse pensato di farsi una corsa verso i cancelli all'ultimo minuto.
Pronta? chiesi a Liu. Lei annu, e insieme ci avvicinammo al microfono. Aadhya e Chloe erano gi corse ai loro posti nella fila; tutti gli altri erano l. Feci un respiro profondo, e Liu suon il verso di apertura. Cominciai a cantare.
Fui subito felice per ogni secondo che avevamo passato esercitandoci, perch fino a quel preciso momento non mi ero resa conto che non saremmo state in grado di sentirci. L'impianto di amplificazione prendeva il suono e lo risucchiava completamente al proprio interno, quindi lo portava lungo i chilometri e chilometri di cavo che si snodavano per tutta la scuola.
Era quello che volevamo, naturalmente: se il canto fosse venuto da me, i nefasti sarebbero rimasti qui e mi avrebbero attaccata. Ci serviva che il suono uscisse dall'ultimo altoparlante proprio di fronte ai cancelli, e che da l guidasse i nefasti all'inseguimento lungo quel filo interminabile, cos che riempissero la scuola prima di tornare a scendere verso i cancelli che Orion presidiava. Era un bene che avessi ogni parola e ogni frase impressa nel cervello, nella gola e nei polmoni, perch altrimenti avrei completamente incasinato l'incantesimo quando le prime note che avevo cantato fossero infine risuonate dall'altoparlante davanti alle porte.
I ragazzi pi giovani levarono un coro di strilli e gridolini quando i nefasti larvali cominciarono a cadere dal soffitto, a sbucare dalle fessure del pavimento, a spuntare da sotto i detriti per seguire quel richiamo allettante. Urla vere e proprie iniziarono un momento dopo, quando un pannello del pavimento si stacc di botto e un voracitor dall'aria proprio decrepita ne usc strisciando. La creatura era cos vetusta che doveva avere almeno due secoli, tutta legno scricchiolante e antichi meccanismi di ferro macchiati di sangue, tenuti insieme da fasci di carne simili a intestini, con lunghe braccia e dita filiformi; probabilmente si nascondeva l sotto ad agguantare studenti e altri nefasti sin da quando la scuola aveva aperto i battenti.
Si trovava vicino alla testa della fila, tra frotte di matricole. Tuttavia non ci fu bisogno di panico e fughe precipitose, perch il nefasto ignor tutto e tutti, punt i suoi dieci occhi sulla fila di altoparlanti appesi al soffitto, e si mise a strisciare in quella direzione a ritmo sostenuto. Forse avrebbe proseguito fin dentro il pozzo e dentro la scuola, solo che non ne ebbe l'opportunit, perch Orion corse come un razzo dalla sua postazione e gli balz addosso prima che arrivasse a met strada. Dopo si udirono altri strilli, ma solo da parte di alcuni ragazzi schizzati dal sangue; gli strilli in questione furono sovrastati dalle grida di un sacco di persone che indicavano a bocca aperta: dietro di me, le porte si erano socchiuse. Il primo, scintillante bagliore dell'incantesimo di passaggio si rovesci sui gradini come luce sul fondo di una piscina, accompagnato da un lieve crepitio statico e da sottili filamenti che si allungavano vorticanti sul pavimento come un nefasto spettrale affamato. Non potevo essere incazzata con Myrthe, non potevo; volevo girarmi e superare d'un balzo i cancelli pi di qualunque altra cosa al mondo. Premetti le mani sopra le orecchie e continuai a cantare la mia canzone silenziosa, concentrandomi sulla sensazione familiare che sentivo nella gola.
Liesel tuon: Gruppo uno!, ancor prima che le porte si aprissero del tutto, e i primi tre studenti, matricole della cerchia di Parigi, salirono di corsa i gradini tenendosi per mano e sparirono dalla mia vista. Tutti tirarono un piccolo sospiro di sollievo e si avvicinarono, ma tornarono a indietreggiare quando un kerberoi entr con un balzo dai cancelli - cosa ci facesse uno di quei mostri a Parigi vorrei proprio saperlo - con le teste che facevano schioccare le fauci all'impazzata. Quelle che si trovavano sui due lati tentarono di mordere, ma i loro denti scivolarono sugli incantesimi protettivi che gli alchimisti avevano predisposto, mentre la testa di mezzo e il resto del corpo pensavano soltanto a correre lungo il cavo e passare a tutta velocit da un altoparlante all'altro. Correva cos veloce che Orion non riusc a prenderlo in tempo; il kerberoi galopp dentro il pozzo e spar.
Ma non aveva importanza, perch stavano arrivando altri nefasti, a secchiate, per lo pi bagnati fradici e puzzolenti di acqua di fogna. Non puoi avere un punto d'induzione dove i profani possono vederlo; se ti scoprono, la cosa non funziona, perch la quantit di mana che la scuola dovrebbe usare per forzare l'apertura di un portale apposta per te sotto il naso di un incredulo profano sarebbe pazzesca. Ci porta ad avere punti d'induzione in luoghi scomodi e fuori mano, che a loro volta, come potete immaginare, sono circondati da nefasti famelici che non si azzardano ad attaccare un gruppo preparato di maghi adulti ma vogliono tanto entrare nella scuola.
Anche questo faceva parte del piano, naturalmente, solo che non mi ero resa conto di quanto fossi certa che per qualche motivo il piano non avrebbe funzionato fino a che non avevo visto con i miei occhi che funzionava. Un centinaio di nefasti, pi o meno, avevano gi varcato i cancelli quando Liesel grid: Gruppo due!, e il secondo gruppo - in realt composto da una sola matricola proveniente dall'entroterra australiano - si avvi al cancello.
Il ragazzo dovette letteralmente saltarci dentro, scavalcando una fiumana di ossa animate che non si erano fermate abbastanza a lungo da assemblarsi nuovamente in scheletri e quindi procedevano ticchettando ognuna per conto suo.
Nell'attimo stesso in cui lui attravers, fece irruzione un gigantesco dingo infestato da un nefasto spettrale, cos rapidamente che doveva trovarsi proprio sul punto d'induzione, probabilmente a fare la guardia, visto che aveva un collare vincolante intorno alla gola. Tattica piuttosto rischiosa per proteggersi dai nefasti: con tutto quel pelo caduto sino a esporre i vapori fosforescenti che aveva all'interno, il dingo non avrebbe potuto essere tenuto sotto controllo dalla sua famiglia per pi di tre anni al massimo. Ma era chiaro che i suoi padroni avevano avuto bisogno di aiuto: subito dopo di lui, un'orda di ragnimuscari punteggiati di rosso si rivers dentro la scuola, gli artigli ticchettanti sul pavimento di marmo mentre zampettavano frenetici lungo il cavo degli altoparlanti. Sulla strada superarono uno dei gatti-da-preda parigini e riuscirono a divorarlo senza neanche fermarsi, lasciando dietro di s un sacchetto peloso contenente solo ossa che qualche istante dopo venne schiacciato da una radriga, giunta a passi pesanti dopo il salto di ritorno a casa dei due ragazzi di Panama City.
Una quipe composta dai migliori studenti di Matematica aveva fissato l'ordine di partenza per ottimizzare il flusso di nefasti che entravano nella scuola. L'unica e sola volta in cui avevo chiesto che mi spiegassero i particolari, era saltata fuori una pila di grafici e tabelle incomprensibili, ma capii che l'idea generale era di tenere pi lontani possibile l'uno dall'altro i portali aperti, perci i turni saltabeccavano volutamente in giro per il mondo. Anche quello che avevano fatto gli artefici per tenere aperti i portali stava funzionando; i nefasti che chiaramente venivano dall'Australia continuarono ad affluire per quasi due minuti.
Tutto funzionava. L'intero piano. Mi sembrava di poter continuare a cantare senza sosta per settimane. Non sentivo pi nemmeno la musica differita al di sopra della fragorosa marea di nefasti che affluiva, ma il mana scorreva dentro di me e poi fuori, riversandosi nell'incantesimo. La canzone voleva essere un richiamo, Venite, venite, vi prego, c' un banchetto che vi attende, un invito allettante, ma io non volevo soltanto tenere aperta una porta ospitale. Volevo risucchiare dentro tutti i nefasti del mondo, e di proposito non cominciai a cantare altro, ma pi andavo avanti, pi quell'incantesimo che non potevo sentire sembrava suonare duro nella mia bocca, una pretesa inflessibile pi che un invito: Venite subito, venite tutti. Non saprei dire se le avessi cambiate, o se le parole fossero sparite del tutto, ma i nefasti stavano rispondendo eccome: ne giungevano sempre di pi, un'onda solida di corpi che dilagava all'interno della scuola. Orion non li combatteva nemmeno pi, si limitava a conficcare la spada a casaccio o lanciare attacchi nel mucchio dei mostri, e alcuni cadevano a terra morti. Gli altri continuavano a correre, seguendo il cavo degli altoparlanti e precipitandosi all'interno.
Cominciai a preoccuparmi della possibilit che tutti quei nefasti in entrata finissero per intralciare i ragazzi in uscita. Non potevo farci niente, potevo solo lanciare l'incantesimo di richiamo, per non ne ebbi bisogno: qualcun altro stava facendo qualcosa in proposito. Alfie aveva fatto uscire dalla fila tutti i diplomandi di Londra e li aveva presi con s. Unirono le mani e formarono un cerchio e, con loro che riversavano mana dentro di lui, Alfie lanci la sua evocazione di rifiuto, dandole la forma di uno stretto corridoio tra la parte anteriore della fila e i cancelli, che avrebbe lasciato passare i ragazzi e costretto i nefasti a spostarsi di lato.
Altri studenti cominciarono a uscire dalla fila per rinnovare gli incantesimi di protezione oppure aiutare i ragazzi pi esterni quando un nefasto tentava di accaparrarsi un boccone per il viaggio. Non lo avevamo pianificato, non ci eravamo esercitati su questa cosa. Non avevamo capito che sarebbe stata un problema. Per i nefasti erano cos tanti che alcuni di loro venivano spinti ai margini del flusso sempre crescente e andavano a sbattere contro la zona-file, tanto vicini che la squisitezza della giovane matricola oggi prevaleva sul banchetto interminabile domani. Ma a quel punto gli anziani uscivano dalla loro fila per dare una mano, respingendo i nefasti e ricacciandoli di nuovo nella fiumana; i pi giovani, invece, si curavano i graffi a vicenda e offrivano sorsi di pozioni a chiunque fosse ferito.
Anche Liesel cominci ad aumentare il ritmo: credo si fosse resa conto che attirare abbastanza nefasti non rappresentava un problema. Inizi a spedire via le matricole molto pi velocemente, facendole passare quasi senza sosta al grido: Andate! Andate!. La marea di nefasti in entrata non rallent minimamente, per la fila cominci a dissolversi. Zheng e Min salutarono con la mano me e Liu prima di saltare; forse due minuti dopo, Sudarat grid: El, El, grazie!, e pass con i ragazzi di Bangkok al secondo anno.
Sperai veramente che avessero abbandonato il punto d'induzione alla svelta, perch neanche un minuto dopo, un naga davvero gigantesco infil dentro la testa sibilante, o meglio la sua prima testa, subito seguita da altre due, prima di riuscire a introdurre a forza anche il resto del corpo. Le teste, dotate di larghe fauci, occupavano quasi tutto lo spazio tra pavimento e soffitto, mettendo a rischio il cavo degli altoparlanti. Ci furono molte urla: poteva benissimo essere stato lui a far scomparire la cerchia di Bangkok. Naga di quelle dimensioni sono senz'altro potenziali distruttori di cerchie, perch se non li fermi prima che penetrino le protezioni, una volta dentro cominceranno a dimenarsi e agitarsi selvaggiamente per fare a pezzi il luogo.
Cosa che questo mostro avrebbe sicuramente fatto qui se gliene avessimo dato mezza possibilit. Ero sul punto di rivolgere cenni frenetici a Liu perch passasse a una sezione strumentale - era stato il nostro piano se avessi dovuto fermarmi abbastanza a lungo da uccidere qualcosa di particolarmente orribile - ma prima che potessi farlo, Orion spicc un balzo e punt dritto alla bocca della testa di mezzo. Il naga si ferm e un attimo dopo lui, menando fendenti, si fece strada in un turbine fino alla base del collo, facendo spiacevolmente grandinare in ogni direzione brandelli ittici e ossa e icore. Tutte e tre le teste caddero in mezzo alla marea di altri nefasti che ancora continuavano a fluire e vi affondarono, per essere divorate in meno di un minuto.
Orion atterr nel flusso ribollente, continuando a scagliare intorno resti della creatura nel suo volteggiare, poi i nefasti si divisero per circondarlo mentre lui stava fermo l, con gli occhi scintillanti e senza nemmeno il fiatone, e si faceva scrocchiare il collo come se quello fosse stato un semplice riscaldamento. Orion mi lanci persino un rapido sorriso esasperante prima di rituffarsi nella mischia.
Cinque minuti dopo se ne era andata anche l'ultima matricola, e iniziammo con gli studenti del secondo anno. La massa dei nefasti aveva compresso a tal punto il tunnel di accesso di Alfie che ormai ci passava una sola persona alla volta, e a noi restavano solo quindici minuti, ragion per cui il ritmo di uscita era saltato e tutti correvano ai cancelli non appena giungevano in testa alla fila. Non conoscevo i ragazzi che stavano passando: erano un fiume di volti, persone con cui non avevo mai parlato, mai condiviso un'aula. Se anche negli anni prima di questo ero stata in preda a una tale disperazione da sedermi a un tavolo con loro, pi giovani di me, avevo di sicuro tenuto la testa bassa, perci non li ricordavo.
Alcuni mi guardarono via via che si avvicinavano alla testa della fila, tanto che vidi il mio riflesso sui loro volti: la luce verde oceano che baluginava intorno a me, il mana che risplendeva attraverso la mia pelle, che aveva assunto un colore bronzo dorato tranne l dove il mana sfuggiva - intorno agli occhi, alle unghie e alla bocca -, il che mi trasformava in una lampada sfavillante sul piedistallo della piattaforma. Abbassarono la testa, affrettandosi a passare, e io pensai alle parole di Orion: Le persone normali esistono, ma noi non lo siamo. Magari aveva ragione lui, ma non mi importava. Non conoscevo quei ragazzi normali, forse non li avrei mai conosciuti, ma ognuno di loro era una storia la cui triste conclusione non era stata ancora scritta. Al suo posto avevo inciso una sola riga di mia mano: E poi si diplomarono e uscirono dalla Scholomance.
Erano fuori, tantissimi ragazzi erano al sicuro fuori di qui, e tantissimi nefasti stavano ancora dilagando all'interno della scuola, nefasti che non sarebbero pi stati l fuori per uccidere. Li volevo ferocemente, li volevo sotto il mio controllo, e il mio desiderio dava ancora pi forza all'incantesimo. Il mana avrebbe dovuto scarseggiare, ormai: pi della met dei ragazzi del terzo anno erano gi passati, portando con s il loro mana. Eppure, anche se sentivo il flusso oscillare un po', primo segno del fatto che la corrente cominciava a perdere forza, una nuova ondata di mana ruppe gli argini. All'inizio non capivo cosa fosse, poi, attraverso le mie orecchie coperte, sentii gente urlare di terrore, e sollevai lo sguardo: la marea di nefasti aveva ormai invaso la scuola e i primi, di ritorno, si stavano schiantando contro la barricata.
Dovevo continuare a cantare, ma li guardavo arrivare, irrigidita per la paura: era troppo presto, dieci minuti troppo presto. All'inizio furono due o tre, poi dieci, ma in un istante divennero un solido muro di malvagit, fatto di mostri che si dibattevano, ruggendo, sibilando e colpendosi reciprocamente con gli artigli per la smania di arrivare a Orion, e a noi dopo di lui. Tutti gli studenti ancora nel salone cominciarono ad agitarsi, e se non fossero stati stretti in una fila, con la fiumana di nefasti che passavano sull'altro lato, avrebbero rotto le righe, ne sono sicura. Avevamo sperato, anzi pianificato, che Orion dovesse reggere la barricata solo per un paio di minuti, non di pi, ma avevamo ancora pi di un quarto della fila in attesa, e nessuno sarebbe riuscito a tenere lontano quella massa. Non era l'orda del diploma, era l'orda del diploma al cubo, inarrestabile, e lui ne sarebbe stato soffocato e travolto.
Solo che non and cos.
I nefasti della prima ondata lo attaccarono e morirono cos in fretta che non riuscii nemmeno a vedere come li uccideva. Stavo a guardare con gli occhi sbarrati per la disperazione, paralizzata e quasi agonizzante, preparandomi a fare... qualcosa, qualsiasi cosa, inferocita come quando avevo visto Nkoyo sull'altro lato delle porte della palestra. L'ondata successiva lo travolse, e un pugno di nefasti riusc a superarlo, ma solo di qualche passo; lui usc dalla massa di corpi che stavano gi crollando a terra, sempre illuminato da uno stupido ghigno di appagamento, e agguant per la coda sottile l'ultimo sherve in fuga, trascinandoselo dietro mentre ancora scalciava all'impazzata, prima di rituffarsi nel combattimento senza fermarsi neppure un attimo.
Il mana crebbe all'improvviso dentro di me; pi che un'onda, un oceano. Oddio sentii dire a Chloe. La sua voce sembrava strozzata, e quando mi voltai un secondo a guardarla, vidi che lei e Magnus e gli altri studenti anziani di New York stavano vacillando, e cos i loro alleati. Lo spartisci-potere che avevo al polso brillava di una luce vivida, come i loro, e tutti si aggrappavano a chi l intorno poteva volere un aiuto, lanciandogli letteralmente montagne di mana... il mana che Orion aveva ricominciato a versare nella riserva condivisa. I nefasti continuavano a morire in un modo tanto rapido da sembrare irreale, come se cadessero a pezzi non appena arrivavano da lui.
Non avevo mai creduto del tutto, anche dopo averlo sentito da Chloe, che gli studenti di New York avessero campato per tre lunghi anni sul mana fornito da Orion; non avevo compreso le sue lamentele su quanto fosse in riserva. Ma ora aveva fatto rifornimento, finalmente, e aveva abbastanza mana da condividerlo, e quel mana pioveva in quello che pareva un diluvio senza fine. Non aveva dato a vedere quanto grave fosse la situazione in realt, me ne resi conto in ritardo; aveva tirato avanti fino a quel momento con lo stretto indispensabile. Tutto ci che aveva fatto in quest'ultimo anno, lo aveva fatto affamato come io non ero mai stata neanche prima di mettere al polso lo spartisci-potere di Chloe. Aveva trascorso l'ultimo anno, l'anno in cui i tuoi poteri sbocciano davvero, senza il mana necessario per fare ci che sapeva fare.
E ora che finalmente lo aveva, pensavo di poter capire meglio quello che mi aveva detto, perch uccidere nefasti era un'azione che lui compiva senza il minimo sforzo. Non era intrappolato in una cupa, disperata lotta per la sua sopravvivenza n era costretto a contare ogni goccia di mana come un granello di sabbia in una clessidra. Ogni suo movimento, ogni elegante e letale fendente della sua spada urumi, ogni incantesimo che lanciava, ogni suo sforzo, tutto contribuiva - in cambio - ad alimentarlo, e guardandolo non si poteva evitare di avere l'impressione che facesse esattamente ci che era destinato a fare, qualcosa di cos perfettamente coerente con la sua natura da essere per lui semplice come respirare. D'un tratto aveva senso che ti piacesse, che fosse tutto quello che volevi fare, se esisteva qualcosa in cui eri cos bravo e che per di pi ti ricompensava con secchi su secchi di mana. Il tuo stesso organismo ti avrebbe insegnato a volerlo pi di ogni cosa... a volerlo cos tanto da dover imparare a desiderare qualcos'altro.
Orion non si volt di nuovo a guardarmi, anche se riemergeva tra un'ondata di uccisioni e l'altra; era troppo impegnato. Meglio cos, perch se si fosse voltato a guardarmi, lo avrei ricambiato con uno stupido sorriso. Ero felice, tanto felice, anche se mi ritrovavo inchiodata in questo salone con tutti i mostri del mondo che tentavano di attaccare me, attaccare Orion, perch in fin dei conti non era la disperazione a intralciarlo: era solo la goffaggine nell'imparare. Poteva desiderare altre cose. Io non ero l'unica cosa che avesse mai voluto; ero solo la prima cosa diversa che aveva desiderato.
I nefasti continuavano a dilagare, un mare di orrori, e mentre anche gli studenti anziani cominciavano a partire, creature ancora pi grandi cominciavano ad arrivare: questi erano i nefasti pi lontani dai portali, quelli che avevano colto il canto che li richiamava quando erano gi passati matricole e ragazzi del secondo anno, e adesso erano arrivati allo stesso punto d'induzione e stavano attraversando i cancelli. Alcuni di loro erano talmente mostruosi che si faceva fatica a guardarli: zjevarra ed eidolon, farmet e kaiden, creature da incubo che si nascondevano sotto le cerchie in attesa di un'occasione per divorare quello che gli si presentava. Ma anche quando entravano le creature pi contorte e disgustose, non c'erano pi grida n panico. Ormai erano rimasti solo i diplomandi, e noi stessi eravamo sopravvissuti a un incubo, eravamo quelli che avevano sofferto la Scholomance... gli ultimi che l'avrebbero mai sofferta. Non era pi soltanto un sogno; vedevo quella speranza realizzarsi a poco a poco nell'enorme numero di nefasti che arrivavano, e Orion faceva spazio per altri ancora quasi alla stessa velocit con cui io li facevo entrare.
Stavo cominciando a credere che avrebbe funzionato. Ma non volevo farlo; combattevo la speranza con la stessa ferocia con cui Orion combatteva i nefasti. Per non potevo evitarlo. Secondi preziosi continuavano a passare. Liesel aveva riportato minuti e secondi a mezz'aria con numeri di fuoco, cos che tutti potessimo vederli scorrere. Quando avessero raggiunto i due minuti, avrei smesso di cantare e sferrato l'ultimo colpo. Mancavano sette minuti e mezzo, mancavano sette minuti, e in quel momento Aadhya grid il mio nome: El!. Girai lo sguardo e la trovai: era quasi in testa alla fila che si muoveva in fretta. Mi sorrideva, il viso bagnato di pianto, e nello scintillio delle sue lacrime vidi che dopotutto non ero questo formidabile portento, ero solo io, solo El, e avrei voluto scendere e correre ad abbracciarla, ma potei soltanto sorriderle a mia volta da sopra la piattaforma. Mentre faceva gli ultimi passi avanti, mi indic e poi si port il palmo della mano al viso: Chiamami!. Il suo numero di telefono, quello di Liu, di Chloe e di Orion erano tutti scritti sul sottile segnalibro dei miei sutra. Io non avevo un telefono, e nemmeno la mamma lo aveva, per avevo promesso che avrei trovato il modo di chiamarla, se ce l'avessimo fatta...
Quella promessa era diversa, adesso. Se io ce l'avessi fatta. Aadhya sal gli ultimi gradini della pedana, varc le porte e fu... fuori. Lei era fuori, era al sicuro, ce l'aveva fatta.
Ora conoscevo tutti i volti di chi usciva. Ad alcuni non piacevo; Myrthe mi super tutta impettita senza guardare verso di me, il mento sollevato e le labbra strette, ma quando se ne and anche l'ultimo ragazzo che la precedeva e lei vide di fronte a s il portale ribollente, tutto il suo viso si contrasse in una smorfia, scoppi in singhiozzi e si precipit fuori sforzandosi di tenere gli occhi aperti. Ero felice, felice per lei, felice che anche lei ce l'avesse fatta. Mi ero persa la partenza di Khamis, di Jowani e di Cora; se ne erano gi andati. Nkoyo mi mand un bacio con entrambe le mani prima di salire correndo gli scalini e uscire. Non vidi Ibrahim, dovevo essermi persa la sua uscita, per vidi passare Yaakov, che si dondolava leggermente a testa china e indossava un bellissimo e ormai liso scialle da preghiera le cui frange splendevano di luce; le sue labbra si muovevano anche mentre camminava e quando mi pass davanti, alz gli occhi e io sentii un calore simile a quello prodotto dalla mano della mamma che mi accarezzava i capelli, riposante e tranquillizzante.
Toccava ai diplomandi di New York: Chloe agit freneticamente un braccio per attirare la mia attenzione e form cuori con le mani prima di attraversare; subito dietro di lei, Magnus mi mostr il pollice alzato, arrogante sino alla fine, ma non me ne import. Li avevo tirati fuori. Avrei tirato fuori tutti. Restava forse soltanto un centinaio di ragazzi nella fila... novanta... ottanta... nessuno che conoscessi, a parte Liesel, che stava diventando rauca, e Liu, che accanto a me continuava a suonare con sicurezza le note di accompagnamento che non potevo sentire, ma la cui vibrazione avvertivo nei piedi, e poi Alfie e Sarah e gli altri anziani di Londra, che sarebbero dovuti andare ormai. Sapevo che alla lotteria avevano pescato un numero pi alto di quelli di New York. Ma erano rimasti lo stesso, per aiutare Alfie a reggere la corsia di passaggio per tutti gli altri.
Non me lo sarei aspettato da loro, da ragazzi che appartenevano a una cerchia; erano stati educati a fare il contrario, ad andarsene. Ma erano anche stati educati secondo i valori della cerchia, no? Gli era stato raccontato, proprio come alla scuola stessa, che Manchester, Londra e i loro eroici alleati avevano costruito la Scholomance per generosit e premura, nel tentativo di salvare i figli di maghi di tutto il mondo; e forse, proprio come la scuola, avevano assimilato il concetto pi di quanto avrebbero voluto i loro genitori. O forse, se solo si dava a qualcuno una ragionevole opportunit di fare del bene, anche un ragazzo delle cerchie l'avrebbe colta.
Non conoscevo nessun altro, per ci stavamo avvicinando alla fine della fila e all'ultimo gruppo di studenti di una cerchia che sarebbe tornato in Argentina; alla lotteria avevano pescato i numeri pi bassi, ma non avevano alzato polveroni di alcun genere, pretendendo di essere spostati avanti o altro. E proprio perch loro non lo avevano fatto, neanche gli altri studenti delle cerchie pi sfortunate avevano potuto lamentarsi. Erano in quattro, e attraversarono velocemente in fila indiana, uno dopo l'altro; solo l'ultimo si ritrasse gridando - ed erano le prime grida che sentivo da un bel po' - mentre un fauciomaco varcava ondeggiando i cancelli.
Inutile chiedersi da dove venisse. Il ragazzo argentino che era appena uscito dal portale fu catturato: lottava e gridava, implorava aiuto, implorava piet, supplicava di essere liberato, in preda a un terrore tanto assoluto quanto familiare, ma il fauciomaco continu a inghiottire il suo corpo anche mentre superava il portale.
Dovevo aver smesso di cantare. Non credo che sarei riuscita a continuare. Il fauciomaco non era molto grande. Forse era addirittura pi piccolo dell'ultimo, del primo, dell'unico che avessi mai visto o toccato... quello che avrebbe vissuto dentro di me ogni minuto per il resto della mia vita. Questo aveva solo un grappolo di occhi, quasi tutti castani e neri, orlati di ciglia scure, orribilmente simili agli occhi del ragazzo che la creatura stava ingoiando, e alcuni di quegli occhi erano ancora abbastanza coscienti da essere colmi di terrore. Alcune bocche mandavano ancora un debole lamento, altre singhiozzavano o vomitavano.
Ma il fauciomaco sarebbe diventato pi grosso. Cattur altri tre nefasti ancor prima di essere entrato del tutto, li avvolse e li divor... ancor prima di aver terminato di inghiottire il ragazzo e nonostante il loro dibattersi; per tenerlo a distanza, loro non avevano gli scudi di protezione super degli appartenenti alle cerchie. E di l a poco anche il ragazzo sarebbe sparito, non appena avesse esaurito fino all'ultima goccia del proprio mana.
Tomas, Tomas! singhiozzava la ragazza argentina senza per tentare di aiutarlo. Nessuno si azzardava a toccare un fauciomaco. Nemmeno gli altri nefasti, nemmeno quelli pi stupidi e pi affamati, quasi percepissero cosa sarebbe accaduto se l'avessero fatto.
Sentii la bile risalirmi in gola. Liu stava ancora suonando; mi aveva lanciato un rapido sguardo inorridito, ma aveva continuato. Alfie stava sempre reggendo la corsia di passaggio, con gli altri studenti di Londra dietro di lui, anche se tutto quello che di sicuro volevano era scappare fuori dai cancelli, fuggire per qualcosa di pi delle loro vite, perch la cosa peggiore che faceva un fauciomaco era non ucciderti mai.
Avevo chiesto a tutti loro di aiutarmi e lo avevano fatto; avevo chiesto loro di essere coraggiosi, di fare la cosa giusta che avevano l'opportunit di fare. Non avevo il diritto di chiederlo a loro se io stessa non lo facevo. Quindi dovevo scendere dalla piattaforma e affrontare il fauciomaco. Dovevo, ma non ci riuscivo, se si esclude il piccolo particolare che oltre quel mostro, in fondo al salone e davanti alla barricata, vidi Orion voltare la testa. Se non fossi scesa io, sarebbe arrivato lui. Avrebbe abbandonato la barricata, lasciato che l'onda di marea dei nefasti si infilasse dietro di lui, e tutto per venire a prendere il fauciomaco e perch Tomas gridava e gridava in un crescendo di disperazione mentre i tentacoli del mostro cominciavano a risalire incuriositi lungo il suo petto, verso la bocca e gli occhi.
Scesi dalla piattaforma. Gli ultimi ragazzi in fila si divisero per lasciarmi passare, fissandomi mentre avanzavo, e il luccichio delle barriere alchemiche scivol come acqua sulla mia pelle. I nefasti continuavano a entrare dal portale, ma si stavano dividendo sino a formare un ampio cerchio intorno al fauciomaco, che si era fermato per una breve pausa digestiva e per tastare l'interno della enorme bruciatura che Pazienza si era lasciato dietro, quasi stesse valutando dove si sarebbe sentito a suo agio. Era una minuscola macchia d'inchiostro dentro quell'impronta gigantesca. Non poteva avere ancora molte vite dentro lo stomaco. Io avevo il mio scudo personale, il semplice e geniale incantesimo di protezione della mamma, regalato a chiunque al mondo lo volesse, e per farlo funzionare serviva solo il mana che avevi accumulato per conto tuo o quello liberamente offerto da un caro amico, e Orion stava gi riversando potere dentro di me, come una cascata.
Dovetti chiudere gli occhi per non guardare il fauciomaco, poi finsi che i cancelli fossero davanti a me, i cancelli e la mamma sull'altro lato, la mamma e tutto il mio futuro, che poi era vero, perch non potevo arrivare l fino a che non fossi passata attraverso questa ordalia, perch il dannato, orribile universo voleva che soffrissi. Quindi balzai dentro il mostro. Gi mentre la sua orrenda superficie, si chiudeva sopra di me, lanciai La Main de la Mort con tutta la mia rabbia e con il mana di mille nefasti, poi lo lanciai ancora, e ancora, e ancora, l'espressione contratta come il corpo intero, e non so quanto tempo pass, se un'eternit o pochi secondi o la mia vita dilatata all'infinito. Poi tutto fin, e Liu mi stava gridando: El! Attenta!.
Aprii gli occhi, inginocchiata sul bagnato, e mi girai appena in tempo per lanciare il mio incantesimo mortale un'altra volta, meccanicamente, dritto contro la horka bavosa che era entrata dal portale. Cadde morta sul colpo, e il suo cadavere mi scivol davanti lungo i gradini, viaggiando sull'orrendo fiotto putrescente che colava ancora dalla pelle traslucida del fauciomaco; e altri tre ragazzi stavano... stavano sollevando Tomas per farlo uscire dalla pozza di poltiglia. Parte delle sue gambe, l dove il fauciomaco lo aveva afferrato cominciando ad avvolgerlo, erano ridotte a carne viva e sanguinolenta, e lo spartisci-potere che aveva al polso crepitava; forse lo aveva sovraccaricato quando ne aveva estratto il mana per proteggersi. Sarah glielo sfil dal polso e lo gett via; il dispositivo svan in mezzo ai nefasti che affluivano e la piccola esplosione fu soffocata dai loro corpi.
Rimasi inginocchiata l a fissarli, tremante. Non riuscivo proprio a credere di averlo fatto, e non riuscivo proprio a credere che fosse finita, l'intero mondo era diventato irreale e sfocato ai miei occhi: i nefasti continuavano a passare e la musica di Liu a far risuonare la nostra canzone.
Alzati! mi stava urlando Liesel. Alzati, stupida!  ora! Mancano solo due minuti!
Funzion, e riuscii a rialzarmi pi o meno nello stesso momento del povero Tomas. Gli avevano dato un sorso di pozione, e sembrava molto tranquillo e imbambolato. L'ultima ragazza argentina gli aveva passato il braccio intorno alle spalle e lo stava aiutando a tenersi in equilibrio. Compresi a quel punto perch Liesel mi avesse urlato contro con tanta energia: Alfie aveva spostato la sua evocazione per proteggerci, per salvarci dall'essere travolti, ma ci significava che nessun altro poteva attraversare il portale. Stava cercando di riportare l'incantesimo al suo posto, opponendosi alla pressione esercitata dai nefasti che continuavano a entrare, e l'orologio stava per scandire il nostro ultimo minuto.
Per erano rimasti solo venti ragazzi. Non ripresi l'incantesimo di richiamo con Liu. Andai da Alfie, invece, e gli posai la mano sulla spalla, dopodich misi entrambe le mani sotto le sue per sostituirlo nell'evocazione; pian piano e facendo molta attenzione, lui si sfil. Ansim per il sollievo e per poco non cadde quando si stacc dall'incantesimo. Lo tenni saldamente, quindi vi spinsi dentro altro mana, quel mana che ruggiva incessante dentro di me, e ampliai l'evocazione, spingendo i nefasti da una parte per creare un arco fino ai cancelli.
Andate! esclamai, e gli studenti di Londra sparirono come gli altri della fila dietro di loro. Liesel scese con un salto dalla piattaforma e mi cacci in mano il mentefono: per un momento feci resistenza, che senso aveva senza pi nessuno, ma lei ci strinse le mie dita intorno con tanta decisione che rinunciai e lo presi, e poi spar anche lei.
La fila si era esaurita. Liu suon le ultime note, lasciando che si affievolissero in modo che l'incantesimo canoro si concludesse con grazia, quindi salt gi dalla piattaforma con il liuto e mi pass davanti di corsa, diretta al portale, senza sprecare tempo in addii. Mi don cos ogni secondo dell'unico, prezioso minuto che ci rimaneva, con la musica che ancora usciva dagli altoparlanti, prima che i nefasti si liberassero dall'incantesimo della trappola; allung soltanto una mano e mi sfior il braccio con la punta delle dita mentre volava verso l'uscita.
Tutto fin. Restavamo solo io e Orion... Orion che ancora combatteva all'imboccatura della barricata. I nefasti tentavano e ritentavano di entrare, di oltrepassarlo, ma lui li aveva arginati. Prima o poi la marea senza fine dei mostri lo avrebbe sopraffatto e soffocato, sarebbe successo persino a lui. Aveva gi accumulato ore - giorni, settimane - di combattimenti contro i nefasti; presto o tardi sarebbe crollato per pura e semplice stanchezza, per sete, per fame, per mancanza di sonno, e loro lo avrebbero preso. Ma non aveva bisogno di tenerli a bada per ore, per giorni, per settimane. Aveva solo bisogno di un minuto e ventisette secondi.
Orion! gli gridai, ma naturalmente non fece niente di tanto sensato come voltarsi a guardare, figurarsi arrivare di corsa; e allora, rivolgendo un pensiero per met irritato e per met riconoscente a Liesel, sollevai il mentefono e vi urlai dentro. Orion! Anche se stava combattendo, sobbalz e guard verso di me, poi accopp altri sei nefasti, lanci un incantesimo di scatto ai suoi piedi e si trasform in un'esplosione di velocit che lo port a fermarsi sbandando al mio fianco.
Attraversa il portale! dissi, ma lui non si disturb nemmeno a rispondermi di no e si volt mettendosi tra me e i nefasti che ormai dilagavano nel salone attraverso la barricata. Non vennero subito a cercarci. Dubito che qualcuno di loro avesse voglia di attaccare Orion, dopo gli ultimi quindici minuti di carneficina. Nel frattempo la musica si era interrotta e il banchetto promesso era svanito sotto il loro naso prima che potessero arrivarci. Per ora si stavano soltanto riversando nel salone perch non avevano un altro posto dove andare, con tutta la pressione repressa che avevano alle spalle.
Piantai bene i piedi sul pavimento e attaccai con l'incantesimo del supervulcano. Le prime linee di faglia spuntarono da sotto i miei piedi, correndo fino alle pareti come le righe coronali di un'esplosione solare, quindi lunghe linee curve presero a zigzagare dopo di loro. Quando l'intero pavimento ne fu coperto, le linee risalirono le pareti e attraversarono il soffitto, e per un attimo sentii tutto l'edificio nelle mie mani, lo sentii sottomettersi a me...
Cedeva al mio potere nello stesso modo in cui aveva ceduto il pavimento della palestra, il giorno in cui tutti gli studenti delle cerchie erano pronti a darsi battaglia. Si arrendeva... per offrirmi la possibilit di fermare il massacro. Di salvare altri bambini.
Non pensavo che mi sarei sentita dispiaciuta. Non mi ero neppure concessa di pensare che sarei arrivata a questo momento, quindi non avevo certo immaginato come sarebbe stato se ci fossi riuscita, ma anche se l'avessi fatto, non credo che avrei potuto immaginarmi una cosa del genere. Per un istante, per, fui davvero dispiaciuta: la Scholomance aveva fatto tutto quello che poteva per noi, aveva dato a noi, stronzi ingrati, tutto quello che aveva, come in quella tragica storia dell'albero generoso, e adesso eccomi qui, in procinto di abbatterlo, quell'albero. Mi fermai, ero tra le due parti dell'incantesimo, e anche se dovevo contrarre ogni muscolo indurito delle viscere perch il potenziale dell'incantesimo raccolto dentro di me non mi facesse volare via, riuscii a dire sottovoce: Grazie. Poi mi gettai oltre il punto di non ritorno.
Non avevo mai lanciato l'incantesimo completo, per ovvie ragioni. Non credo che torner a lanciarlo mai pi. Non appena mi ci tuffai dentro, capii che in realt non si trattava di un incantesimo per un supervulcano: quello era solo un esempio. Il suo scopo era la devastazione, la distruzione di un mondo. Avevo istintivamente sentito che avrebbe potuto funzionare per abbattere la scuola; ora sapevo che lo avrebbe fatto.
E lo sapevano anche i nefasti. Fu allora che ci vennero addosso... non per ucciderci ma per fuggire. L'incantesimo della trappola era svanito e gli ultimi portali si erano chiusi; nessuno di loro sarebbe passato dai cancelli. Ma l'intera scuola ne era piena fino all'orlo, ogni anfratto stracolmo, e tutti loro sentivano avvicinarsi la fine: la colonna di cenere e fuoco che si innalzava fino al loro cielo e la nube grigia che si allargava ne erano i messaggeri.
Ma Orion aveva spiegato di nuovo la sua spada urumi che ora aveva l'aspetto di una lunga frusta e stava tenendo sgombra la pedana che conduceva al portale; qualunque nefasto avesse cercato di posare pi di un arto sui gradini lui lo aveva ucciso, e ormai nessuno di loro voleva farsi avanti. I pi piccoli tentavano di sfrecciare ai lati, e lui li uccideva con guizzi cos rapidi che i miei occhi non riuscivano a coglierli. Intonai gli ultimi versi dell'incantesimo, e il pavimento cominci a sollevarsi sotto di noi. Sentii le pareti dividersi, le tubature esplodere in tutta la scuola, e avvertii il cupo gemito del pavimento che iniziava a staccarsi dalla pedana. Le giunzioni tutto intorno si aprivano, mostrando una sottile linea nera di vuoto.
I nefasti erano in preda al delirio: smisero di esitare, e Orion si ritrov a lottare con ferocia in ogni direzione, facendone strage: ali della notte e strilloni che ci piombavano addosso, ghaul ululanti all'aria, orrori spettrali che sussurravano frenetici.
Udii anche uno stridio metallico dietro di me: le porte stavano cominciando a richiudersi. I numeri fiammeggianti a mezz'aria segnavano il conto alla rovescia: ci restavano quarantuno secondi e sarebbe stato tempo di andare. Se anche qualche nefasto fosse fuggito adesso, dopo la nostra uscita, non avrebbe avuto importanza. Il lavoro era finito; ce l'avevamo fatta. Mi fermai volutamente sulla penultima sillaba e lasciai partire la magia. L'aria intorno a me si incresp, resa vibrante dall'incantesimo... non del tutto completo, ma quasi, tanto che si sarebbe potuto completare da solo in un altro momento. Scoppiai a ridere, trionfante, e lanciai l'evocazione di rifiuto intorno a noi, spingendola verso l'esterno e facendo cadere lontano i nefasti e mandando Orion a gambe all'aria lungo i gradini.
Lui barcoll sul gradino pi basso e fece scorrere uno sguardo feroce sui nefasti che erano appena finiti fuori dalla sua portata. Andiamo! gli gridai. Si volt e dal basso mi fiss con sguardo assente.
Poi l'intero pavimento oscill sotto di noi, e non fu per via del mio incantesimo. L'oceano di nefasti che ci circondavano si divise come il Mar Rosso, allontanandosi su entrambi i lati mentre una forma ciclopica, pi grande delle porte stesse, emergeva dal pozzo e si lanciava verso di noi, cos enorme che all'inizio faticai a riconoscervi un fauciomaco, gli occhi e le bocche, innumerevoli, cos minuscoli da essere solo puntini disseminati come stelle sulla sua mole. Tutti i nefasti che non riuscirono a togliersi di mezzo li consum senza nemmeno rallentare; si limit a rotolargli sopra, e per loro fu la fine.
Non era Pazienza; non era solo Pazienza. Era Pazienza pi Fermezza. Bruciati e ridotti alla fame, con il loro salone dei diplomi ripulito da cima a fondo, avevano finito per rivoltarsi l'uno contro l'altro. Si erano dati la caccia nel ventre buio della scuola - la scuola che di sicuro aveva deliberatamente aperto spazi per loro, attirandoli lontano dai cancelli per disinfestare il salone in vista della nostra fuga - fino a che uno aveva divorato l'altro e si era accomodato a digerire in silenzio e in pace il suo pasto enorme, un secolo di banchetti in un colpo, solo per risvegliarsi in preda al panico quando aveva sentito che la scuola cominciava a crollare.
La mia sensazione di trionfo svan, incenerita come l'estremit di un bastoncino d'incenso bruciato. Mi ero preparata a essere fiera di me, compiaciuta di me; ce l'avevo fatta, avevo salvato tutti, avevo liberato il mondo dai nefasti, avevo affrontato la mia pi grande paura e ne ero uscita. Ero pronta ad andarmene varcando la porta e a vantarmi con la mamma per quello che avevo fatto, ad attendere con grazia regale che il mio cavaliere dalla scintillante armatura venisse a ricevere dalle mie mani la sua ricompensa e la mia, e a intraprendere la nostra crociata per salvare ogni pezzetto ossidato di mondo che avesse ancora bisogno di essere lucidato.
In realt scoppiai a ridere istericamente, credo, non ne sono sicura; non mi sentii, per ebbi l'impressione che dalla mia gola risalisse una risata folle e spaventata. Era tutto cos esilarante che mai avrei immaginato di avere a che fare con qualcosa di simile. Non riuscivo a pronunciare una sola parola n a formulare un piano sensato. Pazienza si abbatt sull'evocazione di rifiuto come un'onda di marea che colpisce una diga, rovesciandovisi sopra con violenza e ricoprendoci completamente, gli occhi schiacciati contro la superficie che ci fissavano dall'alto, inespressivi. Torn a scivolare gi e ci attacc di nuovo: all'impatto, il mana rugg attraverso me, accecante. Non avrei potuto lanciare un incantesimo mortale anche se fossi stata in grado di fare qualunque cosa: stavo usando tutte le mie forze per mantenere attiva l'evocazione contro una mostruosit che non avrebbe mai accettato un no come risposta.
In quel momento Tesorina mise fuori la testa e mand uno squittio acuto, e io mi accorsi che... non dovevo farlo. Orion! urlai. Orion, forza! Era fermo l e fissava Pazienza attraverso la cupola luccicante dell'evocazione. Non attesi che mi rispondesse; lo avevo afferrato per un braccio gi mentre urlavo. Lo trascinai indietro con me sui gradini, verso le porte. Cigolavano un po', avevano appena iniziato a richiudersi lentamente. La fessura intorno alla base della pedana si stava allargando.
Pazienza sbatt di nuovo contro l'evocazione e, per poco, non caddi mentre una serie di pungenti luci a raggiera mi riempivano gli occhi. Quando mi si schiar la vista, ero aggrappata al braccio di Orion; non si era mosso. Evitai di parlare, lo strattonai e basta, trascinandolo indietro ancora di un passo.
Ma lui non toglieva gli occhi di dosso a Pazienza. Sul suo viso era apparsa una luce terribilmente feroce, la smania di uccidere che gli avevo gi visto. E non potevo biasimarlo: se qualcosa nell'universo meritava di essere ucciso, era quella creatura, quell'orribile, mostruosa creatura. Doveva morire. Intanto la fessura intorno alla base della pedana continuava ad allargarsi, ma un po' pi lentamente di quanto le porte si stessero chiudendo.
Nel grande schema delle cose non avrebbe avuto importanza se dieci o venti nefasti fossero riusciti a uscire, ma avrebbe avuto importanza se a uscire fosse stato Pazienza, se quel sacco di morte senza fine fosse fuggito, per continuare a masticare per sempre le ossa delle sue vittime e a trangugiarne chiss quante altre, inarrestabile ed eterno.
E tuttavia il nostro tempo stava terminando: i fiammeggianti numeri sospesi scandivano gli ultimi secondi. Non possiamo! gli gridai, e girandomi tesi una mano, il braccio rigido, per respingere ancora un altro colpo fragoroso di Pazienza. Inspirai e tornai a girarmi per trascinare Orion un gradino pi su, proprio sul limitare del portale, poi lasciai andare il suo braccio, gli presi il viso tra le mani e lo voltai perch mi guardasse. Orion! Andiamocene!
Lui mi fiss. I colori ribollenti del portale brillavano nei suoi occhi, gli chiazzavano la pelle. Si chin su di me come se volesse baciarmi. Vuoi un'altra ginocchiata? Perch te la do, sai! gli ringhiai contro, indignata.
Lui si ritrasse di scatto, e un colore pi normale gli afflu alle guance. I suoi occhi si rasserenarono per un istante; si volt a guardare Pazienza, poi rise... rise di una risata breve, e fu terribile. Si gir verso di me e disse: El, ti amo tantissimo.
Quindi mi spinse attraverso il portale.
...
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...
FINE.